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Ordinanza San Michele @ Grugliasco

Il circolo PD di Grugliasco, alla luce degli atti pubblicati relativi all’operazione dei Ros denominata San Michele e disposta dalla Procura distrettuale antimafia di Torino, che ha messo in luce fenomeni di infiltrazione mafiosa nel Nord Italia, vuole confermare il suo pieno appoggio alle forze dell’ordine e alla magistratura nella loro attività di indagine.

Il PD di Grugliasco prende atto che risulta citato nelle intercettazioni, predisposte durante l’inchiesta dalle autorità, un consigliere di maggioranza della Città che tuttavia a tutt’oggi non è iscritto nel registro degli indagati né tanto meno gravato di alcun tipo di addebito.

In ogni caso, la Città e la sua Amministrazione non sono coinvolti in alcun modo all’interno di tale ordinanza.

Tesseramento Democratico

1148743_10201623817310987_1049261370_nSia ben chiaro, non sono un nostalgico di certa politica, al massimo lo sono di una certa cultura.

Come si vede dalla foto, una volta prima di avere la tessera di un partito si chiedeva l’iscrizione.

Oggi invece sotto congresso ti trovi in ogni circolo centinaia di iscritti in più, persone mai viste di cui non conosci la provenienza, il pensiero e l’integrità morale.

Leggo oggi sui giornali che queste persone dal passato sconosciuto e dal presente buio venivano addirittura incaricate di procacciare voti e preferenze.

Tutto questo è da vomito, bisogna reagire immediatamente, schiena dritta e testa alta!

TERMOVALORIZZATORE: SUPERAMENTI EMISSIVI LINEA 3

Nella tarda serata del 12 Marzo, l’inceneritore del Gerbido ha avuto un piccolo disservizio legato alla chiusura della valvola a battente (clapet) che regola l’entrata dei rifiuti nel forno di incenerimento, determinando un ingresso di aria nella caldaia e – di conseguenza – uno sforamento delle emissioni dei limiti giornalieri del monossido di carbonio (CO) e dell’ammoniaca (NH3). Il problema è stato minimo, anche perchè risolto in brevissimo tempo, la quantità dei flussi di massa messi ieri dalla Linea 3 oltre i limiti autorizzativi è stato pari a circa 25 automobili che percorrono tutto il sistema tangenziale di Torino, quindi una cosa ridicola.

Premesso ciò, penso che faccia bene il Comitato Locale di Controllo a chiedere una proroga sul rodaggio dell’impianto che dovrebbe entrare in piena funzione a Maggio 2014.

INCENERITORE DEL GERBIDO: DIOSSINE, FURANI, IPA E METALLI, EMISSIONI SEMPRE SOTTO I LIMITI

inceneritoreConfermando il trend positivo dei primi rilievi del 2013, anche gli esiti delle nuove analisi relative alle emissioni di diossine, furani, IPA e metalli – effettuate a gennaio 2014 su tutte e tre le Linee dell’impianto – sono risultati abbondantemente sotto i limiti previsti dalla legge, ad ulteriore dimostrazione della sostenibilità ambientale del termovalorizzatore e della tutela della salute dei cittadini.

Le rilevazioni si riferiscono al prelievo che ha interessato i seguenti parametri: diossine e furani (PCDD+PCDF), mercurio (Hg), cadmio e tallio (Cd e Tl), zinco (Zn), idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e una sommatoria di metalli (Sb+As+Pb+Cr+Co+Cu+Mn+Ni+V+Sn).

In particolare, per IPA e metalli non è stato neppure possibile definire un valore esatto, poiché di molto inferiore al limite di rilevabilità degli strumenti a disposizione.

Si ricorda che, a differenza di altri parametri (monossido di carbonio, acido cloridrico, ammoniaca, ossidi di zolfo e azoto, carbonio organico totale, polveri totali, mercurio) che vengono misurati “in continuo” da TRM (e monitorati da ARPA), per diossine, furani, IPA e metalli – non esistendo metodologie scientificamente accreditate per la misurazione in continuo – la normativa vigente prevede esclusivamente misure periodiche trimestrali per ciascuna linea: gli inquinanti vengono raccolti in fiale, successivamente inviate ad un laboratorio specializzato e certificato ed analizzate.

RILIEVI EMISSIONI IN ATMOSFERA

 

Ricordiamo Emanuele Petri: poliziotto italiano – 2 marzo 2003

1565585-petri2[1]Emanuele Petri è stato un poliziotto italiano.

Sovrintendente della Polizia di Stato, medaglia d’oro al valor civile, morì in servizio durante l’arresto dei leader delle nuove Brigate Rosse, responsabili degli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi.

Il 2 marzo 2003, il sovrintendente Petri, assieme ad altri due colleghi, Bruno Fortunato e Giovanni Di Fronzo, svolgeva servizio di scorta viaggiatori su un treno regionale sulla tratta ferroviaria Roma-Firenze. Poco dopo la fermata alla stazione di Camucia-Cortona, Petri e gli altri colleghi, durante gli accertamenti di routine, decidevano di controllare un uomo ed una donna che viaggiavano a bordo del vagone. Questi ultimi, dopo aver esibito dei documenti falsi ai poliziotti che si accorgevano delle incongruenze, reagivano nei loro confronti.

L’uomo estraeva una pistola puntandola immediatamente al collo del sovrintendente Petri ed intimando agli altri poliziotti di gettare via le armi. Uno dei due poliziotti obbedì gettando la propria pistola sotto i sedili del convoglio ma l’uomo reagì ugualmente sparando alla gola di Petri, uccidendolo sul posto, e sparando nuovamente contro l’ultimo poliziotto armato che, nonostante le gravi ferite, riuscì a rispondere al fuoco dell’assalitore ferendolo mortalmente. La donna premette il grilletto della sua pistola contro l’ultimo poliziotto, ma l’arma non funzionò, perché ancora con la sicura, ed il colpo non partì. Ne seguì una colluttazione al termine della quale la terrorista veniva bloccata.

“Verso la terza-quarta vettura io (Fortunato, ndr) e Di Fronzo ci fermammo per identificare una persona, mentre Petri era andato avanti ed era entrato in uno scompartimento” racconterà poi al processo il sovraintentende Bruno Fortunato “Ho alzato lo sguardo, e ho visto Petri uscire dallo scompartimento con dei documenti in mano e cominciare a telefonare col cellulare collegato alla sala operativa della questura di Firenze. Poi ho visto un uomo (Galesi, ndr) che si avvicinava e gli puntava una pistola all’altezza della gola. Io e Di Fronzo ci siamo avvicinati di qualche passo e io gli ho fatto “ma che fai, butta quella pistola”. Lui invece ci ha gridato qualcosa come “datemi le armi, consegnatele a lei” (la Lioce, ndr). Io avevo sfilato la mia pistola dalla fondina e la nascondevo dietro lo spigolo di una poltrona. Lei mi è passata accanto senza guardarmi, poi ho capito che puntava alla pistola che Di Fronzo intanto aveva gettato per terra sotto alcuni sedili. Quando lei era appena dietro di me, ho sentito un pizzico all’addome (il colpo sparato da Galesi, ndr). Poi ho sentito qualche altro colpo, ma non so quanti. Emanuele (Petri, ndr) era a terra, io ho alzato la pistola e ho sparato. Galesi è caduto a terra, disteso nel corridoio. A quel punto sento Di Fronzo che mi fa “Bruno, dammi una mano”. Mi sono girato ma non me la sono sentita di fare un’altra cosa (di sparare, ndr). Ho rimesso la pistola nella fondina ho visto l’imputata distesa su una poltrona con una pistola fra le gambe che scarrellava e premeva il grilletto, alcune volte, senza che partisse il colpo. Di Fronzo era dietro di lei, piegato sullo schienale di una poltrona e cercava di bloccarla ma inutilmente perché non arrivava alla pistola. Ho visto la donna che cercava di riarmare l’arma più volte e di sparare verso di me. Dopo ho capito che era l’arma che Di Fronzo aveva gettato sotto i sedili. Gli ho strappato la pistola dalle mani, l’ho data a Di Fronzo e l’ho ammanettata. Poi sono andato a vedere più avanti. Galesi rantolava per terra, Emanuele purtroppo era disteso senza vita.”

Il treno si fermò quindi alla stazione di Castiglion Fiorentino dove arrivarono i primi soccorsi per le persone ferite, tra cui Galesi (che però morì alcune ore dopo in ospedale) e l’agente Fortunato che venne poi salvato dopo una lunga operazione chirurgica e rimase per sette giorni ricoverato nel reparto di rianimazione. Fortunato dovette pagarsi di tasca propria le spese legali del processo penale che ne seguì. Scosso dalla tragedia, non ebbe mai a riprendersi completamente, arrivando al suicidio nel 2010.

Dopo le prime indagini si riusciva ad accertare che i due sospetti, controllati dai poliziotti, erano terroristi facenti parte delle Brigate Rosse e, dalle ricostruzioni e dal materiale rinvenuto sul treno e nella borsa della donna (documenti, floppy disk e due palmari), gli investigatori riuscivano a catturare, nel periodo successivo, tutti gli appartenenti dell’organizzazione terroristica responsabile anche degli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi, avvenuti rispettivamente negli anni 1999 e 2002.

Petri, il giorno della sua morte non doveva prestare servizio ma aveva chiesto un cambio turno per assistere un ex collega dei Carabinieri malato gravemente.

Lascia la moglie ed un figlio di 23 anni, anche lui poliziotto. Alla sua memoria è stata conferita la medaglia d’oro al valor civile, consegnata alla moglie dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ed un monumento bronzeo a suo ricordo, rappresentante un cuore spezzato, è stato collocato nel piazzale della stazione ferroviaria di Castiglio Fiorentino, a lui ora dedicata.

Medaglia d’Oro al Valor Civile: “Impegnato in servizio di scorta viaggiatori sul treno Roma-Firenze, notando due persone sospette, decideva, unitamente ad altri colleghi, di procedere al loro controllo. Ne seguiva una violenta colluttazione nel corso della quale veniva colpito a morte da alcuni colpi di pistola esplosi dai due, risultati essere pericolosissimi terroristi, permettendo così, con il sacrificio della propria vita, la cattura degli stessi. Fulgido esempio di attaccamento al dovere, coraggio e capacità professionale, poste al servizio della collettività” – Castiglion Fiorentino (Ar) 2 marzo 2003.

Un ringraziamento particolare per questa memoria al mio amico Jack!

Il primo vero Miracolo di San Matteo

I miracoli succedono, molto più spesso di quanto si possa immaginare.

E’ o non è un miracolo che il PD sia entrato a far parte della Grande famiglia del PSE? A mio avviso è un miracolo, avendo una buona memoria, ricordo ancora i comunicati stampa congiunti di una certa classe politica Piemontese che attaccava in maniera becera ed anacronistica Fassino e Bresso che anticipavano i tempi firmando il “Manifesto del partito socialista europeo”.

Il neo segretario regionale Davide Gariglio, nell’ottobre del 2012 scriveva questo: «Il Pd è ormai pensato dai dirigenti nazionali, primo fra tutti Bersani, come un partito meramente di sinistra, dove le altre componenti culturali sono ormai state metabolizzate, secondo una prassi da tempo consolidata nella storia del Pci-Pds-Ds; un partito che ormai si muove saldamente nell’orbita del Pse».

Qualche settimana dopo, visto che l’attaco solitario di Gariglio pareva troppo debole, esce un altro documento firmato da parlamentari e consiglieri regionali: Stefano Lepri, Davide Gariglio, Alessandro Bizjak, Paolo Cattaneo, Angela Motta, Mariano Rabino, Bruno Rutallo, Luigi Bobba, Marco Calgaro, Giorgio Merlo, Gianni Vernetti, Franca Biondelli, Maria Leddi, Gianluca Susta.

Ora sia ben chiaro, il dissenso è ampiamente legittimo e a vederla dal loro punto di vista, la protesta era ampiamente comprensibile.

La cosa simpatica è che in questa lista, dei politici rimasti nel PD, il 99% sono Renziani ed alla decisione del Sindaco/Premier/Segretario non hanno mosso ciglio: nessun dubbio, nessuna obiezione.
Ora le cose sono due, o ci hanno messo 1 anno e mezzo a capire l’importanza dell’adesione al PSE o è successo un miracolo: il miracolo di San Matteo che con la sola forza dello sguardo gli ha fatto cambiare immediatamente idea!

UN CAFFÈ CON I SUBSONICA PER CHIEDERE LORO: COSA PENSATE DELLA VIOLENZA?

Si può sventolare la bandiera No Tav, ma gli artisti hanno una grande responsabilità e non possono non condannare chi sceglie la violenza

 

Seguo i Subsonica da sempre, ho tutti i loro cd, sono stato a tutti i loro concerti, ho la loro discografia in auto e pure nel lettore mp3, ho pure il loro libro. Mi accompagnano dalla seconda metà degli anni ’90, da quando hanno inciso il loro primo album. Ricordo ancora la loro prima casa discografica, la Mescal, ricordo anche i primi scazzi avuti con loro quando passarono con un’etichetta più nota e più grande. Posso tranquillamente dire che i Subsonica sono il mio gruppo preferito e tutti i miei amici lo possono confermare.

Lo sono e lo restano il mio gruppo preferito, nonostante le magliette che indossano o le bandiere che sventolano. Bisogna imparare a separare le cose, un artista è bravo a prescindere dal fatto che sia simpatico o se antipatico o pessimo.

Amo Marilin Manson nonostante la sua follia, non mi piace Guccini nonostante la sua fede politica. I gusti sono gusti.

Questa mattina i Subsonica hanno pubblicato un post contro un Senatore del mio Partito che, intervenendo alla trasmissione radiofonica La Zanzara, alla domanda “chi sono i mandanti morali delle molotov lasciate sull’uscio di casa sua?”, ha risposto ricordando che ci sono persone che anziché prendere le distanze da tali fatti, cavalcano la situazione e ci scrivono pure libri. E ha fatto una serie di nomi, tra cui quello di Fiorella Mannoia e di Caparezza.

Tutti noi abbiamo delle responsabilità. Persone come Mannoia, Caparezza e gli stessi Subsonica, hanno una responsabilità gigantesca: vivendo quotidianamente sotto i riflettori, diventano esempio da emulare per molta gente. Ricordo da adolescente che tutti noi avevamo un cappellino come Samuel, piuttosto che la pettinatura di Boosta.

Ora, premesso che la libertà di parola e di pensiero sono cose sacrosante ed ognuno è libero di dire e di manifestare ciò che pensa, mi piacerebbe sapere cosa i Subsonica, Fiorella Mannoia, Caparezza e tanti altri, sanno rispetto l’opera conosciuta come TAV.

Spesso si rischia di avallare una protesta, conoscendo solo le ‘narrazioni’ ideologiche di una minoranza, senza però conoscere minimamente i dettagli tecnici.

Personalmente ho inviato diversi messaggi su FB, sia a Max Casacci che all’intero gruppo per un confronto con loro, pubblico o privato, sul tema.

Non ho mai ricevuto risposta, eppure mi piacerebbe prendere il caffè con loro e fare una domanda semplice semplice. Non sulle ragioni di natura tecnica per cui hanno deciso di schierarsi con il movimento No Tav , anche perché sono sicuro che tutti loro abbiamo studiato benissimo questo argomento e conoscano a menadito il progetto iniziale della Torino-Lione e quello attuale. No, vorrei chiedere loro se non hanno nulla da dire rispetto agli arresti, alle violenze, alle intimidazioni e ai gravi provvedimenti adottati dalla Procura di Torino. Cosa pensano dei violenti presenti nel movimento? Cosa pensano rispetto ai pedinamenti dei giornalisti scomodi e delle molotov lasciate fuori casa di chi non la pensa come loro? Tutto li.

In base alla risposta, poi, si potrà parlare di qualsiasi altra cosa: la condanna, a mio avviso, è il punto dirimente, o di qua o di la, non si può tentennare davanti a simili cose.

Se si conosce bene il tema TAV, è legittimo sventolare la bandiera prendendo tanti applausi. Però è doveroso condannare le violenze.

La popolarità serve anche a questo: a tracciare delle linee di confine il cui superamento nulla può legittimare.

Mai sottovalutare niente…

Questa mattina il Senatore Stefano Esposito, trova sul pianerottolo di casa 3 bottiglie molotov ed una lettera nella cassetta della posta dove si leggeva tra le righe, che qualuno lo segue con una certa frequenza, facendo chiari riferimenti a cose da lui fatte nella settimana precedente.

Sempre questa mattina, in procura, con polistirolo, pezzi di plastica ed altro materiale sono stati manomessi gli scarichi di 12 bagni allagando i locali.

I bagni non erano quelli pubblici al piano terra: alcuni erano quelli del sesto piano, dove ci sono gli uffici dei pm Padalino e Rinaudo, altri erano quelli del quarto piano, dove ci sono gli uffici dei Gip: uno dei bagni si trova davanti all’ufficio del gip Bompieri che ha disposto gli arresti dei 4 militanti accusati di terrorismo, militanti che poi, sempre oggi, sono rimasti in carcere a seguito della conferma delle misure cautelari nei loro confronti.

Sempre oggi, viene reso noto un video che certifica il pedinamento di un cronista de LaStampa. Nel video, viene reso noto l’indirizzo dell’abitazione del cronista, il numero di targa della sua auto ed anche di quella della moglie la quale, anche lei negli anni, è stata pedinata da questa intelligence abusiva ed illegale.

Tutto questo è inquietante, quelli di oggi sono veri e propri segnali, questi criminali ci hanno spiegato che nessuno si può sentire al sicuro, a partire da PM e GIP in Procura, per arrivare ai singoli cittadini nelle proprie abitazioni.

Quelli di questi ultimi giorni sono dei veri e propri attentati alla democrazia ed in quanto tali vanno repressi, senza dubbi e senza tentennamenti.

Quella che da anni porto avanti assieme al Senatore Esposito, non è una battaglia a favore della costruzione di una ferrovia, la costruzione della stessa è un dato di fatto, la nostra è una battaglia per la legalità e per la democrazia.

SOLIDARIETÀ AD ERICA DI BLASI

Ancora una volta, in Val di Susa, vengono compiuti atti spregevoli nei confronti di una Donna, di una Lavoratrice, di una Giornalista. Ricordiamo le incredibili parole del prof. Zucchetti, noto elemento di spicco NO TAV che rivolgendosi ad una donna le diceva: «Piccina, solo per avvertirti che ho diramato un piccolo ordine di servizio fra i compagni e in Valle di Susa. Se osi far vedere la tua bella faccina di m…. da quelle parti ti sfondiamo la faccetta».

Questa volta invece, tre attivisti hanno circondato e seguito Erica di Blasi, giornalista de La Repubblica costringendola a consegnare i documenti e tentando di prenderle il cellulare. La giornalista, poi, è stata seguita fino all’auto alla quale hanno anche fotografato la targa. Per finire, circondata da una ventina di No Tav, è stata costretta ad andarsene.

I tre sono stati già individuati, ma non sono finiti in carcere per via della Legge “Svuota Carceri”.

Alla giornalista va la mia incondizionata solidarietà, oltre ad un sincero ringraziamento per la serietà ed il coraggio con cui svolge quotidianamente il suo lavoro. Ora, aspetto con ansia una presa di posizione di quella cosiddetta società civile che su certi temi non sempre si esprime.

In uno Stato democratico certi fatti non possono accadere: le minacce ai giornalisti ed ai lavoratori sono inaccettabili!

Chiediamo scusa per i no tav, prima o poi, tutto finirà!

Questa notte, dopo aver presidiato tutto il giorno la rotonda del Vernetto a Chianocco in attesa di nuovi pezzi della Talpa (che però non sono arrivati), alcuni No Tav, evidentemente insoddisfatti del magro risultato riscosso durante la giornata, hanno pensato bene di andare a fare casino sotto l’hotel Napoleon di Susa. La struttura ospita una parte delle forze dell’ordine impegnate a vigilare sul cantiere TAV di Chiomonte.

“Esprimiamo massima solidarietà nei confronti dei gestori dell’hotel e di tutti gli ospiti, sia dei turisti che dei lavoratori del comparto sicurezza.

Restiamo fiduciosi, prima o poi, la pantomima finirà e queste persone che usano la scusa del treno per fare un po’ di “sana” lotta allo Stato torneranno alla vita normale”.

Lo afferma il responsabile del Settore Sicurezza del PD torinese, Raffaele Bianco

 

 Qui il video degli zombie

 

 

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