Ricordando Nicola Calipari

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Dieci anni fa, moriva da eroe Nicola Calipari, capo dell’Intelligence Italiana in Iraq, colpito da una pallottola alla testa poco dopo la liberazione della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena,
Ricordo ancora quei momenti; quando spararono sull’auto che trasportava la giornalista, il nostro Super Poliziotto, senza paura, le si gettò addosso per farle da scudo umano.
Ho sempre amato persone simili, con la stessa forza ho sempre condannato la doppiezza con cui altre persone si approcciano alla storia ed alla vita quotidiana, per questo, ho trovato interessante questo passaggio scritto da Giuliana Sgrena oggi, a 10 anni di distanza:
Adesso tutti condannano il terrorismo islamico, ma allora, soprattutto prima del 2001, gran parte della sinistra riteneva che i fondamentalisti fossero come i “compagni che sbagliano”, nemici dei nostri nemici, combattenti che reagivano alle prepotenze, alle guerre americane, alla globalizzazione capitalista, sottovalutando drammaticamente la natura fascisteggiante e opprimente (soprattutto verso le donne)di quella ideologia, della guerra santa in nome di dio.
Certi sentimenti, certi atteggiamenti e certi modi di pensare, sono ancora vivi nella nostra società, fateci caso…

Ordinanza San Michele @ Grugliasco

Il circolo PD di Grugliasco, alla luce degli atti pubblicati relativi all’operazione dei Ros denominata San Michele e disposta dalla Procura distrettuale antimafia di Torino, che ha messo in luce fenomeni di infiltrazione mafiosa nel Nord Italia, vuole confermare il suo pieno appoggio alle forze dell’ordine e alla magistratura nella loro attività di indagine.

Il PD di Grugliasco prende atto che risulta citato nelle intercettazioni, predisposte durante l’inchiesta dalle autorità, un consigliere di maggioranza della Città che tuttavia a tutt’oggi non è iscritto nel registro degli indagati né tanto meno gravato di alcun tipo di addebito.

In ogni caso, la Città e la sua Amministrazione non sono coinvolti in alcun modo all’interno di tale ordinanza.

Tesseramento Democratico

1148743_10201623817310987_1049261370_nSia ben chiaro, non sono un nostalgico di certa politica, al massimo lo sono di una certa cultura.

Come si vede dalla foto, una volta prima di avere la tessera di un partito si chiedeva l’iscrizione.

Oggi invece sotto congresso ti trovi in ogni circolo centinaia di iscritti in più, persone mai viste di cui non conosci la provenienza, il pensiero e l’integrità morale.

Leggo oggi sui giornali che queste persone dal passato sconosciuto e dal presente buio venivano addirittura incaricate di procacciare voti e preferenze.

Tutto questo è da vomito, bisogna reagire immediatamente, schiena dritta e testa alta!

TERMOVALORIZZATORE: SUPERAMENTI EMISSIVI LINEA 3

Nella tarda serata del 12 Marzo, l’inceneritore del Gerbido ha avuto un piccolo disservizio legato alla chiusura della valvola a battente (clapet) che regola l’entrata dei rifiuti nel forno di incenerimento, determinando un ingresso di aria nella caldaia e – di conseguenza – uno sforamento delle emissioni dei limiti giornalieri del monossido di carbonio (CO) e dell’ammoniaca (NH3). Il problema è stato minimo, anche perchè risolto in brevissimo tempo, la quantità dei flussi di massa messi ieri dalla Linea 3 oltre i limiti autorizzativi è stato pari a circa 25 automobili che percorrono tutto il sistema tangenziale di Torino, quindi una cosa ridicola.

Premesso ciò, penso che faccia bene il Comitato Locale di Controllo a chiedere una proroga sul rodaggio dell’impianto che dovrebbe entrare in piena funzione a Maggio 2014.

INCENERITORE DEL GERBIDO: DIOSSINE, FURANI, IPA E METALLI, EMISSIONI SEMPRE SOTTO I LIMITI

inceneritoreConfermando il trend positivo dei primi rilievi del 2013, anche gli esiti delle nuove analisi relative alle emissioni di diossine, furani, IPA e metalli – effettuate a gennaio 2014 su tutte e tre le Linee dell’impianto – sono risultati abbondantemente sotto i limiti previsti dalla legge, ad ulteriore dimostrazione della sostenibilità ambientale del termovalorizzatore e della tutela della salute dei cittadini.

Le rilevazioni si riferiscono al prelievo che ha interessato i seguenti parametri: diossine e furani (PCDD+PCDF), mercurio (Hg), cadmio e tallio (Cd e Tl), zinco (Zn), idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e una sommatoria di metalli (Sb+As+Pb+Cr+Co+Cu+Mn+Ni+V+Sn).

In particolare, per IPA e metalli non è stato neppure possibile definire un valore esatto, poiché di molto inferiore al limite di rilevabilità degli strumenti a disposizione.

Si ricorda che, a differenza di altri parametri (monossido di carbonio, acido cloridrico, ammoniaca, ossidi di zolfo e azoto, carbonio organico totale, polveri totali, mercurio) che vengono misurati “in continuo” da TRM (e monitorati da ARPA), per diossine, furani, IPA e metalli – non esistendo metodologie scientificamente accreditate per la misurazione in continuo – la normativa vigente prevede esclusivamente misure periodiche trimestrali per ciascuna linea: gli inquinanti vengono raccolti in fiale, successivamente inviate ad un laboratorio specializzato e certificato ed analizzate.

RILIEVI EMISSIONI IN ATMOSFERA

 

Ricordiamo Emanuele Petri: poliziotto italiano – 2 marzo 2003

1565585-petri2[1]Emanuele Petri è stato un poliziotto italiano.

Sovrintendente della Polizia di Stato, medaglia d’oro al valor civile, morì in servizio durante l’arresto dei leader delle nuove Brigate Rosse, responsabili degli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi.

Il 2 marzo 2003, il sovrintendente Petri, assieme ad altri due colleghi, Bruno Fortunato e Giovanni Di Fronzo, svolgeva servizio di scorta viaggiatori su un treno regionale sulla tratta ferroviaria Roma-Firenze. Poco dopo la fermata alla stazione di Camucia-Cortona, Petri e gli altri colleghi, durante gli accertamenti di routine, decidevano di controllare un uomo ed una donna che viaggiavano a bordo del vagone. Questi ultimi, dopo aver esibito dei documenti falsi ai poliziotti che si accorgevano delle incongruenze, reagivano nei loro confronti.

L’uomo estraeva una pistola puntandola immediatamente al collo del sovrintendente Petri ed intimando agli altri poliziotti di gettare via le armi. Uno dei due poliziotti obbedì gettando la propria pistola sotto i sedili del convoglio ma l’uomo reagì ugualmente sparando alla gola di Petri, uccidendolo sul posto, e sparando nuovamente contro l’ultimo poliziotto armato che, nonostante le gravi ferite, riuscì a rispondere al fuoco dell’assalitore ferendolo mortalmente. La donna premette il grilletto della sua pistola contro l’ultimo poliziotto, ma l’arma non funzionò, perché ancora con la sicura, ed il colpo non partì. Ne seguì una colluttazione al termine della quale la terrorista veniva bloccata.

“Verso la terza-quarta vettura io (Fortunato, ndr) e Di Fronzo ci fermammo per identificare una persona, mentre Petri era andato avanti ed era entrato in uno scompartimento” racconterà poi al processo il sovraintentende Bruno Fortunato “Ho alzato lo sguardo, e ho visto Petri uscire dallo scompartimento con dei documenti in mano e cominciare a telefonare col cellulare collegato alla sala operativa della questura di Firenze. Poi ho visto un uomo (Galesi, ndr) che si avvicinava e gli puntava una pistola all’altezza della gola. Io e Di Fronzo ci siamo avvicinati di qualche passo e io gli ho fatto “ma che fai, butta quella pistola”. Lui invece ci ha gridato qualcosa come “datemi le armi, consegnatele a lei” (la Lioce, ndr). Io avevo sfilato la mia pistola dalla fondina e la nascondevo dietro lo spigolo di una poltrona. Lei mi è passata accanto senza guardarmi, poi ho capito che puntava alla pistola che Di Fronzo intanto aveva gettato per terra sotto alcuni sedili. Quando lei era appena dietro di me, ho sentito un pizzico all’addome (il colpo sparato da Galesi, ndr). Poi ho sentito qualche altro colpo, ma non so quanti. Emanuele (Petri, ndr) era a terra, io ho alzato la pistola e ho sparato. Galesi è caduto a terra, disteso nel corridoio. A quel punto sento Di Fronzo che mi fa “Bruno, dammi una mano”. Mi sono girato ma non me la sono sentita di fare un’altra cosa (di sparare, ndr). Ho rimesso la pistola nella fondina ho visto l’imputata distesa su una poltrona con una pistola fra le gambe che scarrellava e premeva il grilletto, alcune volte, senza che partisse il colpo. Di Fronzo era dietro di lei, piegato sullo schienale di una poltrona e cercava di bloccarla ma inutilmente perché non arrivava alla pistola. Ho visto la donna che cercava di riarmare l’arma più volte e di sparare verso di me. Dopo ho capito che era l’arma che Di Fronzo aveva gettato sotto i sedili. Gli ho strappato la pistola dalle mani, l’ho data a Di Fronzo e l’ho ammanettata. Poi sono andato a vedere più avanti. Galesi rantolava per terra, Emanuele purtroppo era disteso senza vita.”

Il treno si fermò quindi alla stazione di Castiglion Fiorentino dove arrivarono i primi soccorsi per le persone ferite, tra cui Galesi (che però morì alcune ore dopo in ospedale) e l’agente Fortunato che venne poi salvato dopo una lunga operazione chirurgica e rimase per sette giorni ricoverato nel reparto di rianimazione. Fortunato dovette pagarsi di tasca propria le spese legali del processo penale che ne seguì. Scosso dalla tragedia, non ebbe mai a riprendersi completamente, arrivando al suicidio nel 2010.

Dopo le prime indagini si riusciva ad accertare che i due sospetti, controllati dai poliziotti, erano terroristi facenti parte delle Brigate Rosse e, dalle ricostruzioni e dal materiale rinvenuto sul treno e nella borsa della donna (documenti, floppy disk e due palmari), gli investigatori riuscivano a catturare, nel periodo successivo, tutti gli appartenenti dell’organizzazione terroristica responsabile anche degli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi, avvenuti rispettivamente negli anni 1999 e 2002.

Petri, il giorno della sua morte non doveva prestare servizio ma aveva chiesto un cambio turno per assistere un ex collega dei Carabinieri malato gravemente.

Lascia la moglie ed un figlio di 23 anni, anche lui poliziotto. Alla sua memoria è stata conferita la medaglia d’oro al valor civile, consegnata alla moglie dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ed un monumento bronzeo a suo ricordo, rappresentante un cuore spezzato, è stato collocato nel piazzale della stazione ferroviaria di Castiglio Fiorentino, a lui ora dedicata.

Medaglia d’Oro al Valor Civile: “Impegnato in servizio di scorta viaggiatori sul treno Roma-Firenze, notando due persone sospette, decideva, unitamente ad altri colleghi, di procedere al loro controllo. Ne seguiva una violenta colluttazione nel corso della quale veniva colpito a morte da alcuni colpi di pistola esplosi dai due, risultati essere pericolosissimi terroristi, permettendo così, con il sacrificio della propria vita, la cattura degli stessi. Fulgido esempio di attaccamento al dovere, coraggio e capacità professionale, poste al servizio della collettività” – Castiglion Fiorentino (Ar) 2 marzo 2003.

Un ringraziamento particolare per questa memoria al mio amico Jack!

Il primo vero Miracolo di San Matteo

I miracoli succedono, molto più spesso di quanto si possa immaginare.

E’ o non è un miracolo che il PD sia entrato a far parte della Grande famiglia del PSE? A mio avviso è un miracolo, avendo una buona memoria, ricordo ancora i comunicati stampa congiunti di una certa classe politica Piemontese che attaccava in maniera becera ed anacronistica Fassino e Bresso che anticipavano i tempi firmando il “Manifesto del partito socialista europeo”.

Il neo segretario regionale Davide Gariglio, nell’ottobre del 2012 scriveva questo: «Il Pd è ormai pensato dai dirigenti nazionali, primo fra tutti Bersani, come un partito meramente di sinistra, dove le altre componenti culturali sono ormai state metabolizzate, secondo una prassi da tempo consolidata nella storia del Pci-Pds-Ds; un partito che ormai si muove saldamente nell’orbita del Pse».

Qualche settimana dopo, visto che l’attaco solitario di Gariglio pareva troppo debole, esce un altro documento firmato da parlamentari e consiglieri regionali: Stefano Lepri, Davide Gariglio, Alessandro Bizjak, Paolo Cattaneo, Angela Motta, Mariano Rabino, Bruno Rutallo, Luigi Bobba, Marco Calgaro, Giorgio Merlo, Gianni Vernetti, Franca Biondelli, Maria Leddi, Gianluca Susta.

Ora sia ben chiaro, il dissenso è ampiamente legittimo e a vederla dal loro punto di vista, la protesta era ampiamente comprensibile.

La cosa simpatica è che in questa lista, dei politici rimasti nel PD, il 99% sono Renziani ed alla decisione del Sindaco/Premier/Segretario non hanno mosso ciglio: nessun dubbio, nessuna obiezione.
Ora le cose sono due, o ci hanno messo 1 anno e mezzo a capire l’importanza dell’adesione al PSE o è successo un miracolo: il miracolo di San Matteo che con la sola forza dello sguardo gli ha fatto cambiare immediatamente idea!