MARINA CASSI – LaStampa
Presidio Da ieri e fino a domani in via Balbo i dipendenti delle cooperative sociali di tipo B protestano contro il taglio di 4-500 posti su mille
Ci sono tagli che, oltre al lavoro, tagliano il futuro. E’ quello che rischia di accadere ai lavoratori, dipendenti di cooperative sociali di tipo B, che fanno le pulizie o operano come bidelli nelle scuole piemontesi. Sono oltre la metà dei 4-500 -su 1000 totali – che rischiano di rimanere a casa per i tagli del 50% della spesa annunciati dal ministro Gelmini.
Ma questi non sono lavoratori qualsiasi: sono disabili o ex tossicodipendenti o ultracinquantenni o madri singole. Il Piemonte è un caso unico in Italia: dal ‘95 è stato scelto di far svolgere quel tipo di lavori a persone n i difficoltà. E con ottimi risultati. In questi giorni, infatti, nelle scuole si sta organizzando la solidarietà spontanea di genitori, presidi, insegnanti.
E da ieri a domani c’è un presidio permanente in via Balbo di fronte alla scuola Fontana organizzato da Cgil, Cisl, Uil e oggi la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, a Torino per una iniziativa sull’acqua, incontrerà una delegazione.
Al presidio arrivano le madri di ragazzi lavoratori come Emanuela Buffa: «Per i nostri figli questo lavoro significa tutto: l’autonomia e non l’assistenza». Sonia Quiele è una educatrice della Cooperativa Zenith: «Le persone con disabilità che ora lavorano possono vivere da soli o in piccoli gruppi. Se non hanno reddito salta il loro progetto di vita, saltano i matrimoni che sono in cantiere. Salta tutto e tornano nel ghetto».
C’è un particolare calore nella gestione di questo presidi da parte delle sindacaliste. Dice Gabriella Semeraro della Cgil: «Ci sono responsabilità del Ministero e ce ne sono della Regione che ha stanziato per questo servizio lo scorso anno 2 milioni e 750 mila euro quando i tagli erano del 25% e per quest’anno, con tagli nazionali del 50%, solo 1,5 milioni». E Olga Longo della Cisl aggiunge: «Non ha senso fare risparmi da un lato per poi dover spendere con l’assistenza dall’altro. E’ una scelta di civiltà dare lavoro a queste persone».
E ieri in piazza c’erano anche – con un affollato e colorato presidio in piazza Castello organizzato dalla Cgil – i precari del pubblico impiego. Spiega Gianni Esposito segretario della Funzione pubblica della Cgil: «Ci sono in Regione 3500 precari di cui 2 mila nella sanità e gli altri in enti locali che erano co.co.co poi trasformati in tempi determinati con la certezza di essere assunti a tempo indeterminato nel 2012. Ma adesso i tagli nazionali e piani di rientro nella sanità hanno fatto saltare le assunzioni. Sono persone che, dopo 3-4-5 anni, si ritroveranno senza lavoro creando anche ovvii problemi di disservizio».
Aggiunge: «Chiediamo a Cota di premere sul governo affinché sospenda gli effetti delle nuove norme. E di sospendere le disposizioni sul blocco del rinnovo dei contratti fino a quando non sarà chiaro il futuro modello di sanità pubblica».