Qualche giorno fa, un certo MrKurtz viene sul questo blog, mi scrive un lungo commento ideale in risposta al problema dei rifiuti, poi va sul Bloggoverno dove io ricopro la carica di Sottosegretario all’Ambiente e dice “Che piacere! Ti ho appena denunciato pubblicamente sul mio blog  (stamattina) per “diffusione recidiva di notizie false” e ora (di sera), aprendo Basecamp, ti trovo fra noi. “Recidiva” perchè nonostante da più di due settimane ti  abbia segnalato le cazzate che hai scritto sul tuo sito, non le hai corrette nè hai segnalato le correzioni. Chiariamo bene: qui non si scrivono falsità, nessuno le ha mai scritte. Mi scuso con tutti per questa uscita, ma mi sento in dovere di farla. Non voglio che cali la reputazione di Bloggoverno. Ora, nel ricordare all’amico Kurtz che io, oltre a scrivere sul mio blog faccio tantissime altre cose nella mia vita rispondo ai suoi quesiti.

Avevo pensato che bloggoverno  fosse uno spazio libero; libero anche da minacce intimidazioni;
uno spazio in cui ogni persona può sostenere e argomentare liberamente cosa pensa anche se  non è omologato al pensiero “unico” imperante che pare essere diventato il conformismo del no (alla Tav, alla discarica, all’inceneritore, ai CIP6 e spesso  al buon senso ed alla ragione).

Intanto pare che  siano diventate  notizie false tutte quelle “non conformi” al  ministro dello Sviluppo Economico del BLOGGOVERNO.
Questo risulta perlomeno triste come mi pare enorme la presunzione di chi si arroga il diritto (e la pretesa) di decidere cos’è giusto e cos’è sbagliato.
A quando le punizioni fisiche o l’istituto di rieducazione proposto dal novello Beria ? (ammesso che tu sappia chi è).
Sono questi gli interventi “di censura” che fanno calare la reputazione di Bloggoverno.

Ma veniamo ai fatti di cui il novello torquemada (nella parte del giudice di Fabrizio De Andrè) mi accusa, promuovendomi a “pericolo pubblico”.
Le mie argomentazioni non sono affatto colabrodo e nonostante le tue argomentazioni arroganti e presuntuose ed il tuo tono inutilmente offensivo non le scalfisci neppure un poco.

1. CIP6 e CERTIFICATI VERDI
Ripeto sui CIP6 quello che sanno oramai tutti quelli che provano ad usare la ragione.

Nel dicembre 2003, con il Decreto n 387, l’Italia recepisce la Direttiva 2001/77/CE e all’art. 2, comma a, individua  le fonti energetiche rinnovabili, riprendendo alla lettera l’elenco della UE.
All’art 17 del  Decreto viene anche specificato che:
“…sono ammessi a beneficiare del regime riservato alle fonti energetiche rinnovabili i rifiuti, ivi compresa, anche tramite il ricorso a misure promozionali, la frazione non biodegradabile e i combustibili derivati dai rifiuti.”
Tale scelta (voluta da Bersani e da Ronchi e concordata in sede Europea) poteva consentire, contenendo  le tariffe ai cittadini, di avviare il processo (inderogabile e urgente), di ammodernamento del sistema impiantistico di smaltimento rifiuti urbani in Italia.
In una situazione di diffusa emergenza “rifiuti in italia”, in linea con gli orientamenti dell’ U.E., e degli stati più evoluti dell’ Europa queste risorse possono contribuire a  passare da un sistema di smaltimento “fuorilegge” basato sulle discariche” , ad un sistema orientato alla Termodistruzione dei rifiuti con recupero energetico”.

L’argomento della riduzione della “contribuzione energetica” dei certificati verdi per i rifiuti  e soprattutto per altre fonti “assimilabili” (derivati del petrolio e carbone) era in discussione da tempo.
Sul tema esistevano tavoli di concertazione con FEDERAMBIENTE, con gli Enti Locali e con i diversi attori del ciclo dei rifiuti per concordare  una soluzione concertata che non si trasferisse come purtroppo oggi accadrà, in un aumento indiscriminato di costi sui cittadini (TASSA RIFIUTI).
La sede corretta in cui si stava operando era quella della revisione del Decreto Ambientale n.152/06, ma la tentazione di forzare la mano , con l’arma ricattatoria del voto sulla finanziaria è stata troppo forte.

L’iniziativa della pattuglia dei senatori “antagonisti” (Sodano,  Tecce, Gonfalonieri e Albonetti) assume il significato di colpo di mano, l’obiettivo dichiarato, approfittando della capacità ricattatoria esercitata in Senato, era di dare il colpo di grazia al sistema di smaltimento dei rifiuti attraverso tecniche di incenerimento.

Nella tendenza a strafare la stessa pattuglia  ha anche consumato altre iniziative di guerriglia  e di festival dell’irrazionale approvando nell’emendamento 1111 della finanziaria che fissa l’obiettivo di raccolta differenziata . al 31-12- 2011 del 60% e successivamente la progressiva riduzione della quantità di rifiuti inviati in discarica nella prospettiva di rendere concretamente realizzabile l’obiettivo “rifiuti zero”

Il sistema , sempre lo stesso, è bel collaudato;
“io approvo un provvedimento importante (ad esempio la finanziaria) solo se tu voti il mio emendamento (magari improprio, fuori dal contesto, equivoco, estruso dal “contesto” corretto in cui avrebbe dovuto essere inserito…);  altrimenti non voto e il governo va sotto.”
La crisi del Governo Prodi è l’effetto  di questa cultura, di questi mezzucci e di questi ricatti.
Continuate così e riuscirete a ridarci Berlusconi.

Comunque la biomassa presente nei rifiuti avviati al recupero energetico (circa il 50% del totale) viene ancora finanziata dai certificati verdi, anche per i termovalorizzatori,
Le nuove tecnologie di “trattamento termico” – gassificatori, pirolizzatori, dissociatori molecolari che utilizzano CDR e rifiuto secco sono anch’esse escluse dai certificati verdi; grazie a questa scelta ambientalista i pochi impianti sperimentali in corso di affidamento sono diventati enti economici e diventa quasi impossibile realizzarli.

2. INCENERITORE- DISCARICA E ALTRE TECNOLOGIE  PER SMALTIRE I RIFIUTI

La discarica è il primo problema e almeno su questo non ironizzare; la “discarica” di Torino, a  Basse di Stura ospita 25 milioni di mc di rifiuti raccolti in 50 anni;  600.000 cittadini (questi davvero compagni), vivono ad un km di distanza da questa bomba ecologica.

E se vuoi dare  i numeri prova a darli giusti senza limitarti alla “propaganda”:

1. Il termovalorizzatore non è un impianto di produzione dell’energia ma produce “anche” energia. L’impianto ASM di Brescia consente di riscaldare tutta la città con un bilancio ambientale ed energetico ampiamente positivo. E vedi di aggiornare i numeri che dai su efficienza elettrica e termica; per gli impianti recenti i numeri reali sono superiori di almeno il 50 % di quelli che dichiari.
2. Gli scarti “inerti” (i residui di combustione), con le nuove tecnologie utilizzate sono sempre più contenuti (10-12 %  ) e sono gestiti in discariche per “rifiuti non pericolosi”; Inoltre tale “materia” può oramai essere completamente riutilizzato per la produzione di calcestruzzo e di sottofondi stradali; impianti di questo tipo sono già presenti in Italia (BMP di Noceto).
3. Anche senza incentivi il termovalorizzatore è comunque molto più conveniente delle discariche. Mentre la discarica Basse di Stura ha un costo per abitante di circa 40 €/ab. (126 €/t), il Termovalorizzatore avrebbe un costo di circa 30 €/ab. (96 €/t) senza il contributo dei certificati verdi.. Con il riconoscimento dei certificati, l’impianto del Gerbido permetterebbe un ulteriore risparmio di 4-5 €/ab.
4. Tutti gli impianti operativi in Europa, attraverso sensibili investimenti, sono stati adeguati alla nuova normativa europea (del 2000) con la realizzazione e la gestione di più complessi sistemi di trattamento fumi per abbattere gli inquinanti prodotti.
Nonostante i parametri di riferimento europeo siano i più restrittivi al mondo, i valori di emissione rilevati sui nuovi impianti sono sempre ben al di sotto dei limiti di legge sia per i contaminanti per i quali è previsto un rilevamento in continuo (ad es. CO, NOx, SOx, Hcl, HF) sia per quelli soggetti a rilevamenti periodici (mercurio, cadmio, piombo, diossine, IPA).
Per le diossine (PCDD/PCDF) i valori registrati sono sempre inferiori di almeno un ordine di grandezza al limite normativo (0,1 ng/m3) e lo stesso vale per mercurio, cadmio e piombo.
Il passaggio al 2011 dello smaltimento finale dalle discariche alla termovalorizzazione consentirebbe una enorme diminuzione delle emissioni di metano ed NOX in atmosfera: le discariche risultano fortemente nocive causando emissioni ad alto contenuto di metano (CH4) e anidride carbonica (CO2).  Dal confronto tra le emissioni di CO2 di una discarica e quelle di un termovalorizzatore espresse come kg di CO2 per tonnellata di rifiuto emerge che con il termovalorizzatore si eviterebbero circa 947 kg/t RSU di CO2 (E. Carnevale, Dipartimento di Energetica “Sergio Stecco”- Università degli Studi di Firenze, Stato dell’arte internazionale sulle tecnologie di mitigazione dell’impatto ambientale degli impianti di termovalorizzazione dei rifiuti urbani,  2005)
 

Per quanto riguarda la questione delle nanopolveri, molto recente e ancora controversa, secondo ricerche condotte a livello internazionale gli inceneritori di rifiuti contribuiscono in modo marginale all’emissione di nanopolveri in atmosfera.  Secondo ARPA – Reggio Emilia , dove esiste l’inceneritore di Cavazzoli, l’impianto contribuisce alla produzione complessiva di nanopolveri, ‘Per lo 0,5-1 per cento del totale. Il resto è prodotto per il 70 per cento dal traffico, per il 24 per cento dalle attività produttive e per il 5 per cento dagli impianti di riscaldamento’ (Intervista della direttrice dell’Arpa di Reggio Fabrizia Captano)
In Italia, il dibattito ha avuto origine dal lavoro di due ricercatori modenesi: Antonietta Gatti e suo marito Stefano Montanari che sulla base di ricerche preliminari, hanno espresso la tesi che esse possano essere causa di patologie specifiche, identificate con il termine di nanopatologie. Non esistono al momento evidenze scientifiche sulla loro pericolosità tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha ancora espresso un giudizio ufficiale.
La stessa Dott. Gatti, intervenuta il 14 novembre 2006 a Ferrara nel Convegno “Polveri ultrafini e nanoparticelle”, ha confermato di non essere in grado di stabilire una correlazione diretta tra nanopolveri e patologie ammettendo che gli studi necessitano di ulteriori approfondimenti.

5. Il trattamento meccanico biologico riduce peso, volume, umidità del rifiuto, e determina materiali residui che devono essere avviati alla discarica o ad un termovalorizzatore.  
Questi trattamenti  sono adatti a  bassi livelli di raccolta differenziata, soprattutto dove non sia raccolto in modo differenziato l’organico; la presenza di tali impianti diventa  un forte argomento per chi vuole limitare  la raccolta differenziata; Nel caso in cui sia fatta una raccolta differenziata “spinta” con  la raccolta dell’organico, ed il risultato sia superiore al 50%,  il rifiuto residuo”  è già molto secco (12, 13 MJ/kg ).
Il  trattamento di tale  residuo produrrebbe una irrisoria riduzione di volume (10-15 %)  a costi elevati  aggiuntivi (40-50 €/ton) non giustificabili.
Il “prodotto” del trattamento poi  non potrebbe andare in discarica perché incompatibile con la legislazione europea e nazionale. Il potere calorifico del materiale trattato non è compatibile con i criteri di ammissibilità in discarica previsti dal D. Lgs 36/2003 che introduce il divieto di smaltire in discarica rifiuti con PCI>13 MJ/kg.
Questo in Italia come nella Contea del Lancashire.

6. Ribadisco che per quel che riguarda le tecnologie “innovative” di termovalorizzazione dei rifiuti urbani (pirolisi e gassificazione) il numero di impianti  è oggi molto ridotto, le esperienze censite sono solo estere (e in genere piccoli impianti) e non esiste nessun impianto industriale operativo in Italia; le iniziative di Abbiategrasso e di Roma – aggiuntive a termovalorizzatori già realizzati o in corso di realizzazione -  sono ferme allo stadio di progetto e non trovano ancora attuazione. Anche sugli impianti “esteri” non esistono oggi dati operativi affidabili e confrontabili .
Il Documento di Riferimento sulle Migliori Tecnologie Disponibili per l’Incenerimento di Rifiuti (2005) rileva che “al momento della redazione del documento, il rischio tecnologico addizionale associato all’adozione di gassificazione e pirolisi di rifiuti rimane significativamente maggiore di quello dei meglio conosciuti trattamenti termici di incenerimento. I rischi addizionali possono diminuire con una esperienza di mercato provata ed evidenza di affidabilità con i rifiuti comunemente alimentati all’impianto”.
Le considerazioni della commissione di esperti nominata dalla Provincia risultano quindi condivisibili: a fronte di una situazione di emergenza che richiede impianti industriali consolidati e pienamente funzionanti per una gestione industriale di 274.000 tonnellate a partire dal 2012, è irresponsabile  utilizzare tecnologie prototipali non ancora consolidate per affrontare e risolvere il problema dei rifiuti .
Se tale impianto non funzionasse o funzionasse parzialmente e quindi non risolvesse il problema di smaltimento per cui è stato realizzato (e pagato dai cittadini attraverso la tariffa) quali sono le giustificazioni che le istituzioni troverebbero se non quelle della dabbenaggine e dell’incoscienza.
Sia ben chiaro che queste considerazioni non rappresentano un giudizio sulla tecnologia della pirolisi e della gasssificazione (o tecniche miste come la dissociazione molecolare); ritengo sia necessario ricercare e sperimentare nuove tecnologie per lo smaltimento dei rifiuti. Ma tali attività, come viene fatto all’estero in Germania e in Giappone possono essere condotte una volta fuori dall’emergenza impiantistica, su dimensioni residuali.

PER CONCLUDERE
Ritengo che le considerazioni ed informazioni riportate siano il risultato di “esperienze consolidate” condivise da gran parte del mondo tecnico e scientifico anche se le voci e l’irrazionale funzionano meglio delle dimostrazioni scientifiche, osservate sempre con sospetto a meno che non confermino le stesse paure.
L’urlo e l’invettiva funziona sempre meglio del ragionamento ma non serve mai ad affrontare ed a risolvere i problemi.

E per affrontare i problemi non serve neppure la propaganda, la minaccia, la censura preventiva, il giudizio sommario del BLOGGIUDICE.

APRI LA MENTE CARO MINISTRO