Raffaele Bianco

MONICA PEROSINO - LaStampa
C’è stato un tempo in cui se chiedevi a uno straniero dove fosse Torino era tanto che sapesse che era una città italiana. Da qualche anno non è neanche più necessario spiegare che sta più o meno vicino a Milano. I riflettori olimpici si sono accesi e, dal 2006 a oggi, assicurano gli addetti ai lavori, la luce non ha smesso di illuminare la città.
Il dibattito sull’impatto – positivo e negativo – dei grandi eventi sull’economia delle città ospitanti è aperto e le opinioni sono spesso contrastanti. Su un punto sono tutti d’accordo: il principale beneficiario dei grandi eventi è il turismo. L’unico che può lasciare da parte querelle legali, polemiche ambientali e rischio abbandono dell’eredità dei Giochi.
L’eredità
Le Olimpiadi hanno dato prova di svolgere un ruolo significativo nell’influenzare le decisioni riguardo alle destinazioni dei movimenti turistici. In pochi anni la presenza di turisti in città è aumentata del 65%, la ricaduta economica dell’«indotto» – tra musei, trasporti, alberghi, ristoranti, shopping – è balzato da 20 milioni di euro l’anno del 2000 ai 162 milioni di euro attuali. Gli alberghi sono pieni, i voli da e per Caselle pure, i musei presi d’assalto.
E l’immagine di Torino è risalita, da quando gli italiani hanno scoperto che la città è molto bella. Una scoperta che, dopo, hanno fatto anche i torinesi. Anche se ancora oggi si stupiscono di trovare sul sito del colosso mondiale del turismo Last Minute pacchetti per visitare la «meravigliosa Torino».
La svolta
La svolta simbolica sono state le Olimpiadi. Anche se il cammino è iniziato ben prima del 2006. La ricetta è stata quella della rete: mettere insieme offerta culturale, ricettività, proposte e accoglienza. «Il processo si è iniziato già dal 1998 – spiega l’assessore comunale al Turismo Alessandro Altamura – con la creazione di Turismo Torino, e in tempi più recenti con l’unificazione delle Atl. Il circolo virtuoso e vincente è stato innescato dal recupero museale, dalla creazione delle infrastrutture, dal rafforzamento della rete di proposte che hanno messo in rete cultura, ricchezza paesaggistica, enogastronomia».
La fase di calo del 2007
Neppure il fisiologico calo post Giochi – dovuto alla saturazione d’immagine e alla diminuzione d’interesse – che si è abbattuto senza eccezioni su tutte le città ospiti è stato violento. «Anche gli alberghi hanno tenuto benissimo – spiega Maurizio Baldini, direttore di Federalberghi Torino -. Le Olimpiadi hanno fatto la differenza, ma non è stato l’unico fattore. La città è cambiata, ha cambiato tipo di economia. Una volta si veniva a Torino in prevalenza per affari, ora abbiamo cambiato clientela. Arrivano turisti “veri”».
Nonostante due chiusure eccellenti, il Turin e il Nazionale, il settore è fiorente: «Si aprono molti più alberghi di quanti se ne chiudano».
Il consolidamento
Se è vero che la tendenza era positiva già da qualche anno, i numeri fino al 2006 non erano clamorosi: «Le Olimpiadi hanno cambiato tutto – spiega Livio Besso Cordero, presidente di Turismo Torino – e ora Live Nation porterà grandi spettacoli, nomi internazionali della cultura, concerti che saranno il traino della reale riconversione della città, con un’attività consolidata e costante nel tempo. Il turismo leisure è uno dei pochi settori in cui vale veramente la pena investire. Torino non sarà mai una città solamente turistica, ma non è più solo industriale».
Gli ultimi dati registrano un aumento degli arrivi dei turisti, mentre le presenze sarebbero in calo: «È un segnale importante in un momento di crisi – aggiunge Besso Cordero -. I turisti continuano ad arrivare, ma invece di fermarsi quattro giorni si fermano due. Scelgono comunque di venire qui».
Il passaparola
Gli effetti positivi dell’esposizione mediatica hanno le gambe lunghe: «Dopo i Giochi – dice Marco Righetti, esperto di comunicazione turistica – si è iniziato un processo inesorabile: le persone che sono state qui per le Olimpiadi hanno iniziato a raccontare della bellezza della città, le immagini che scorrevano sugli schermi di mezzo mondo hanno incuriosito e stupito. Ora siamo arrivati al culmine: durante il ponte dell’Immacolata a Torino non si trovava una camera libera». Gli addetti ai lavori raccontano il cambiamento come un salto dal business al leisure, dal turismo d’affari al turismo di piacere: «Una volta gli alberghi ad agosto chiudevano e durante i weekend c’erano meno clienti che in settimana, ora è il contrario».
Il marchio Torino
Non serve essere grandi osservatori per vedere che qualcosa è cambiato, anche se sono i torinesi a essersene accorti per ultimi: «Intanto, ormai il marchio Torino – dice Marco Righetti – ha conquistato un posto di rilievo nel panorama internazionale».

DIEGO LONGHIN - Repubblica
«BORGIONE nell’Api? Una scelta incoerente». Così viene definito dal segretario regionale del Pd, Gianfranco Morgando, il trasloco dell’assessore all’Assistenza della giunta Chiamparino, Marco Borgione, nella formazione capeggiata da Rutelli. Nel giorno in cui la presidente della Regione Bresso presenta l’intesa con i Radicali, dove saranno candidati Bruno Mellano e Marco Cappato, Morgando attacca la decisione di Borgione. «Le ragioni di Borgione mi paiono ingenerose nei giudizi espressi e pretestuose», sottolinea il numero uno del Pd. Senza considerare che l’assessore, che lamenta la mancanza di pari dignità dell’area cattolico-democratica, comparirà nelle liste Api-Udc. «Borgione qualche mese fa era impegnato a sostenere la mozione di Bersani – aggiunge Morgando – gli stessi problemi sollevati non esistevano il 25 ottobre? Tutte le scelte meritano rispetto, ma per essere credibili sul piano politico richiedono linearità e coerenza con i percorsi che si seguono».

Oggi per il Pd è giornata di primarie a Venaria. Si sfideranno il sindaco uscente, Nicola Pollari (Pd), Vincenzo Russo, sempre Pd, Giulio Capozzolo (Sel), Giuseppe Catania (Idv). Urne aperte dalle 8 alle 20

A partire dal 9 febbraio e fino al 2 aprile il Comune di Grugliasco aprirà alcuni Sportelli Informativi presso i quali si potranno ritirare i moduli ed ottenere un aiuto nella compilazione per il Bonus gas, la misura di sostegno per le famiglie economicamente svantaggiate, relativamente alla spesa sostenuta per la fornitura di gas naturale.
Gli orari e i luoghi di apertura sono i seguenti: – Centro Civico Nello Farina, Via San Rocco n. 20,
Martedì dalle ore 10 alle ore 12 – Casetta Echirolles presso Giardini Ceresa, di Borgata Lesna,
Mercoledi dalle ore 10 alle ore 12 – Centro Civico Paradiso, Viale Radich, n. 6,
Venerdì dalle ore 10 alle ore 12 .
Si ricorda comunque, che la consegna delle suddette domande, debitamente compilate, dovrà essere effettuata, esclusivamente presso lo Sportello alla Città di piazza 66 Martiri 2, previo appuntamento, al numero 0114013000 – 800 899877.
Per le domande presentate entro il 30 aprile 2010, in caso di ammissione alla compensazione, questa verrà riconosciuta retroattivamente al 1° gennaio 2009. Per maggiori informazioni è possibile contattare il Servizio Welfare, in piazza Matteotti 40, al n. 0114013336, oppure visitare i siti www.autorita.energia.it, www.bonusenergia.anci.it, www.sgate.anci.it, www.comune.grugliasco.to.it, oppure chiamare il call center al numero verde 800 166654 (ore 8-18, lunedì-venerdì).

Ammontano a 11,7 milioni di euro le nuove risorse che la Regione destina al sostegno al reddito delle lavoratrici e dei lavoratori disoccupati o sospesi nel corso del 2009. Dal 1° febbraio al 30 aprile potranno presentare le domande per ottenere il sussidio di 2.500 euro, che sarà erogato in un’unica soluzione. Come ha precisato illustrando l’iniziativa l’assessore del Comune di Grugliasco al lavoro, Anna Maria Cuntrò, potrà beneficiare del sostegno economico chi tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2009 si è trovato nelle seguenti condizioni:
-in cassa integrazione ordinaria, straordinaria o in deroga ha maturato almeno 180 giorni solari di sospensione dal lavoro, ovvero 129 lavorativi o 1.032 ore di lavoro;
-ha percepito indennità per mobilità anche in deroga oppure indennità per disoccupazione ordinaria o speciale per l’edilizia.
-Inoltre, occorre essere residenti o domiciliati in Piemonte, provenire da imprese ubicate in Piemonte, avere un indicatore Isee relativo al 2008 (ricalcolato per tenere conto dei cambiamenti più recenti) non superiore a 13.000 euro.
Moduli e informazioni si possono reperire all’indirizzo:
www.agenziapiemontelavoro.net e presso i Centri provinciali per l’impiego.
Per informazioni è attivo il numero verde 800.124.345.
L’APL comunicherà l’esito delle domande con un messaggio di posta elettronica, un sms sul cellulare o l’invio di una lettera. Il sussidio sarà erogato agli aventi diritto con bonifico sul conto corrente. Grazie alla collaborazione con Unicredit Banca sarà possibile percepire il contributo anche con carta di credito prepagata Genius Card, che potrà essere ritirata presso l’agenzia della banca indicata via e-mail o sms.
Il testo del nuovo bando è scaricabile all’indirizzo:
www.regione.piemonte.it/cms/home/diario/il-testo-del-nuovo-bando/download.html

ROBERTO TRAVAN - LaStampa


Contrordine compagni. Sulle centrali che bruciano legno cippato per produrre calore squilla la tromba della ritirata. O quasi. A suonarla adesso sono un po’ tutti: Regione, Provincia, Comunità montane, chi più ne ha, più ne metta. La nuova parola d’ordine è: «cogenerazione», cioè centrali in grado di produrre elettricità e calore.


L’uovo di Colombo, insomma. A sostenerlo da tempo è Lido Riba, presidente dell’Uncem, l’associazione che raccoglie i Comuni e le Comunità montane.


Dice: «Non ha più senso costruire impianti che producono solo calore». I dati che snocciola sono eloquenti: «Un chilowatt di energia prodotto vale cinque volte quello destinato al solo riscaldamento. Meglio produrla e rivenderla, no?» Conclusione che non fa una grinza, per carità.


Con le centrali di nuova generazione infatti, da 280 kg di legno è possibile generare 200 Kw di energia e 400Kw di calore, per una buona metà sfruttabile anche per riscaldare. E i conti sono presto fatti: 0.28 euro per un Kw di energia, 0.02 per uno di calore. «Le nuove centrali potrebbero finalmente sbloccare la «filiera del legno» afferma Riba «fondamentale per rilanciare l’economia delle nostre montagne». Il vero nodo, in fondo, è proprio questo: il legname prodotto in Italia è troppo costoso, meglio importarlo dai Paesi dell’Est dove costa la metà. «Pensare – dice Riba – che una regione come la nostra vanta il maggior patrimonio boschivo della Penisola ma solo il 25% viene utilizzato. Il resto marcisce». Incredibile davvero, per non dire di peggio. Le nuove centrali, però, potrebbero finalmente dare la risposta giusta a questo problema. «Rivendendo l’energia elettrica prodotta – dice Riba – il legno cippato potrebbe essere acquistato a prezzi superiori di quelli attuali. Intorno agli otto euro al quintale ci sarebbero margini sufficienti per ammortare costi di produzione e soddisfare i proprietari, oggi poco incentivarti a cedere la materia prima». Ma le sorprese non sono finite. L’Uncem in uno studio fatto con l’Ipla (la Società pubblica che affianca la Regione nello studio delle politiche forestali, ambientali ed energetiche) ha calcolato che ogni 30 Kw di potenza prodotta (quella all’incirca necessaria per alimentare dieci famiglie), si potrebbe creare un posto di lavoro nell’indotto della «filiera legno-energia».


Se poi si considera il patrimonio boschivo piemontese nel suo complesso, i numeri che emergono sono strabilianti: le risorse potrebbe alimentare una produzione di circa 150 Megawatt, creando 5000 nuovi posti di lavoro. Tutto così semplice? «No, affatto – conclude il presidente dell’Uncem – agli investimenti è necessario affiancare un maggior coordinamento tra tutti i soggetti che lavorano sul territorio proprio per evitare la polverizzazione delle risorse». Sinergie, insomma. Affermazione condivisa dall’assessore regionale all’agricoltura, Mino Taricco che nel 2009 ha varato proprio la legge regionale che ha definito i ruoli e le competenze delle Province e delle Comunità montane in materia forestale. Dice Taricco: «O si punta sulla produzione dell’energia sostenendo le risorse del territorio, oppure è meglio lasciar perdere». E aggiunge: «Finanzieremo i nuovi interventi solo quando saremo in grado di valutare con esattezza la sostenibilità e i margini economici dei nuovi interventi. Non prima». Prudenza, insomma. Anche per l’assessore provinciale all’agricoltura e alla montagna Marco Balagna la scommessa è nelle nuove centrali di cogenerazione. «Evitando gli errori del recente passato, però: senza una filiera del legno solida, è inutile partire» dice. Quindi? «Sarà necessario lavorare con le Comunità montane per creare Consorzi forestali che diano certezza sugli approvvigionamenti. Ma anche sulla certificazione della filiera».

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C’E’ UN’ACCADEMIA PER DIVENTARE EQUILIBRISTI, GIOCOLIERI O TRAPEZISTI, CON UN CORSO GRATUITO DI DUE ANNI. E’ LA SCUOLA INTERNAZIONALE DI CIRCO DI GRUGLIASCO, ALLE PORTE DI TORINO.


ANTONIO SALVATI - La Stampa


Si tocca la spalla e con un sorriso dice: «Questa catena pesa un po’». Roberto Battaglia ha 40 anni e uno spirito da fare invidia: da dieci anni combatte contro le banche, gli usurai, gli estorsori del clan dei Casalesi e un sistema giudiziario che neanche Kafka sarebbe in grado di descrivere. Eppure non è vinto. Anche se martedì verranno vendute all’asta la sua casa, quella della sorella e la sua azienda agricola. Per questo ieri si è incatenato davanti alla Prefettura di Caserta.


I creditori, banche soprattutto, si sono rivolti a un giudice per vedere onorato un loro sacrosanto diritto. Battaglia aveva chiesto tempo: qualche anno fa avuto il coraggio di denunciare e fare arrestare gli esattori della camorra (uno di questi è Luigi Schiavone, cugino del capo dei Casalesi Francesco Schiavone detto «Sandokan») e per questo ha avuto accesso ad un prestito, 600mila euro circa, garantito dal Commissariato nazionale antiracket. La notizia della concessione di quel mutuo gli è arrivata il 24 dicembre, in tempo per festeggiare. Tre, quattro mesi e i soldi sarebbero stati materialmente disponibili. Ma è proprio questo che gli viene negato, il tempo. Il giudice esecutore del tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha respinto due giorni fa la richiesta di una dilazione.


Un rifiuto provvisorio però, visto che l’udienza per la decisione definitiva è stata fissata per l’8 aprile prossimo. Sì, proprio così. Due mesi dopo la vendita dei beni all’asta. «E nel caso il giudice sospendesse la procedura, sarà difficile recuperare i beni acquistati da un terzo in buona fede», spiega l’avvocato Gianluca Giordano che assiste l’imprenditore. Questa è la situazione: da una parte lo Stato che lo ha difeso e ha arrestato i suoi aguzzini («Per me l’Arma dei carabinieri è una seconda famiglia», dice), dall’altra lo Stato che venderà i suoi beni per soddisfare i creditori. In mezzo c’è lui che non si rassegna: «Ho fiducia nella giustizia, anzi incoraggio tutti gli imprenditori vittime di usurai e estorsori a denunciare subito le angherie subite. – dice – Il modello Caserta? Funziona davvero, Maroni è stato davvero bravo. Però se mi tolgono tutto, i soldi allo Stato come li restituisco? Per questo mi sono appellato anche a Berlusconi, un imprenditore come me». «Il mutuo a Battaglia è stato già riconosciuto – spiega il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano – Si è ora in attesa del piano di impiego di questa somma che è un presupposto perché possa essere erogata».


Ma qui c’è un altro intoppo. La lista dei creditori non è stata ancora stilata perché tra quei crediti ce n’è uno che non è veritiero. O almeno questo è quello che ha stabilito un perito della procura. «Una fideiussione bancaria – rivela l’avvocato Giordano – per circa 150mila euro che riporta una firma falsa di Battaglia. Lo abbiamo detto al giudice ma non ci ha ascoltato». Un giallo dunque. «Ogni istituzione ha la sua parte da recitare – conclude Mantovano – se il Governo intervenisse l’autorità giudiziaria protesterebbe». Ma la storia di questo uomo testardo non è finita qui: due mesi fa Battaglia è stato avvicinato da un emissario della camorra che gli ha chiesto del denaro offrendosi di bloccare l’asta dei suoi beni. «Se ci dai il 10% del valore degli immobili noi non facciamo avvicinare nessuno» avrebbe detto. Lui non ha abboccato ed ha denunciato tutto ai carabinieri. Ieri sul tardi l’imprenditore-coraggio ha lasciato il suo presidio. «L’ho fatto perché dalla Prefettura – spiega – mi è stato chiesto un atto di fiducia verso le istituzioni. Così sono andato via». Ma lei ci crede ancora? «Sì – risponde – lo Stato per me merita ancora fiducia».

Premier Impedito

febbraio 4th, 2010

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Da ieri, il premier, è ufficialmente impedito!

Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo qui a parlare in diretta televisiva del legittimo impedimento e dobbiamo chiederci quanti dei cittadini che stanno ascoltando sappiano cosa sia questo famoso legittimo impedimento. Del resto, dobbiamo confessare che anche molti di noi, prima di questa discussione, ne avevano una conoscenza vaga. Quindi, dobbiamo spiegarci davanti ai cittadini. Cosa è questa legge e cosa vuole dire? Questa legge vuol dire che fino ad oggi un Presidente del Consiglio e un Ministro imputato, che non si fossero presentati in tribunale ad un processo, dovevano, per così dire, portare una giustificazione valida. Da domani la giustificazione il Presidente del Consiglio e i Ministri se la faranno da soli e potranno non andare mai in tribunale. Perché? Perché fanno un lavoro importante, hanno molte cose da fare e hanno bisogno di stare sereni. Così si è detto e si è scritto. Ci vadano gli altri in tribunale, quelli che possono consentirsi un po’ di nervoso (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Questo è il concetto di fondo. Ma perché mai va approvata subito subito questa legge? Perché non si parla di processi per dire dei processi in generale, ma si parla dei processi per dire di quei processi lì, quelli che sono in corso adesso e che bisogna scantonare.

Ci si può chiedere: è possibile fare leggi del genere? Non c’è la Costituzione? C’è. La Corte costituzionale potrà non approvare questa legge, ma c’è bisogno di tempo – almeno qualche mese – perché la Corte decida e così parte subito questa scialuppa, poi questa verrà caricata su un bastimento, una legge costituzionale in grado di reggere il giudizio della Corte e, se non ci sarà una coincidenza fra scialuppa e bastimento, è pronto un barcone che si chiama «processo breve» per ovviare alla bisogna (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Processo breve; anche questo bisogna spiegarlo, perché immagino che qualcuno che ci guarda si chieda: ma perché, c’è forse qualcuno lo vuole lungo il processo? E che cosa vuol dire discutere di «salva processi», e che cosa vuol dire «lodo Alfano 1» e «lodo Alfano 2», e cosa è mai un’ipotetica legge «salva pentiti»?

Credo che la gente del merito ci capisca poco, ma abbia compreso l’essenziale: sono tutte cose complicate che hanno dentro una cosa semplice che capiamo tutti: c’è di mezzo Berlusconi, un Presidente del Consiglio che non vuole farsi giudicare e tiene ferma su questo punto l’Italia (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).

Il Paese è incagliato. Viene sospinto per quella ragione ad un confronto aspro ed estenuante fra Governo e magistratura, un confronto che viene fatto tracimare strumentalmente in una folle guerra fra politica e giustizia, fino a intaccare i pilastri del nostro sistema costituzionale.

Vi chiedo una cosa: è ora che prendiate atto che grande parte del Paese che governate – voi tutti, Lega compresa – non è disposta a chiamare riforme delle norme che cambiano le regole in corso d’opera, a partita in corso, a processi in corso (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).

Si tratta di norme che non hanno carattere di generalità e di astrattezza, se non in modo ipocrita e fittizio, norme che oscurano il principio di uguaglianza e, mentre tutti invocano una giustizia più efficiente e moderna, le scorciatoie per uno o per pochi suscitano in tanti repulsione e indignazione e creano un solco e un’incrinatura non componibile non solo fra le forze politiche, ma nella coscienza del Paese, un Paese che peraltro ha in testa ben altre priorità.

Allora, se governate per tutto il Paese, Lega compresa, dovete prendere atto di questo e preoccuparvi di fermare questa corsa dissennata di cui il fatto di oggi è solo il primo passo. Stiamo parlando di legittimo impedimento come di un ponte, si è detto, verso un «lodo Alfano 2», ma l’impegno in questa mirabile propria opera di ingegneria, questo ponte, non ci esenterà dal dover discutere del cosiddetto «processo breve» che non rimuovete – lo ricordo al collega Casini – che non abbandonate e che avete orgogliosamente rivendicato.

Si tratta di norme che sfidano un elementare senso di giustizia che fanno dire a chiunque: finché non ci sono regole nuove per tutti, si va tutti con regole vecchie (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori), norme che distruggerebbero migliaia di processi che sono in corso. Come si fa, per salvare uno solo, fare un’amnistia per tutti i colletti bianchi, dare uno schiaffo all’esigenza di giustizia di tante vittime del reato (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)?

Allora, vi dico così: se farete questo e se chiamerete tutto questo «riforme», allungherete ancora questa eterna transizione che ci impedisce da vent’anni di avere una politica normale. Se aveste, invece, la forza di rinunciare a tutto questo, potrebbe esserci una svolta. Questa, all’essenziale, è la vostra responsabilità.

Il Presidente del Consiglio, a questo punto della sua quindicennale vicenda politica, potrebbe compiere un atto di responsabilità: mettere davanti a sé l’Italia (dirci: «prima di tutto l’Italia»), affrontare a viso aperto la sua situazione, fruendo dell’attuale quadro di garanzia, che vale per tutti i cittadini, per i tanti che percorrono le strade tortuose e lunghe della giustizia, magari pensando di aver avuto un torto, così come – cara Lega – fanno tutti i nostri amministratori e tutti i nostri governanti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

Non perché noi pensiamo di non avere il peccato originale, non perché pensiamo di essere perfetti,ma perché pensiamo di essere corretti e mettiamo le regole davanti al consenso anche dove lo abbiamo. E si informi meglio Cota: il Presidente degli Stati Uniti – sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti – 9 giudici a 0 sul caso Clinton – non ha diritto a nessun legittimo impedimento per essere giudicato (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).

Noi non udremo quelle parole da statista, non le udremo, non udremo uno statista che dice: «Io affronto a viso aperto da cittadino i miei problemi e voi, intanto, in Parlamento fate le riforme per tutti e lì dentro risolvete le cose che vanno risolte anche nei rapporti tra magistratura, politica e Governo». Noi sentiremo la solita musica e ci direte: «Ma che regole e regole, abbiamo il consenso e fateci governare». Ma chi vi ha impedito di governare? In nove anni, voi avete governato per sette: in che cosa è migliorata l’Italia? Chi vi impedisce di governare adesso la crisi? Da quando voi avete detto che la crisi non c’è, è psicologica e ce l’abbiamo alle spalle, noi abbiamo – vi informo – 700 mila disoccupati più, un milione di persone sotto ammortizzatori, migliaia di piccole imprese che chiudono (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).

Allora, vi dico: volete darcela – dopo 20 mesi che ve la chiediamo – l’occasione di fare una discussione in diretta televisiva sui problemi reali degli italiani? Ce la volete dare questa occasione o volete farci sempre parlare di queste leggi che noi rifiutiamo e per le quali voteremo contro (Prolungati applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori – Congratulazioni – Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)?

servi dei Servi

gennaio 30th, 2010




«Conosco bene il modo con cui Berlusconi chiede ai suoi legali di fare le leggi ad personam, perché fino a pochi anni fa lo chiedeva a me. E, contrariamente a quello che sostiene in pubblico, con i suoi avvocati non ha alcun problema a dire che sono leggi per lui. Per questo oggi lo affermo con piena cognizione di causa: quelle che stanno facendo sono norme ad personam».


Carlo Taormina, 70 anni, è stato uno dei legali di punta del Cavaliere fino al 2008, quando ha mollato il premier e il suo giro – uscendo anche dal Parlamento – a seguito di quella che lui ora chiama «una crisi morale». Ormai libero da vincoli politici, in questa intervista a Piovonorane dice quello che pensa e che sa su Berlusconi e le sue leggi.


Avvocato, qual è il suo parere sulle due norme che il premier sta facendo passare in questi giorni, il processo breve e il legittimo impedimento?


«La correggo: le norme che gli servono per completare il suo disegno sono tre. Lei ha dimenticato il Lodo Alfano Bis, da approvare come legge costituzionale, che è fondamentale».

Mi spieghi meglio.
«Iniziamo dal processo breve: si tratta solo di un ballon d’essai, di una minaccia che Berlusconi usa per ottenere il legittimo impedimento. Il processo breve è stato approvato al Senato ma scommetterei che alla Camera non lo calendarizzeranno neanche, insomma finirà in un cassetto».

E perché?
«Perché il processo breve gli serve solo per alzare il prezzo della trattativa. A un certo punto rinuncerà al processo breve per avere in cambio il legittimo impedimento, cioè la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi e di ottenere continui rinvii. Guardi, la trattativa è già in corso e l’Udc, ad esempio, ha detto che se lui rinuncia al processo breve, vota a favore del legittimo impedimentoı».

E poi che succede? Che c’entra il Lodo Alfano bis?
«Vede, la legge sul legittimo impedimento è palesemente incostituzionale, e quindi la Consulta la boccerà. Però intanto resterà in vigore per almeno un anno e mezzo: appunto fino alla bocciatura della Corte Costituzionale. E Berlusconi nel frattempo farà passare il Lodo Alfano bis, come legge costituzionale, quindi intoccabile dalla Consulta».

Mi faccia capire: Berlusconi sta facendo una legge – il legittimo impedimento -che già sa essere incostituzionale?
«Esatto. Non può essere costituzionale una legge in cui il presupposto dell’impedimento è una carica, in questo caso quella di presidente del consiglio. Non esiste proprio. L’impedimento per cui si può rinviare un’udienza è un impegno di quel giorno o di quei giorni, non una carica. Ad esempio, quando io avevo incarichi di governo, molte udienze a cui dovevo partecipare si facevano di sabato, che problema c’è? E si possono tenere udienze anche di domenica. Chiunque, quale che sia la sua carica, ha almeno un pomeriggio libero a settimana. Invece di andare a vedere il Milan, Berlusconi potrebbe andare alle sue udienze. E poi, seguendo la logica di questa legge, la pratica di ottenere rinvii potrebbe estendersi quasi all’infinito. Perché mai un sindaco, ad esempio, dovrebbe accettare di essere processato? Forse che per la sua città i suoi impegni istituzionali sono meno importanti? E così via. Insomma questa legge non sta in piedi, è destinata a una bocciatura alla Consulta. E Berlusconi lo sa, ma intanto la fa passare e la usa per un po’ di tempo, fino a che appunto non passa il Lodo Alfano bis, con cui si sistema definitivamente».

Come fa a esserne così certo?
«Ho lavorato per anni per Berlusconi, conosco le sue strategie. Quando ero il suo consulente legale e mi chiedeva di scrivergli delle leggi che lo proteggessero dai magistrati, non faceva certo mistero del loro scopo ad personam. E io gliele scrivevo anche meglio di quanto facciano adesso Ghedini e Pecorella».

Tipo?
«Quella sulla legittima suspicione, mi pare fossimo nel 2002. Gli serviva per spostare i suoi processi da Milano a Roma. Lui ce la chiese apertamente e noi, fedeli esecutori della volontà del principe, ci siamo messi a scriverla. E abbiamo anche fatto un bel lavoretto, devo dire: sembrava tutto a posto. Poi una sera di fine ottobre, verso le 11, arrivò una telefonata di Ciampi».

Che all’epoca era Presidente della Repubblica.
«Esatto. E Ciampi chiese una modifica».

Quindi?
«Quindi io dissi a Berlusconi che con quella modifica non sarebbe servita più a niente. Lui ci pensò un po’ e poi rispose: “Intanto facciamola così, poi si vede”. Avevo ragione io: infatti la legge passò con quelle modifiche e non gli servì a niente».

Pentito?
«Guardi, la mia esperienza al Parlamento e al governo è stata interessantissima, direi quasi dal punto di vista scientifico. Ma molte cose che ho fatto in quel periodo non le rifarei più. Non ho imbarazzo a dire che ho vissuto una crisi morale, culminata quando ho visto come si stava strutturando l’entourage più ristretto del Cavaliere.

A chi si riferisce?
«A Cicchitto, a Bondi, a Denis Verdini, ma anche a Ghedini e Pecorella. Personaggi che hanno preso il sopravvento e che condizionano pesantemente il premier. E l’hanno portato a marginalizzare – a far fuori politicamente – persone come Martino, Pisanu e Pera. E adesso stanno lavorando su Schifani».

Prego?
«Sì, il prossimo che faranno fuori è Schifani. Al termine della legislatura farà la fine di Pera e Pisanu».

Ma mancano ancora tre anni e mezzo alla fine della legislatura…
«Non credo proprio. Penso che appena sistemate le sue questioni personali, diciamo nel 2011, Berlusconi andrà alle elezioni anticipate».

E perché?
«Perché gli conviene farlo finché l’opposizione è così debole, se non inesistente. Così vince un’altra volta e può aspettare serenamente che scada il mandato di Napolitano, fra tre anni, e prendere il suo posto».

Aiuto: mi sta dicendo che avremo Berlusconi fino al 2020?
«E’ quello a cui punta. E in assenza di un’opposizione forte può arrivarci tranquillamente. L’unica variabile che può intralciare questo disegno, più che il Pd, mi pare che sia il centro, cioè il lavorio tra Casini e Rutelli. Ma se questo lavorio funzionerà o no, lo vedremo solo dopo le regionali».

Povero me, cittadino che non capisce. Se c’è una cosa che al «povero cittadino» può creare uno stato di insofferenza latente, col rischio che via via muti in un vero e proprio male fisico, è quando nel bel mezzo di un conflitto fra due forze politiche che, pur nel conflitto, entrambe tendono allo stesso scopo, non si riesca a trovare una soluzione. Mi riferisco al «processo breve». Tutti lo vogliono breve, ma non si capisce quanto breve dev’essere, affinché la sua lunghezza possa soddisfare sia la destra che la sinistra. Dopo l’approvazione al Senato, Bersani dice che è stata la cosa peggiore che la destra abbia fatto, perché distrugge migliaia di processi per salvare quello di Berlusconi. Ma sarà vero che Berlusconi, pur di salvarsi da una eventuale condanna, getterebbe nello sconforto migliaia di persone che di punto in bianco si sentirebbero dire: «Mi dispiace il suo processo decade per scadenza dei termini?...». Con in più il risultato che mentre da una parte si renderebbe impunito colui che ha truffato, dall’altra invece, rimarrebbe l’amarezza di uno Stato che non ti difende?


Può anche darsi che a seguito di un accanimento giudiziario a cui è sottoposto il Presidente del consiglio, il quale essendo anche animato da uno spirito di vendetta, del tutto comprensibile direi, egli abbia da questa, preso lo spunto per mettere al vaglio una legge che già dal titolo, a detta dei detrattori, si preannuncia sbagliata. Ma se tutti lo vogliono breve il processo, mi domando io «povero cittadino che non capisce», allora dov’è lo sbaglio?... La verità è un’altra. È che i processi non devono essere né brevi né lunghi. Devono essere GIUSTI. E qui purtroppo, scatta l’eterno inghippo dal quale non si riesce a venirne fuori. L’esperienza mi insegna che non è facile essere giusti. E a guardare dalla lunghezza dei processi italiani, io credo che il nostro, sia il Paese più ingiusto del pianeta. Una specie di piaga, quella della giustizia lenta, da cui dipendono tutte le malattie del mondo. La crisi economica, il terrorismo, la N’drangheta, la mafia, la droga, la disonestà radicata ormai in tutti i settori, dalla quale scaturiscono il bullismo nelle scuole, il sovrappeso, l’Aids, il diabete e il Cancro.


Qualcuno forse non sa, che per essere giusti bisogna prima di tutto essere buoni. E la prima regola per essere buoni, è quella di comprendere che tutti possiamo sbagliare. Naturalmente ciò non significa che chi persiste nello sbaglio non debba pagare. Assolutamente no. Ma chi sono quelli che non sbagliano? Si chiede il «povero cittadino». Non sapendo forse, che il primo a sbagliare è proprio lui. Subito pronto a dare il voto a questo o quel partito, senza chiedersi se il Leader, di destra o di sinistra, avrà la sana capacità di non sottovalutare quelli che non l’hanno votato. Sentimento essenziale per governare democraticamente, sapendo che non si può non tener conto che c’è un opposizione. Ma lo sbaglio più grosso che, a mio parere, commettono i politici e assieme a loro i giudici, è quello di non voler comprendere il grande valore della GIUSTIZIA e dell’impellente necessità di riformarla. Da qui, il motivo per cui l’intoppo cade sempre sullo stesso punto. I processi di Berlusconi.


Quindi, cosa facciamo? Si continua a litigare mentre il cittadino precipita? A questo punto credo sia utile fare due conti. Che piaccia o no, chi governa in questo momento è Berlusconi. L’impressione che io ho di lui, pur non condividendo la sua politica, è quella di un uomo i cui errori, se ci sono e io credo che ci siano, non nascondono però, la volontà e le buone intenzioni di lavorare per il bene del Paese. Certo il suo modo di concepire il bene, potrebbe non essere l’ideale. E francamente io non solo non lo concepisco, ma credo si vada incontro a una vera catastrofe, a partire, tanto per dirne una, dall’idea malsana di costruire nuove CENTRALI NUCLEARI. Senza contare le colate di cemento con le quali Formigoni e la Moratti stanno soffocando Milano. Fatto sta, che mai come in questo momento il Paese si trova di fronte a un bivio scottante: tutti vogliono accorciare i processi. Oggi sono così vergognosamente lunghi che prima di intentare causa a qualcuno, è seriamente consigliabile fare prima di tutto un calcolo approssimativo su quanto ci resta ancora da vivere. Diciamo che oltre i 40 anni già si rischia di vincere la causa 10 anni dopo la morte, se consideriamo l’età media su gli 80 anni. Quindi è senz’altro ragionevole accorciarli. Però (ed ecco l’intoppo) c’è chi li vuole accorciare troppo per non essere processato… A questo punto credo valga la pena considerare che, da tangentopoli in poi e ancora prima, pare che nessuno dei politici o quasi tutti, siano senza macchia.


Per cui credo siano maturi i tempi per far cessare, (solo nel caso specifico di questa volta), l’asfissiante braccio di ferro tra i giudici da una parte, che vogliono far cadere Berlusconi, e Berlusconi dall’altra, che per non cadere si inventa leggi anticaduta come quella del processo breve. È questo ciò che il «povero cittadino ormai esausto» chiede a tutte le forze politiche. L’opportunità di azzerare tutto a partire dai processi di Berlusconi e ricominciare da capo. Affinché egli non avendo più la spada dei giudici sulla sua testa, possa sedersi tranquillamente al tavolo con l’opposizione per fare la vera riforma sulla giustizia. Una riforma che magari preveda anche grossi incentivi a quei giudici che, non per legge, ma per la loro abilità e onestà riescono ad accorciare i processi prima del tempo considerato. Si tratta insomma di fare la famosa «leggina ad personam» di cui parlava anche D’Alema. Credo sia l’unica via per poter sciogliere quel granellino di sabbia che bloccando il motore della giustizia, paralizza l’intera società col rischio di gravi infezioni.

Adriano Celentano

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