Category Archive: politica

Bersani: dal presidente del Consiglio proposta che arriva fuori tempo massimo

di PIERLUIGI BERSANI

Caro Direttore,

il mio partito sta lavorando ormai da un anno ad un progetto per l’Italia. Alla nostra Assemblea nazionale di venerdì e sabato se ne discuterà la prima sintesi. Benché tanti dei nostri documenti approvati siano pubblici, si è trattato di un’operazione svolta, nostro malgrado, in clandestinità, essendo l’agenda politico-mediatica sempre occupata da ben altri temi e contingenze.

Noi ci siamo fatti un’idea piuttosto precisa della situazione italiana e dei possibili e difficili rimedi. Stiamo ragionando come un partito di governo temporaneamente all’opposizione. Con questa stessa attitudine, considero la proposta che il Presidente Berlusconi mi rivolge dalle pagine del Corriere. Non nascondo la mia prima impressione: se la proposta è un astuto diversivo per parlare d’altro, mostra di essere davvero tempestiva; se è sincera, suona singolarmente estemporanea! D’altra parte negli anni trascorsi abbiamo imparato a nostre spese che Berlusconi ama gettare ponti quando è in difficoltà per abbatterli un minuto dopo. Ma non amo divagare o scherzare quando finalmente si può parlare di Italia. Nemmeno voglio dilungarmi in recriminazioni a proposito della sprezzante indifferenza con cui sono state ignorate dalla maggioranza in questi due anni le proposte pragmatiche dell’opposizione.

Non posso tacere, tuttavia, dell’umorismo un po’ macabro di cui Berlusconi fa sfoggio concedendomi «sensibilità» in materia di liberalizzazioni. Se chi ha fatto la liberalizzazione del commercio, dell’elettricità, delle ferrovie e di un certo numero di mestieri e di attività economiche è una persona «sensibile al tema», come definiremmo chi ha testardamente osteggiato tutto questo, chi ha affidato formalmente la riforma delle professioni agli ordini professionali, chi detiene personalmente posizioni dominanti in gangli vitali della vita civile?

Ma passiamo oltre, e parliamo di cose serie. Negli ultimi dieci anni i nostri problemi antichi si sono drasticamente aggravati. Il Sud si allontana dal Nord, il Nord si allontana dall’Europa. Non c’è indicatore che non lo certifichi. La crisi ha accelerato il divario rispetto ai Paesi con cui siamo stati per molti anni in compagnia. Ci giochiamo il nostro ruolo nella divisione internazionale del lavoro; ci giochiamo la tenuta di un sistema di welfare e, in particolare, le prospettive di occupazione e di reddito della nuova generazione. Il fatto di essere, in Europa, il grande Paese a più bassa crescita e a debito più alto ci espone inevitabilmente a possibili tempeste. La positività e l’ottimismo tanto cari al Presidente del Consiglio possono venire solo dalla verità e dall’avvio di una riscossa e non dalla retorica oppiacea dei cieli azzurri che ha colpevolmente paralizzato le enormi energie potenziali del Paese (nemmeno può servire allestire astutamente bersagli immaginari: nella nostra proposta sul fisco discussa e approvata alla Camera si parla di evasione e di rendite, non di patrimoniali!).

Mi predispongo a proporre, assieme al mio partito, una scossa riformatrice che riguardi assieme democrazia ed economia. Una riforma della Repubblica che investa il funzionamento delle Istituzioni, la legge elettorale, un federalismo credibile, la giustizia e la legalità, la concorrenza e i conflitti di interessi, l’immigrazione, i costi della politica, i diritti, la dignità e il ruolo delle donne. Un nuovo patto per la stabilità, la crescita e l’occupazione, fatto di riforma fiscale, di liberalizzazioni, di norme sul lavoro, di riforma della pubblica amministrazione, di politiche industriali e dell’economia verde, di ricerca e tecnologia. Staremo al concreto e ci rivolgeremo con il nostro progetto alle forze sociali, all’arco ampio dei partiti di opposizione e a chiunque voglia discutere con noi.

Ma eccoci al punto. Quel che serve, in modo ineludibile, è uno sforzo collettivo in cui chi ha di più deve dare di più; in cui la riduzione delle diseguaglianze sia un motore della crescita; in cui tutti accettino di disturbarsi leggendo il futuro con gli occhi della nuova generazione. Uno sforzo paragonabile a quelli più ardui che abbiamo pur superato nella nostra storia repubblicana. Chi chiamerà a questo sforzo? Con quale credibilità? Con quale coerenza, con quale sincerità? Con quale capacità di unire un Paese diviso? Lo si lasci dire a un cosiddetto pragmatico: pensare di fare riforme difficili senza metterci la spinta di quei valori sarebbe come pretendere di tenere in piedi un sacco vuoto.

Per rivolgersi oggi credibilmente all’opposizione bisognerebbe che il Presidente Berlusconi fosse in grado di rivolgersi credibilmente al Paese. Non è così. Il Presidente del Consiglio non è in condizione di aprire una fase nuova: ne è anzi l’impedimento. Nessuna partita si può giocare a tempo scaduto. Ormai il Paese non chiede al Presidente Berlusconi un programma: gli chiede un gesto. Mentre l’Italia perde drammaticamente la sua voce nel mondo ed è paralizzata davanti ai suoi problemi, se ci fosse da parte del Presidente del Consiglio la disponibilità a fare un passo indietro, tutti dovrebbero garantire, e ciascuno nel suo ruolo, senso di responsabilità ed impegno. Se questa non sarà l’intenzione, il nuovo progetto per l’Italia dovrà essere presentato agli elettori. Noi ci accosteremmo a quella scadenza chiedendo a tutte le forze di opposizione di impegnarsi generosamente non «contro» ma «oltre»; in una operazione comune, cioè, di ricostruzione delle regole del gioco e del patto sociale, capace di suscitare, in un Paese sconfortato, un’idea di futuro.

Io voglio votare meno e contare di più

Le primarie sono una cosa seria e utile se fatte da gente seria, in un Paese serio e sopratutto se regolamentate in modo serio. Noi ci ostiniamo, invece, a copiare dalle primarie americane solo la parte finale e lo abbiamo fatto come se si trattasse di importare hot dog e coca cola. Ma mentre l’hot dog e la coca cola al massimo ti fanno venire la gastrite, le primarie alla napoletana maniera (o alla calabrese) ti distruggono un Paese, ti rovinano un partito, ti annullano tutto il lavoro buono fatto fino a quel momento e minano la credibilità di tutti.

E poi dal 2006 ad oggi, nel mentre in America si sono svolte due primarie per scegliere prima Busch e poi Obama, in Italia ne abbiamo fatte un’infinità: Prodi premier, Veltroni segretario, Bersani segretario, pinco pallo al circolo di vattelapesca, ecc. ecc..

La differenza è che mentre in america da Bush siamo passati ad Obama qui continuiamo a parlare di Berlusconi, Veltroni, Fioroni, Gentiloni, Bassolino, Franceschini, Bersani D’Alema………………. e Basta!

Io voglio votare di meno e contare di più. Chiedo troppo?

(Fernanda Gigliotti)

Primarie Torino, il punto della situazione

Fassino ha raccolto oltre 1300 firme e i sondaggi lo danno al primo posto nelle primarie del csx.

Gariglio ha superato la fatidica soglia delle 700 firme e si prepara a dare battaglia a Fassino e all’establishment del pd.

Placido si ferma a quota 300 firme e abbandona la gara.

Ardito idem a 13 firme.

Tricarico si ritira perché il suo partito (PD) non vuole riservare a lui le regole della candidatura per gli esponenti della società civile.

Airaudo rifiuta la candidatura di SEL, preferendo continuare a occuparsi della FIOM a livello nazionale.

Passoni dichiara la sua intenzione di correre come esponente della società civile alle primarie del csx.

Silvio Viale sarà il candidato dei Radicali.

Michele Curto potrebbe essere il candidato del gruppo Abele.

In casa Terzo Polo, sono partite le trattative con Maria Caramelli.

Nel PDL, Ghigo non intenderebbe correre, ma tutti i sondaggi e le opinioni romane gli sono contro.

Coppola ha solo l’appoggio di Ghigo e nulla più.

Ghiglia stringe i denti ma sembra che nessuno lo consideri nemmeno dentro il suo partito.

La Sandretto ha aperto le trattative con il PDL, ma qualcuno già la ostacola.

Bertola si candida per il movimento 5 stelle.

Da Torino è tutto.

via NONSOLOTORINO

Il Pd stigmatizza il preoccupante ritardo e la metolodigia del Governo nella convocazione del tavolo tecnico-istituzionale sulla Tav

“Evidentemente il nuovo sistema inaugurato dal Governo italiano ha modificato anche il modo di convocare le riunioni ufficiali, non più attraverso lettere, ma per agenzie di stampa”. Così Angela Massaglia ha stigmatizzato in consiglio provinciale il comportamento del Governo che è colpevolmente in ritardo nella convocazione del tavolo tecnico istituzionale sulla linea ad Alta Velocità Torino-Lione, durante la discussione di una mozione presentata dall’Italia dei valori proprio per chiedere questa convocazione.

“Tutto questo avviene nel silenzio assordante della Lega Nord che è il partito che esprime il presidente della Regione Piemonte – prosegue Massaglia – Siamo di fronte al disinteresse della Lega su questa discussione, con snessuno o al massimo un consigliere presente su quattro. Evidentemente alla Lega non interessa il Piemonte, ma la Lombardia. Capisco Formigoni e Bossi che tengano per la Lombardia, come Burlando che tifa per la Liguria. Il problema è che il Piemonte rischia di rimanere emarginato. Chi di noi tiene al territorio del Piemonte sa che il tavolo tecnico-istituzionale per definire le intese tra Governo e rappresentanze del territorio, prima tra tutte la Provincia di Torino, è assolutamente necessario e urgente ”.

10 milioni di firme per mandare a casa Berlusconi

Berlusconi sta umiliando l’Italia agli occhi del mondo. Il presidente del Consiglio non ha più la credibilità per chiedere agli italiani un impegno per il cambiamento e con la sua in capacità a governare sta facendo fare al paese solo passi indietro.

Pier Luigi Bersani, intervistato da Repubblica TV, invita a mobilitarsi con un appello. “Dai prossimi giorni – ha detto il segretario del PD lanciando l’iniziativa – chiederemo agli italiani di firmare un appello per ottenere le dimissioni del presidente Berlusconi. Il nostro obiettivo è di metterci a disposizione, come Partito democratico, di tutti i cittadini, di tutte le associazioni, di tutte le forze politiche e sociali disponibili a lavorare per un futuro migliore”

Immagine anteprima YouTube

Dai primi di febbraio faremo diecimila gazebo per raccogliere dieci milioni di firme su un testo che dica semplicemente ‘vai a casa, dobbiamo cominciare a parlare dei nostri problemi’. Scarica qui il modulo.

L’iniziativa segue quella già partita su Mobilitanti.it dove si può firmare l’appello delle donne del Pd: “Presidente, liberi l’Italia da questo imbarazzo”.

Calpestata la dignita’ delle donne, esigiamo rispetto. Berlusconi si dimetta

Presidente,

ora basta. Si dimetta adesso. Liberi l’Italia dall’imbarazzo.

Lo spettacolo indecoroso che sta offrendo al mondo intero non è degno di un Paese civile.

Ciò a cui stiamo assistendo supera ogni limite, in un decadimento dei costumi e della morale pubblica, a cui pure ci aveva tristemente abituato, che oggi precipita all’estremo della prostituzione minorile.

E’ intollerabile che i suoi comportamenti la espongano all’accusa di essere il diretto protagonista ed impresario del set degradante che ci ha già propinato in decenni di trash televisivo.

Ed altrettanto intollerabile è che proprio lei, che a parole sbandiera il primato del merito e della famiglia, nei fatti cerchi solo un patetico acquisto di favori sessuali, riducendo le donne a merce e oggetto di scambio.

Le donne di questo Paese sono altro: sono talento, lavoro, impegno, fatica, bellezza, cuore, passione, dignità e serietà.

In nome della nostra dignità e serietà, esigiamo rispetto.

Ora basta. Si dimetta. Liberi l’Italia da questo imbarazzo.

Lettera di Stefano Fassina al Foglio

Caro Sofri, ecco qual è la vera sfida che il Pd propone al dottor Marchionne

Per evitare al Pd una difficile discussione su Fabbrica Italia, è stata tempestiva, come ironicamente osservato ieri da Adriano Sofri su questo giornale, la data del 13 gennaio per la riunione della direzione nazionale? In realtà, no, perché i lavoratori e le lavoratrici delle Carrozzerie Mirafiori incominciano a votare alle 22 dello stesso giorno, quindi il Pd potrebbe deliberare in tempo utile la sua posizione ufficiale sul referendum. Ma mi chiedo: è davvero questo il punto? E’ compito di un partito indicare a un uomo o a una donna di scegliere tra un lavoro regredito e la disoccupazione prospettata dalla Fiat in caso di bocciatura dell’accordo” firmato prima di Natale? O, piuttosto, a Mirafiori come a Pomigliano, lavoratrici e lavoratori si aspettano che un partito riformista si dedichi a costruire le condizioni per evitare una scelta obbligata? E, prima ancora, dato l’ambizioso cimento, non si aspettano di ascoltare parole di verità sul contesto dentro al quale si muovono le loro vite? Caro Sofri, per dire la verità e individuare la strada da seguire, svolgere la direzione del Pd prima o dopo il 13 non fa differenza. La verità è che a Pomigliano e a Mirafiori non vi è stata e non vi è scelta: siamo di fronte a un atto unilaterale di Fiat, dove è evidente la regressione del lavoro, ma è assente la minima contropartita nell’apertura della governance dell’impresa, anzi si torna alle rappresentanze dei lavoratori e delle lavoratrici nominate dai vertici sindacali. L’agra verità, caro Sofri, è che il referendum è la scelta obbligata perché i rapporti di forza tra capitale e lavoro sono squilibrati come mai nell’ultimo secolo: il capitale finanziario fa shopping nel mercato globale del lavoro, mentre le forze politiche e sindacali, riformiste o radicali, sono prigioniere nelle gabbie nazionali. La verità è che abbiamo fatto finta, sia chi ha firmato sia chi si è tirato fuori, sia chi tra le forze politiche si è schierato con gli uni sia chi è in supporto degli altri, di essere ancora nel ’900, quando il lavoro negoziava con il capitale sul comune terreno nazionale e lo sciopero era un’arma efficace. Dobbiamo essere realisti per non smarrire il nostro orizzonte di trasformazione della realtà nel segno della dignità del lavoro. Dobbiamo respingere le interpretazioni strumentali e le letture culturalmente subalterne dei nostri “pupi” del teatro del cambiamento senza bussola. Non è vero che siamo di fronte a “un accordo giusto e necessario”, come non è vero che l’interesse del lavoro coincide con l’interesse del capitale: nel 2011, anno con mesi e mesi di cassa integrazione in vista, soltanto il dottor Marchionne attende oltre 100 milioni di euro di capital gain sulle sue stock option Fiat, più del totale dei salari e degli stipendi pagati dalle Carrozzerie Mirafiori in un anno di lavoro pieno. Non è vero che la competitività di un’impresa dipende in misura prevalente o finanche significativa dalle condizioni del lavoro o dalla contrattazione di secondo livello come i giuslavoristi alla moda ripetono. La competitività deriva dagli investimenti: Volkswagen paga il lavoro il 30 per cento in più di Fiat in Italia, produce con orari ordinari inferiori, contratta lo straordinario con il sindacato ma, nonostante la crisi, conquista quote di mercato. In conclusione, caro Sofri, la data della direzione non cambia il compito del Pd: dobbiamo dire la verità e invitare tutti i protagonisti a riconoscere i risultati del voto di Mirafiori, impegnarsi a ristabilire le condizioni di piena agibilità sindacale in Fiat e, così, alimentare una controffensiva per riportare il lavoro a fondamento dell’ordine democratico, in Italia e in Europa.

Stefano Fassina,

responsabile economico del Partito democratico

Buon Anno con PDL e Lega

Buon Anno con PDL e Lega

Radicali sempre più radicali

Radicali sempre più radicali

Anche ieri i radicali eletti tra le fila del Partito Democratico si sono distinti per il loro voto diverso dal resto del gruppo. Si votava infatti la sfiducia al ministro Calderoli, l’ennesima sfiducia presentata da DiPietro. In ogni caso, 5 Radicali eletti grazie al PD si sono astenuti. Qui il risultato della votazione. La cosa che fa sorridere è che qualcuno fa sempre finta di dimenticare che chi vota in maniera differente, pur avendo il simbolino del PD, resta un Radicale

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