Welby come esempio
Quello che vorrei fare è un appello, vorrei tanto aprire una porta verso il mondo cattolico per cercare di trovare una soluzione rispetto le svariate divergenze sui temi della vita.
Mai come oggi ci troviamo a dover prendere delle decisioni, forti, importanti.
Un esempio su tutti è il caso Welby. Il povero malato non voleva farne una questione mediatica, ora si trova su tutti i giornali e su tutte le televisioni per una sua semplice richiesta: quella di poter smettere di vivere. Non è una cosa semplice, tantomeno si possono prendere altrettante facili decisioni. Io sono favorevole ed accoglierei la sua richiesta, non è passato tanto tempo dalla morte di mia nonna e so cosa significa soffrire. Mia nonna era malata di tumore, succedeva spesso che dopo pranzo, nella fase di digestione finisse in coma diabetico. Noi tutti le eravamo vicini a guardia del nostro amore nei suoi confronti, sempre attenti a farla vivere più tempo possibile, nonstante fosse tanto malata e sofferente.
Oggi che mia nonna non c’è più mi chiedo: chi ha giovato della sua presenza terrena nella sua ultima settimana di vita? Chi veramente era contento? La risposta è semplicissima, gli unici che sono stati felici e contenti sono stati i familiari che la potevano vedere respirare, lei oramai dentro era morta, anche a livello cerebrale, soffriva parecchio, mi ricordo ancora oggi il suo dolore delle ultime settimane, vedevo piangere e lamentarsi una persona che non lo aveva mai fatto prima!
Far continuare a vivere un malato in quella situazione è la scelta più egoistica che si possa mai prendere, è semplice ora, dopo che la mia nonna sia morta poter fare certe conclusioni, ma è proprio così. Per una volta ogni tanto, fermiamoci e pensiamo anche agli altri! Come sta una persona sul letto di morte? COme vive quei momenti? sia fisicamente che psicologicamente!
Stacchiamo la spina a Welby, è lui stesso a non voler più soffrire, accontentiamolo!