Diego Novelli – NS

A Cortona, per tre giorni la minoranza del Partito Democratico si è chiusa in un ex convento per discutere per l’ennesima volta dei problemi interni del partito stesso.

Qualcuno ha profetizzato il ritorno di Veltroni alla guida, altri hanno sostenuto che «bisogna andare avanti» (non è stato specificato in quale direzione), altri ancora hanno sostenuto che «il partito è ad un bivio e deve aprirsi, senza chiudersi in un fortino, difendendo gli spazi, appaltando il consenso a sinistra o al centro», infine c’è chi «è arrabbiato e stufo di questo Pd, e che se Bersani non cambia, il Pd è finito», minacciando una scissione.

Fassino si è invece sfogato dicendo che «qualche volta il leghismo nel mio cuore prorompe» (avrà parlato con Chiamparino?).

I temi, i problemi, che riguardano la vita degli italiani con i quali dovrebbero fare i conti i dirigenti politici non sono nemmeno stati indicati.

Dei salari, della crisi finanziaria, dei precari, dei disoccupati, della scuola, della casa (è in arrivo un’ondata di sfratti), del costo della vita, delle tasse, e potremmo continuare, nella mente dei nostri amici dell’area democratica del Pd, guidati da Franceschini e Veltroni, sono latitanti.

Tre giorni per discutere che cosa?

Per proporre che cosa?

Per impegnarsi in Parlamento e nel Paese, su quali questioni dare battaglia?

Si sono invece masturbati il cervello per discutere se aprire all’Udc di Casini, oppure se proseguire sulla linea dell’autosufficienza, tanto cara a Veltroni (premiata con un clamoroso fiasco), del bipolarismo, per una gestione plurale del partito “che non c’è nei fatti”, scagliandosi contro “l’attesa di un Papa straniero che arrivi da fuori, di un Berlusconi di sinistra”.

Leggere le cronache di questi tre giorni “cortonesi” c’è da chiedersi dove vivano questi bravi ragazzi della minoranza che rappresenta il 40% degli iscritti al Pd.

Si sono anche offesi con Bersani che da Cagliari ha fatto sapere ai partecipanti del congressino che “lui si occupa di lavoro e non di cazzate”.

Forse non aveva tutti i torti.

Dove sono finite le dieci parole magiche lanciate la scorsa settimana?