Raffaele Bianco
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Ricapitolando, al V-Day, il saltimbanco populista riempie le piazze, gli estremisti ne cavalcano l’onda dicendo che il Pagliaccio è persona buona e giusta e che le sue iniziative sono condivisibili, in particolare PRC si fa portavoce ufficiale di questo malessere che regna nel nostro paese.
Oggi invece Grillo attacca l’inattaccabile presidente della camera Faustino Bertinotti e tutta Rifondazione inveisce contro questo “Attacco Volgare”. Per la serie, fate quello che dico non quello che faccio, va bene se colpiscono gli altri, ma se colpite noi siete Volgari!

Ennesima passerella ieri sera in consiglio comunale, ancora una volta si è fatto la gara al più buono, a chi fa più beneficenza. Un cosnigliere propone di devolvere il gettone di presenza (39 euro lordi) ad un gruppo che raccoglie fondi per le vittime sul lavoro (quindi non solo Thyssen), un altro consigliere propone di devolvere il gettone di presenza a Specchio dei tempi…
Una vera e propria barzelletta, con più di un ora di discussione!
Secondo me, la beneficenza, per essere tale e per avere un valore nobile, deve essere fatta privatamente ed in silenzio. La beneficenza è come la fede religiosa, non devo darne conto a nessuno, non devo mettere crocefissi tamarri e coatti al collo per dimostrare la mia fede, tantomeno nelle aule scolastiche o comunali. Ci sono tanti modi per fare beneficenza senza passare sotto i riflettori, si può mandare sms, telefonare, oppure andare in posta, lo si può fare anche tramite internet. Qualcuno ha anche avanzato la proposta Telethon come destinatario del gettone. Tutto questo mi fa ridere, si toglie spazio al vero lavoro di consiglio, dando spazio al proprio ego con una vera e propria gara al più solidale. Io non lascerò il mio gettone di presenza a nessuna di queste iniziative proposte dai vari consiglieri per un semplice motivo, ho gia fatto le mie donazioni e continuerò a farle senza dirlo mai a nessuno, senza mettere cartelli e senza fare grossi proclami! Ricordando oltretutto che qualche sera fa, anche a Grugliasco si è svolta la serata di raccolta fondi Telethon ed i consiglieri presenti erano pochissimi, forse perchè non potevano mettersi bene in mostra o chissà per quale motivo, fatto sta che non erano li, dove avrebbero potuto dare il loro contributo…

A furia di vendere sogni irrealizzabili si finisce così :)

Vi ricordo l’incontro del prossimo venerdì 21 dicembre p.v. al SERMIG - Arsenale della pace (ore 18-19,30, p.za Borgo Dora 61, Torino) al dibattito “Contro la pena di Morte. Il contributo dell’Italia all’adozione di una moratoria internazionale sulla pena di morte”, con Ernesto OLIVERO (Fondatore del Sermig), Pietro MARCENARO (Presidente Comitato permanente sui diritti umani alla Camera dei deputati), Gianni VERNETTI (Sottosegretario Affari Esteri).

Oltre alle “augurizie natalizie” che potremo scambiarci in quell’occasione, avremo forse l’opportunità di festeggiare un grosso passo nel campo del diritto internazionale e dei diritti umani, dal momento che a partire dal 18 dicembre l’Assemblea generale dell’ONU si riunirà per decidere sulla proposta di moratoria internazionale sulla pena di morte.

Per adesioni confermare con email a carola.casagrande@dspiemonte.it.


Sicurezza nei luoghi di lavoro, lotta al lavoro nero, al precariato, innalzamento delle pensioni basse, maggiori tutele per giovani, donne e over 50, riforma del TFR. Su questi temi si è dipanata l’attività del Ministro del Lavoro, in oltre un anno di governo, nel rispetto del Programma, applicato con gradualità e determinazione.


Partiamo da pochi esempi che hanno cambiato il mercato del lavoro in Italia: la diminuzione del costo del lavoro legata al tempo indeterminato, la stabilizzazione di 22.000 lavoratori dei call center, l’estensione delle tutele di malattia e maternità agli apprendisti e ai lavoratori parasubordinati, l’aumento per i lavoratori flessibili dei contributi previdenziali prima dal 18 al 23% e dopo dal 23 al 26%.


Ma uno degli esempi più significativi e recenti, riguarda il Protocollo siglato lo scorso 23 luglio con le parti sociali, mirato alle fasce deboli: è il miglior accordo di concertazione da 25 anni a questa parte. Un accordo totalmente acquisitivo, a vantaggio dello stato sociale e della competitività del sistema Paese, dove non c’è scambio. A differenza di tutti i precedenti, a partire dal patto anti inflazione di Scotti nel 1983. L’accordo distribuisce quasi 40 miliardi di euro in 10 anni a vantaggio di pensionati, giovani e retribuzioni dei lavoratori. Per la prima volta i benefici toccheranno 7.080.000 pensionati, 3.340.000 con aumenti delle pensioni e 3.740.000 avranno l’aumento dell’indicizzazione al costo della vita. E’ garantita la copertura previdenziale figurativa fino a sei mesi per chi ha meno di 50 anni, fino a nove mesi per chi li supera. Si supera lo “scalone” e si anticipa di tre anni la pensione per i lavoratori “usurati”. Tra gli altri provvedimenti: viene innalzata l’indennità di disoccupazione, si pone un limite ai contratti a termine, si cancella il job on call (il lavoro a chiamata), sarà più facile riscattare la laurea ai fini pensionistici ed è prevista la totalizzazione, ovvero il cumulo di tutti i periodi di contribuzione.


In questa direzione va anche l’accordo siglato pochi giorni fa, insieme al ministro Paolo De Castro, che dopo 30 anni fa voltare pagina alla previdenza e al welfare agricoli . Con nuove regole per contrastare il sommerso e la disoccupazione, finalizzato a favorire l’emersione del lavoro nero e fittizio e a consolidare l’occupazione. Un accordo molto rilevante, un’estensione al protocollo del 23 luglio sul welfare, dai contenuti di fortissima innovazione. Punto centrale della riforma – che sarà inserita nel collegato alla Finanziaria e scatterà nel 2008 con una copertura di140 milioni di euro – è la revisione dell’attuale meccanismo di accesso alla disoccupazione.


Sul fronte della sicurezza nei luoghi di luogo è stato approvato un disegno di legge fondamentale a firma Damiano e Turco: il Testo unico sulla sicurezza, che prevede premi per le aziende virtuose e viene rivisto l’apparato sanzionatorio per quanti non rispettano le regole: una legge che si aspettava da 10 anni.


La lotta al lavoro nero ha prodotto, in un anno, nella sola edilizia, la sospensione di 2.224 aziende per l’utilizzo di lavoratori irregolari e fatto emergere dal lavoro nero 162mila persone, in gran parte sotto i 30 anni, in precedenza sconosciute all’Inail. Ancora, 1.411 gli ispettori assunti, di cui 300 a partire dal prossimo gennaio. Sull’onda delle regolarizzazioni, i dati Inail evidenziano come nell’ultimo anno il saldo attivo occupazionale nel settore edile sia stato pari a 71.822 persone, con un aumento dei contributi riscossi di oltre 43 milioni di euro.


C’è poi l’importante riforma del TFR, pensata per i giovani che, con le riforme della previdenza obbligatoria nel corso degli anni 90, hanno visto diminuire la propria prestazione previdenziale pubblica. Con questa riforma cambia il modo di percepire la previdenza, non solo quella complementare. I lavoratori sono infatti chiamati a decidere se destinare il proprio TFR alla previdenza complementare, che entra a far parte del loro futuro.


Ultima, in ordine di tempo, l’intesa siglata nei giorni scorsi, con Fieg e Fnsi sulle aliquote previdenziali dei giornalisti precari, che saranno armonizzate entro il 2011 a quelle dei collaboratori iscritti alla gestione separata Inps. Ancora, l’armonizzazione dei regimi previdenziali e lavorativi dei collaboratori giornalisti alle norme dell’Inps prevede anche il riconoscimento dei periodi di malattia e di maternità. L’accordo prevede anche la possibilità di stabilizzare i giornalisti collaboratori previo accordo sindacale.


Sono Torinese e come ovvio sono tifoso Granata, vi chiedo una piccola cosa, di giocare la prossima partita con la fascia nera sul braccio in segno di lutto. Quello che è successo in questi giorni è una cosa terrificante, una vera e propria strage consumata sul posto di lavoro. Abbiamo fatto minuti di silenzio per i militari e per le forze dell’ordine cadute sul lavoro, mi sembra doveroso per la società giocare con il lutto al braccio e prestare un minuto di silenzio, ricordando quelle persone, operai, che si sono recati sul posto di lavoro e non sono più tornati a casa.


Saluti e Forza Toro 

Il Nicaragua è un paese poco conosciuto, fuori dalle rotte turistiche tradizionali ma molto interessante geograficamente per le grandi foreste pluviali nell’oriente del paese, i 40 vulcani di cui molti attivi, i 2 laghi immensi e i mari incontaminati.
Dal punto di vista della storia recente, il Paese è stato protagonista di un’insurrezione popolare nel 1979 che ha cacciato la dinastia dei Somoza e ha creato un governo, guidato dal Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, che negli anni 80 ha coniugato democrazia politica e una serie di profonde riforme sociali tra le quali la crociata nazionale di alfabetizzazione, la riforma agraria, la  riforma sanitaria. La guerra scatenata dagli Stati Uniti ha provocato una grave crisi economica e sociale che ha aperto le porte alla vittoria elettorale della destra che, negli anni 90, con una politica di stampo neoliberale ha in parte demolite le conquiste sociali del paese e lo ha trascinato all’ultimo posto, dopo Haiti, nell’ Indice di Sviluppo Umano in America Latina
Malgrado 15 anni di controriforme i movimenti e le organizzazioni, anche se frazionati e senza riferimenti politici diretti, hanno continuato a essere protagonisti delle lotte popolari facendo del Nicaragua un paese in prime linea nella resistenza al neoliberismo.
La vittoria alle ultime elezioni del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale ha riaperto molte prospettive al paese che, allineandosi al Venezuela di Chavez, ha iniziato a mettere in cantiere, con luci e ombre, alcune politiche popolari allontanandosi dai modelli imposti dal FMI e dalla Banca Mondiale. Read the rest of this entry » »

Ieri sera, prima di entrare allo stadio, ho fatto il solito giretto nella parte pedonale di corso sebastopoli, davanti piazza d’armi. Ogni domenica li rivedo i miei amici, compagni di curva ed amici di una vita, facciamo due chiacchiere, non sempre e solo di calcio, mangiamo un panino, beviamo qualcosa assieme e poi entriamo. Mentre giravo un ragazzo mi ha dato un volantino, firmato “Gruppi disorganizzati della Maratona”.
Nel volantino si parla di protesta e di libertà, vengono illustrati i motivi del settore centrale della Maratona vuoto. Io credo che tutto ciò non ha alcun senso. Il vero male del calcio, non sono i tifosi, ma i soldi che ci girano attorno, in particolar modo i soldi che arrivano dalle televisioni. Una volta il calcio era più bello e più genuino, vinceva chi trovava il campione più forte, chi aveva un miglior vivaio giovanile, oggi invece vince solo chi ha più sponsor e più proventi dai diritti televisivi (inter, juve, milan), solo loro possono competere nella corsa allo scudetto. I vivai non esistono, i giovani vengono svenduti alla serie cadetta se non peggio ed i calciatori italiani hanno poche speranze di emergere. Basta guardare la rosa dell’inter, dove non ci sono italiani e ci sono pochissimi giovani, nel milan, dove la lingua più parlata è il brasiliano o la juve, che può giocare partite a rischio anche la sera. Ecco, le partite a rischio, in base a cosa si decide che una partita è a rischio o meno? La partita di ieri sera del Toro contro il Genoa, era a rischio? A parte il fatto che tutto il mondo sa che tra le due tifoserie c’è un patto di gemellaggio, infatti ieri sera gli stessi tifosi Granata intonavano cori genoani, ma poi, se era così a rischio, chi ha deciso di giocarla come posticipo serale? Così come il derby della mole, giocato di sera, così come Milan – Juve, giocata sabato sera. Insomma, ci sono partite a rischio e partite a rischio ma un po’ di meno, dove non fa niente che le due tifoserie si odiano da secoli e le si fa giocare lo stesso la sera, nonostante i problemi di ordine pubblico dovuti al buio.
Per questo io sono contro le decisioni della tifoseria, io sono per entrare a guardare tutte le partite, di cantare ed osannare i nostri idoli, sia in casa che in trasferta.
Volete fare veramente i rivoluzionari?? Allora andate a casa, carta e penna, scrivete una bella lettera di disdetta a Sky, gli rimandate il decoder indietro e gli dite che non volete guardare manco più i film. Vedrete che se sarete in tanti (io mi escludo perchè non ho mai seguito il calcio in tv) verrà ridimensionato il potere delle payTv e ri risolveranno parecchi problemi.

NO AL CALCIO MODERNO, NO ALLE PAY TV


Il paradosso rosso è il seguente: com’è che in Italia c’è il governo più a sinistra d’Europa e la sinistra lo soffre così tanto da aver voglia di disfarsene? In Italia c’è il governo più a sinistra d’Europa non solo perché siamo l’unico paese del continente in cui due partiti comunisti sono nella stanza dei bottoni.
Lo è anche per le politiche che fa il governo. Tra decreto per spendere il tesoretto, Finanziaria e protocollo del welfare, Dini calcola che si siano impegnati in vario modo ventisette miliardi di euro per la spesa sociale. Anche se fossero la metà, non c’è governo in Europa che stia allargando in egual modo i cordoni della borsa, meno che mai un governo che ha sul groppone il terzo debito del mondo e che è nato con il peso di una procedura di infrazione per deficit eccessivo. Dalla manovra si esce con un bonus, seppur modesto, per gli incapienti (cioè i poveri così poveri che non pagano tasse); con l’aumento delle pensioni più basse, tutt’altro che modesto, visto che si tratta di 423 euro in media, pari al 2,65 per cento del reddito; con l’abolizione dello scalone pensionistico, a vantaggio di una enclave di operai del nord; con un taglio dell’Ici che ridurrà anche l’imposta per i ceti medi ma la annulla a quelli bassi, e con uno sgravio Irpef agli affittuari a basso reddito; con l’aumento, seppur modesto, dell’indennità di disoccupazione; con una serie di misure per favorire l’accantonamento previdenziale dei giovani lavoratori precari.

Non sarà la rivoluzione d’ottobre, però se fossi Giordano avrei commissionato un manifesto con sopra il faccione di Padoa-Schioppa e sotto la seguente scritta: “Abbiamo costretto il custode dell’ortodossia monetarista di Bruxelles ad aprire il portafogli”. E ci è costato un rallentamento del processo di risanamento finanziario, esattamente ciò che Rifondazione e la sinistra radicale chiedevano fin dal primo giorno del governo, quando proposero di diluire in due anni la manovra di rientro dei conti pubblici. Bertinotti potrebbe pavoneggiarsi ai meeting internazionali della Sinistra europea, con l’aria di chi ha finalmente trovato la quadratura del cerchio: come contestare il capitale mettendosene in tasca un po’.

E invece. Rifondazione è scossa, la base traumatizzata, Sansonetti scatenato, Diliberto minaccioso, e addirittura la Cosa rossa teme di esser scavalcata da una cosa ultrarossa. E tutto perché i dirigenti di quei partiti non hanno saputo in questi due anni fare il lavoro che spetta ai dirigenti di un partito: la pedagogia della base.
Se uno parte con un manifesto che annuncia che farà piangere i ricchi, è ovvio che neanche un sorrisino dei poveri gli può bastare. Anzi, gli appare come un tradimento: perché se il fine è superare il capitalismo, ricevere qualcosa in cambio della sua insuperabilità è come vendersi per un piatto di lenticchie. Nelle condizioni date, la sinistra radicale ha avuto la luna, e altra ancora ne avrà se continuerà a contare molto per la stabilità del governo Prodi; ma se presume di poter cambiare le condizioni date, cosa che neanche i comunisti cinesi pensano sia più possibile, allora mai niente le potrà bastare.
Il cul di sacco politico in cui si è cacciata la sinistra radicale, che non può fare la crisi di governo mentre Dini la può fare, discende direttamente dal paradosso di cui sopra. E infatti così l’ha esplicitamente giustificato Giordano. La sinistra non può far cadere Prodi perché sennò torna lo scalone e cadono tutte quelle belle cose di cui sopra. Non può farlo cadere perché sennò nega a milioni di lavoratori i miglioramenti cui hanno detto sì nel referendum, e scippa al sindacato ciò che con nessun altro governo potrebbe neanche aver sognato di avere. Sarebbe come chiedere tutto per ottenere meno. Se Dini, invece, avesse fatto cadere il governo, se ne sarebbe perfettamente compresa la logica sociale: salvare lo scalone e risparmiare un bel po’ di spesa pubblica. Ma se stai nel governo più a sinistra d’Europa e ti lamenti come se al governo ci fosse la Thatcher, vuol dire che non puoi stare al governo in un paese occidentale.
Tutto qui. E infatti Rifondazione non ci vuole più stare. O meglio, vorrebbe non starci ma senza riconsegnare il paese alle destre, trauma che ha già vissuto una volta e che non può permettersi una seconda. Per questo
spera nel modello tedesco: un bel proporzionale nel quale può prosperare all’opposizione mentre un centrosinistra più Casini più Montezemolo si occupa di governare.

Visto come sono andate le cose, penso che Rifondazione abbia ragione e che bisognerà darle quello che chiede.

Antonio Polito – Il Foglio