IO
Lettera di Antonio Boccuzzi
Ho conosciuto Raffaele durante la campagna elettorale delle politiche del 2008.
Nel corso di questi anni, ho avuto il pregio di conoscere anche la sua famiglia,unita e affiatata. E’ capitato di incontrarsi a volte alle iniziative che il suo papà Aldo organizza; attività ludiche con un forte richiamo alle origini, alimentando nella nostra città e nella sua provincia quel carattere che la rende la città più meridionale del nord.
Molte volte con Raffaele, ci siamo confrontati sui temi della politica, soprattutto su quelli che oggi contraddistinguono le azioni del governo e le proposte per affrontare e uscire dalla crisi.
Devo dire che la nostra condivisione rispetto al tema del lavoro e la sensibilità nei confronti dei lavoratori, per usare una metafora, è tanto vicina, quanto la distanza che ci separa nel tifo calcistico, lui granata convinto, io tifoso bianconero.
Molti i terreni su cui ci siamo confrontati, politiche del lavoro e di sostegno ai giovani, cercando sempre di stare dalla parte che sentiamo più vicina, dalla parte dei lavoratori.
In politica gli spazi per i giovani sono evidentemente limitati e questo non è causa sicuramente di un allontanamento o un disinteresse per la cosa pubblica, ma per il severo giudizio e il distacco che il tradimento delle aspettative ha creato.
Sono convinto che Raffaele possa rappresentare adeguatamente le istanze dei suoi coetanei, dei tanti precari, dei lavoratori licenziati, di coloro che vogliono investire nel proprio futuro, ma sbattono contro un presente inquieto e depressivo.
Sono certo che l’impegno di Raffaele sarà interamente profuso in un’unica direzione votata alla trasparenza, alla partecipazione, alla meritocrazia. Sono sicuro che darà un contributo importante nel comune dove è nato e dove vive; un apporto tanto importante, quanto sostanziale, così come lo ha dato e continua a darlo come Dirigente del Partito Democratico.
Sono convinto che si può fare buona politica, mettendo al centro della propria mission la colletività, contrapposta ad eccessivi individualismi che hanno caratterizzato una fase ormai destinata al declino.
Occorre riappropriarsi di un ruolo che non può essere smarrito per sempre, ma è indispensabile riacquistare fiducia negli elettori.
La politica non può e non deve abdicare per essere sostituita da professori che spesso peccano di eccesso di tecnica.
Spesso i partiti hanno commesso l’errore di farcire i programmi di sogni che spesso rimanevano chimere irrealizzate. E’ ora di aprire quel cassetto ed iniziare a trasformare quegli impegni presi con gli elettori in realtà.
E’ il tempo di un nuovo battesimo della politica, che la sollevi dal peccato originale in cui è intrisa e solo un’aria nuova con giovani protagonisti può farlo.
Per tutte le qualità che ho riscontrato e apprezzato direttamente, sostengo convintamente la candidatura di Raffaele perchè tutti i grugliaschesi possano condividere la mia fortuna, quella di aver trovato un amico.
Odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. ( Antonio Gramsci)
“Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.
Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.
Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch’essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna. E sono diventati cosí invadenti e cosí fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Cosí la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa la film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.
Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore. Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.
Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell’immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno piú nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d’inventario dai nostri sciocchissimi antenati”
(Antonio Gramsci, Gennaio 1916, l’Avanti!)
Io, assalita dai volontari per la vita mentre andavo in clinica a abortire
SARA STRIPPOLI – Repubblica
«Ho abortito con la Ru486. A fine agosto sono andata al Sant´Anna per il controllo. Sul marciapiede di via Ventimiglia mi ha avvicinato una donna che stava volantinando per il Movimento per la vita e ha cominciato a dirmi se sapevo cosa succedeva in quel posto, quale luogo orrendo fosse, un abortificio. Ero lì per un controllo e non ero tranquilla, non avevo certo voglia di stare a sentire, le ho detto che ero in ospedale proprio per un aborto, che per una donna non era certo una scelta facile, che mi lasciasse in pace. Ovviamente non sapeva che avevo già abortito, mi ha detto che potevano aiutarmi, sostenermi. L´uomo in camice bianco, un infermiere?, che stava dietro di lei e stava distribuendo volantini ha sentito quello che stavo dicendo e ha cominciato ad urlare che eravamo delle assassine, che le donne che abortiscono commettono un omicidio, sono malate di mente. Ho alzato la voce anch´io, gli ho detto che prima di ogni altra considerazione, da uomo non poteva capire cosa poteva provare una donna. Lui ha alzato la voce ancora di più, ha detto che avrei potuto partorire e poi far adottare mio figlio. Ero inorridita, ho tagliato corto e sono entrata. Quando sono uscita ha ricominciato. Un´esperienza sgradevolissima, che non dimenticherò». Parla Maria, 34 anni, impiegata. Ha deciso di raccontare questa storia perché, dice «leggo sui giornali dell´intenzione della Regione di portare in ospedale persone che vogliono convincerti che stai commettendo un omicidio. Sono allibita dall´idea che un uomo come quello, che peraltro portava il camice e diceva di avere tutte le competenze per poter parlare, possa essere uno di quelli che una ragazzina potrebbe trovarsi davanti, magari scambiato per una figura istituzionale. Uno choc».
In quella giornata di agosto in cui è andata al Sant´Anna per quel controllo, Maria ha chiesto ai medici che lavorano nel reparto Ivg, interruzioni di gravidanza, se sapevano cosa accadeva fuori: «Mi hanno confermato che spesso erano lì fuori a volantinare, che cercavano di non mettersi proprio davanti all´ingresso. Poi ho parlato con altre donne che stavano aspettando come me. Una aveva il volantino in mano, un´altra mi diceva che aveva abortito ma era consapevole di aver commesso un peccato. Ho provato una sensazione di angoscia, sono convinta che ogni donna in quelle condizioni scelga e sappia perfettamente che qualsiasi sia la decisione pagherà un prezzo». Maria non nega di svegliarsi ogni mattina riflettendo su quel bambino che poteva nascere: «Ma non me la sono sentita, sarei stata da sola, non mi sentivo abbastanza forte. Credo però fermamente nella libertà di scelta, tutti gli aiuti possibili e nessun lavaggio del cervello di ispirazione religiosa». L´accoglienza nei consultori è stata ottima, racconta ancora «ho incontrato persone fantastiche con cui ho potuto anche parlare, che mi hanno spiegato in modo molto chiaro tutti gli effetti. Fra l´altro io ho problemi di salute che rappresentavano un rischio nel caso di aborto chirurgico. Per me la Ru486 era l´unica soluzione sicura».
Dopo questa esperienza Maria dice di essersi convinta che semmai è necessaria ancora maggiore attenzione nei confronti delle donne che abortiscono, che lo facciano con la pillola o con la chirurgia: «Credo che non si debba risparmiare sul personale, che semmai ci sarebbe bisogno di un´assistente sociale o di una psicologa, qualcuno che oltre agli aspetti sanitari chiariti molto bene dai medici, possa anche spiegare quali sono i possibili percorsi per una donna madre, gli eventuali sostegni istituzionali, gli aiuti concreti». Anche in ospedale si potrebbe offrire di più: un po´ di personale in più per evitare l´eccessiva fretta, locali più adeguati, possibilmente lontani dai reparti dove i bambini nascono: «Penso che sia questa la strada, non certo la presenza inquietante di chi prima di offrirti il suo aiuto prova a convincerti, fra l´altro spesso in malo modo, che stai commettendo un peccato e non una scelta, comunque dolorosa, per la tua vita».
Grugliasco: gli effetti della manovra finanziaria
In base ai calcoli fatti, Il Comune di Grugliasco per soddisfare le richieste dell’attuale Manovra Fiscale Voluta dall’Attuale governo PDL e Lega, dovrà nel 2011 “risparmiare” più di 5 milioni di euro, anche perchè lo stato, non verserà alle casse comunali circa 5268000 euro. Questo significa che ogni abitante dovrà pagere circa 140 euro in più per coprire gli effetti dei tagli.
Questo cosa significa? Che le ripercussioni, sarano nelle voci di bilancio più alte, quindi, a parte il personale che difficilmente sarà passibile di riduzioni, bisognerà tagliare la spesa sociale ed i servizi ai cittadini! Ancora una volta, il governo Berlusconi chiede sacrifici ai più deboli!
Intervista su Radio Flash
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Intervista di Dario Castelletti su Radio Flash alla trasmissione Flash Town in onda dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13
Cattolici contro Sfida a colpi di volantino all´ora della messa
SARA STRIPPOLI – RepubblicaIl voto e le chiese: volantini all´ora della messa e controvolantini all´uscita, omelie ambigue e pranzi con candidati. Un curioso esempio di guerra fra cattolici alla vigilia del voto si è combattuta ieri a Grugliasco, davanti alla parrocchia di Santa Maria. Il parroco don Angelo Zucchi, ciellino dichiarato e bresciano d´origine, ha pensato di invitare a pranzo il candidato Roberto Cota per un incontro con i volontari della sua associazione Altrocanto. Controrisposta dei democratici: un volantinaggio fuori dalla chiesa per contestare la scelta di don Angelo, aspettare l´arrivo di Cota e ricordargli che Grugliasco ringrazia il Carroccio per la sua campagna di boicottaggio della Città della salute su un territorio a pochi chilometri da Torino. «Incredibile vedere sui banchi della Chiesa i volantini che Alleanza Cattolica sta distribuendo in migliaia di copie e via mail a sostegno di Cota, a parte l´inopportunità di un invito ad un solo dei candidati», spiega il giovane consigliere Pd Raffaele Bianco, che ieri mattina era davanti alla parrocchia insieme con il sindaco di Grugliasco Mazzù. «Non ho autorizzato la distribuzione di nessun volantino – replica don Angelo, che tuttavia non smentisce la sua amicizia e la convergenza di vedute con Giampiero Leo – Nelle omelie invito le persone ad andare a votare e a tener conto dei valori non negoziabili indicati dalla Chiesa. Non ho mai fatto nomi». Quanto all´invito a pranzo, il parroco invoca la par condicio: «ho invitato anche Davide Gariglio che verrà mercoledì, e senza Giampiero Leo come qualcuno va dicendo. In realtà volevo che i politici vedessero come funziona la mensa solidale della nostra associazione. Considero sia Cota sia Gariglio due studenti che hanno qualcosa da imparare». Teniamo distinti i due livelli, è la sua sintesi: «come prete non faccio campagne elettorali, come cittadino ho le mie idee e non posso negare che il “Patto per la vita e per la famiglia” sottoscritto da Cota con la presenza di quattro garanti che verificheranno il suo lavoro sia un passo significativo». Il sociologo e studioso delle religioni Massimo Introvigne, che di Alleanza Cattolica è vice responsabile nazionale e che da cattolico di destra ha firmato le ragioni per sostenere Cota e un duro attacco a Casini («l´Udc è una trappola per topi»), conferma che la campagna per sostenere il candidato della Lega è massiccia: 56 mail, documenti su facebook, materiale spedito a tutti i parroci del Piemonte. Spiega però che Alleanza Cattolica non ha mai invitato i parroci a distribuire volantini: «So bene quelle che sono le disposizioni dei vescovi e non saremo noi a sperare che qualcuno scelga la disubbidienza». Il Patto per la vita e per la famiglia firmato da Cota e appoggiato anche da Federvita e dalla fondatrice del Sea (servizio emergenza anziani) Maria Paola Tripoli, dice ancora Introvigne «è un esempio di come un candidato dimostri disponibilità a farsi valutare». Walter Boero, presidente del Movimento per la vita di Torino e coordinatore di tutti i centri della provincia, docente universitario e in passato candidato per l´Udc, assicura che la posizione del Movimento per la vita italiano nulla ha a che vedere con gli accordi stipulati da Cota: «Noi non abbiamo preso posizione per alcun candidato».





