Denunciò usurai e camorra, finisce sul lastrico

ANTONIO SALVATI – La Stampa

Si tocca la spalla e con un sorriso dice: «Questa catena pesa un po’». Roberto Battaglia ha 40 anni e uno spirito da fare invidia: da dieci anni combatte contro le banche, gli usurai, gli estorsori del clan dei Casalesi e un sistema giudiziario che neanche Kafka sarebbe in grado di descrivere. Eppure non è vinto. Anche se martedì verranno vendute all’asta la sua casa, quella della sorella e la sua azienda agricola. Per questo ieri si è incatenato davanti alla Prefettura di Caserta.

I creditori, banche soprattutto, si sono rivolti a un giudice per vedere onorato un loro sacrosanto diritto. Battaglia aveva chiesto tempo: qualche anno fa avuto il coraggio di denunciare e fare arrestare gli esattori della camorra (uno di questi è Luigi Schiavone, cugino del capo dei Casalesi Francesco Schiavone detto «Sandokan») e per questo ha avuto accesso ad un prestito, 600mila euro circa, garantito dal Commissariato nazionale antiracket. La notizia della concessione di quel mutuo gli è arrivata il 24 dicembre, in tempo per festeggiare. Tre, quattro mesi e i soldi sarebbero stati materialmente disponibili. Ma è proprio questo che gli viene negato, il tempo. Il giudice esecutore del tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha respinto due giorni fa la richiesta di una dilazione.

Un rifiuto provvisorio però, visto che l’udienza per la decisione definitiva è stata fissata per l’8 aprile prossimo. Sì, proprio così. Due mesi dopo la vendita dei beni all’asta. «E nel caso il giudice sospendesse la procedura, sarà difficile recuperare i beni acquistati da un terzo in buona fede», spiega l’avvocato Gianluca Giordano che assiste l’imprenditore. Questa è la situazione: da una parte lo Stato che lo ha difeso e ha arrestato i suoi aguzzini («Per me l’Arma dei carabinieri è una seconda famiglia», dice), dall’altra lo Stato che venderà i suoi beni per soddisfare i creditori. In mezzo c’è lui che non si rassegna: «Ho fiducia nella giustizia, anzi incoraggio tutti gli imprenditori vittime di usurai e estorsori a denunciare subito le angherie subite. – dice – Il modello Caserta? Funziona davvero, Maroni è stato davvero bravo. Però se mi tolgono tutto, i soldi allo Stato come li restituisco? Per questo mi sono appellato anche a Berlusconi, un imprenditore come me». «Il mutuo a Battaglia è stato già riconosciuto – spiega il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano – Si è ora in attesa del piano di impiego di questa somma che è un presupposto perché possa essere erogata».

Ma qui c’è un altro intoppo. La lista dei creditori non è stata ancora stilata perché tra quei crediti ce n’è uno che non è veritiero. O almeno questo è quello che ha stabilito un perito della procura. «Una fideiussione bancaria – rivela l’avvocato Giordano – per circa 150mila euro che riporta una firma falsa di Battaglia. Lo abbiamo detto al giudice ma non ci ha ascoltato». Un giallo dunque. «Ogni istituzione ha la sua parte da recitare – conclude Mantovano – se il Governo intervenisse l’autorità giudiziaria protesterebbe». Ma la storia di questo uomo testardo non è finita qui: due mesi fa Battaglia è stato avvicinato da un emissario della camorra che gli ha chiesto del denaro offrendosi di bloccare l’asta dei suoi beni. «Se ci dai il 10% del valore degli immobili noi non facciamo avvicinare nessuno» avrebbe detto. Lui non ha abboccato ed ha denunciato tutto ai carabinieri. Ieri sul tardi l’imprenditore-coraggio ha lasciato il suo presidio. «L’ho fatto perché dalla Prefettura – spiega – mi è stato chiesto un atto di fiducia verso le istituzioni. Così sono andato via». Ma lei ci crede ancora? «Sì – risponde – lo Stato per me merita ancora fiducia».

La Cassazione conferma la sentenza Sedici ergastoli contro i Casalesi – Repubblica.it

La Cassazione conferma la sentenza – Sedici ergastoli contro i Casalesi

Decapitata la sanguinaria cosca del casertano. Anche se due boss sono latitanti

ROMA – La Cassazione conferma tutti e sedici gli ergastoli contro il clan dei Casalesi. Si è concluso così, questa sera, il processo “Spartacus” che vedeva alla sbarra una delle più sanguinarie cosche della camorra. Dopo quasi cinque ore di camera di consiglio, il collegio della Suprema Corte, presieduto da Edoardo Fazzioli, ha emesso il suo verdetto respingendo tutti i ricorsi presentati dai 24 imputati accusati e condannati per diversi reati tra cui associazione mafiosa, omicidio, porto abusivo d’armi e estorsione.

Tra gli imputati più noti ci sono: Francesco Schiavone (Sandokan), Francesco Bidognetti, Michele Zagaria e Antonio Iovine. Gli ultimi due sono latitanti. Confermata in toto la sentenza della Corte d’appello di Napoli.

Le condanne. Oltre ai sedici ergastoli, la suprema corte, in particolare, ha rigettato e dichiarato inammissibili anche i ricorsi di altri otto imputati per i quali sono state confermate le condanne dai 3 ai 20 anni. In particolare, diventano definitive le condanne per Antonio Basco (21 anni), Luigi Diana (16 anni, oggi pentito); Nicola Pezzella (15 anni). Dieci anni e mezzo vanno al collaboratore di giustizia Carmine Schiavone. Guido Mercurio è stato condannato a 9 anni, Corrado De Luca – attualmente latitante – a 8 anni. Quattro anni per Alberto Di Tella, 3 anni e tre mesi per Vincenzo Della Corte.

Il processo. E’ dal 1986, anno della sentenza Bardellino, che mancava una condanna così complessiva e definitiva alla criminalità organizzata più potente del casertano. Il processo ‘Spartacus’ è il risultato di una inchiesta condotta per cinque anni, dal ’93 al ’98, dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli. Le indagini furono alimentate dalle dichiarazioni di molti collaboratori di giustizia e hanno messo in luce, anche attraverso la ricostruzione di 18 omicidi, l’affermazione del clan dei Casalesi e la crescita del suo potere economico. L’indagine diede origine a più tronconi processuali. Il primo grado del processo ‘Spartacus’ iniziò nell’estate del ’98, snodandosi poi per sette anni con 630 udienze e l’ascolto di oltre 600 testimoni. La sentenza fu emessa dal collegio, presieduto dal giudice Raffaele Magi, il 15 settembre 2005. Pochi meso dopo iniziò il processo di secondo grado, conclusosi nel 2008 con la sentenza che oggi la Cassazione ha confermato in toto.

I condannati. La sentenza “azzera” i vertici dei casalesi: Francesco Schiavone, detto Sandokan, il capo indiscusso, il suo (ormai ex) braccio destro Francesco Bidognetti, soprannominato Cicciotto è mezzanotte, e i due boss latitanti che avrebbero acquisito in questi anni il ruolo di reggenti dell’organizzazione, ovvero Antonio Iovine e quel Michele Zagaria che si fece costruire la villa sul modello di quella di Scarface interpretato da Al Pacino.

Il processo Spartacus, dal nome dello schiavo che capeggiò la rivolta contro l’Impero romano e che nelle intenzioni dagli inquirenti Antimafia doveva simboleggiare la ribellione allo strapotere della cosca, racconta soprattutto una lunga catena di omicidi avvenuti tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta. Delitti, spesso portati a termine con la tecnica della lupara bianca, compiuti allo scopo di acquisire il potere all’interno del clan, rimarcare il predominio nella gestione degli affari illeciti e ridurre alla ragione quegli alleati che aspiravano ad accrescere il proprio ruolo entrando in conflitto con i capi storici. L’inchiesta dalla quale è scaturito il dibattimento, sulla scorta delle rivelazioni di diversi pentiti tra i quali Carmine Schiavone, ha consentito di svelare i segreti della potente cosca: si parte dal momento cruciale che è l’eliminazione del capo carismatico, Antonio Bardellino, ucciso in un agguato in Brasile (il cadavere non è stato mai ritrovato) e si prosegue con l’ascesa ai vertici dell’organizzazione del gruppo capeggiato da Francesco Schiavone, noto come Sandokan e con il successivo conflitto con le fazioni che tentavano di ostacolare il predominio dei camorristi di Casal di Principe, come i De Falco e i La Torre.

Scontri generati dall’obiettivo di esercitare il controllo degli affari illegali gestiti da quella che è stata definita “camorra imprenditrice”, che converte cioè in attività apparentemente lecite (come l’edilizia e il commercio del calcestruzzo) i proventi delle estorsioni e altri reati.

I Casalesi incassano oggi una pesante sconfitta, ma la partita per l’affermazione della legalità nel Casertano non è affatto chiusa. Negli ultimi tempi infatti la cosca, decimata dagli arresti e dalla decisione di collaborare con la giustizia di altri boss e gregari, appare in cerca di nuovi equilibri ma non affatto rassegnata a deporre le armi.

Per decenni le attività di questo clan, dalla struttura e dalla mentalità più mafiosa che camorristica (che preferiva agire sotto traccia rinunciando per quanto possibile ad azioni eclatanti, tipiche invece della fazione stragista di Giuseppe Setola, anch’egli finito in manette), sono state gestite al riparo dai “riflettori”. L’attenzione dei media e dell’opinione pubblica sui Casalesi si è accesa improvvisamente solo in seguito al successo planetario del libro “Gomorra” di Roberto Saviano, in cui le imprese criminali del clan costituiscono il fulcro della narrazione.

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Via allo scioglimento di Maddaloni, Casal di Principe e Castelvolturno

Via allo scioglimento di Maddaloni, Casal di Principe e Castelvolturno

Il Viminale conferma la linea dura: i sindaci risultati inadempienti sull’adozione dei provvedimenti idonei ad arginare l’emergenza rifiuti devono andare a casa. Dunque, vanno rimossi, così come richiesto dal sottosegretario Guido Bertolaso che nelle settimane scorse aveva inviato al ministero dell’Interno un elenco con la posizione di nove comuni a rischio Maddaloni, Castelvolturno, Casal di Principe, Casaluce, San Marcellino, Trentola Ducenta, Aversa, Nola e Giugliano. Ma sul punto – come precisato dallo stesso ministro dell’Interno Roberto Maroni qualche giorno fa – «ogni decisione in merito spetta esclusivamente al Viminale». Ecco perché i dossier vengono in queste ore presi attentamente in esame dal ministro, caso per caso. E proprio in queste ore sono arrivati i primi verdetti. Il Viminale pertanto, conclusa l’istruttoria, si è pronunciato per la rimozione del sindaco di Maddaloni Michele Farina centrosinistra, analogo provvedimento è stato adottato anche per le posizioni dei sindaci di Castelvolturno centrosinistra, dove per altro, il sindaco, Francesco Nuzzo, si è già dimesso proprio in polemica aperta con l’iniziativa di Bertolaso e Casal di Principe Cipriano Cristiano, centrodestra. La proposta arriverà oggi direttamente al Quirinale per la controfirma del decreto. Un passaggio quest’ultimo, che apre di fatto le procedure per lo scioglimento dei rispettivi consigli comunali: in caso di rimozione del sindaco, l’ordinaria amministrazione viene retta comunque dall’esecutivo in carica, il Comune viene sciolto e avviato verso le elezioni per il rinnovo degli organi elettivi. Una procedura che, in sostanza, evita che sia una commissione prefettizia a gestire la fase di passaggio. Gli altri sindaci finiti nella lista nera sono stati «messi in mora»: la loro posizione sarà definita entro metà gennaio. Ma non è tutto: nei prossimi giorni verrà completata l’istruttoria anche per i Comuni inseriti nella cosiddetta «seconda black list»: fra questi, per quanto riguarda la provincia di Caserta, ci sono la stessa città capoluogo, poi Casapesenna, Villa Literno e Frignano. Intanto, ieri è stato notificato alla Provincia e alla società provinciale per i rifiuti, la Gisec, il documento della struttura del sottosegretario Bertolaso attraverso il quale vengono definiti i passaggi di responsabilità e di intervento operativo sugli impianti, sulle discariche e sul personale del Consorzio. Lo stesso documento che martedì, il commissario della Provincia Giliberti, non ha inteso firmare come «presa d’atto» ma che, trattandosi di un testo che recepisce una legge dello Stato e che fissa al 31 dicembre la conclusione della fase di emergenza va reso immediatamente esecutivo. Oggi nuovo incontro fra Giliberti e la struttura commissariale a Palazzo Salerno

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Buoni Auspici

Ho appena sentito i miei cuginetti che stanno al sud, a Casal di Principe. Gli ho chiesto quali sono i buoni auspici per il nuovo anno. Il più piccolo (9 anni) mi ha detto che vuole vedermi più spesso e vuole fare più goal. La più grande (15 anni) mi ha detto che vorrebbe il collegamento WiFi nei parchi che frequenta. Quella media invece (11 anni) ha chiesto un anno con meno violenza ma soprattutto con meno immondizia!

Forse il più realista, è stato il piccino!

Cosentino, la Giunta della Camera respinge la richiesta di arresto

La maggioranza ha votato compatta, mentre nell’opposizione ci sono stati alcuni distinguo. Il Pd ha votato a favore della richiesta di custodia cautelare, ad eccezione dell’esponente radicale Maurizio Turco che si è astenuto e che presenterà una relazione di minoranza in aula. Si è detto contrario alla richiesta di arresto per Cosentino, ma con motivazioni diverse da quelle di Pdl e Lega. Nell’Udc un voto a favore dell’arresto, quello di Pierluigi Mantini, mentre contrario si è dichiarato in sede di voto il suo collega di partito Domenico Zinzi. Alla votazione ha partecipato anche il presidente della Giunta Pierluigi Castagnetti, favorevole alla richiesta avanzata dai magistrati campani.

La proposta della Giunta sarà al vaglio dell’assemblea di Montecitorio e dovrebbe approdare in aula entro il 10 dicembre prossimo. Oltre a quella di Maurizio Turco, saranno tre le relazioni di minoranza, che si affiancheranno a quella di maggioranza: una rappresenterà l’esponente dell’Italia dei valori Federico Palomba, la seconda sarà quella dell’Udc Mantini, la terza quella della componente del Pd della Giunta, Marilena Samperi.

In aula, spiega Turco, “riproporrò la requisitoria sulle mancate indagini in merito alle parole degli accusatori del collega Cosentino e sul clan campano della associazione per delinquere denominata partitocrazia”.

Per amore del mio popolo

Quindici anni fa, a Casal di Principe, nella sua chiesa, veniva ucciso Don Peppino Diana. Non ci sono parole per spiegare e raccontare questa atrocità, se volete leggete l’articolo di Repubblica di ieri, io condivido con voi, le sue parole:

 

Siamo preoccupati

Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra.

Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”.

Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che é la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.

La Camorra

La Camorra oggi é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.

I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.

Precise responsabilità politiche

E’ oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche é caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi.

La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio.

Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili.

Impegno dei cristiani

Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno.

Dio ci chiama ad essere profeti.

- Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18);

- Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43);

- Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23);

- Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 -Isaia 5)

Coscienti che “il nostro aiuto é nel nome del Signore” come credenti in Gesù Cristo il quale “al finir della notte si ritirava sul monte a pregare” riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che é la fonte della nostra Speranza.

NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO

Appello

Le nostre “Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe”

Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa;

Alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli strumenti della denuncia e dell’annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili (Lam. 3,17-26).

Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,… dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e veleno”. 

Forania di Casal di Principe (Parrocchie: San Nicola di Bari, S.S. Salvatore, Spirito Santo – Casal di Principe; Santa Croce e M.S.S. Annunziata – San Cipriano d’Aversa; Santa Croce – Casapesenna; M. S.S. Assunta – Villa Literno; M.S.S. Assunta – Villa di Briano; SANTUARIO DI M.SS. DI BRIANO )

Lettera ad un casalese mai nato

Oggi avresti avuto ventisette anni.
Il nome da darti non era ancora stato scelto.
C’era tempo per pensare a quale fosse più bello per te. Ma non è stato così.
Saresti stato un altro figlio di questa terra : per questo motivo voglio chiamarti semplicemente Casalese.
Non so se sarà stata la volontà di Dio, il destino, il Caso o qualche altra cosa, a tenerti lontano dal mondo, a trasportarti in quello che ancora non conosciamo e che per noi dovrebbe venire (per chi è credente ovviamente).
Mi ritorni in mente mentre guardo questa città ferita, militarizzata, che si indigna e che subisce, che vive l’eterno dramma dell’essere o non essere una città normale.
Provo ad immaginare la tua vita, quella che non è stata, e di come sarebbe potuta essere in questa città.
Sai, mio caro Casalese, in questo periodo non saresti stato felice.
Avresti visto una città, già a pezzi per conto suo, terra di contraddizioni esasperate, in pasto a tutto quello che c’è di mediatico.
Specchio di malaffare e di camorra, di bontà umana e di ferocia, divorata dal di dentro e dal di fuori, bevuta come fosse un bicchier d’acqua da quelli che sono assetati di sangue e calpestata da chi la circonda, che spesso non sa di cosa parla.
Provo a immaginare la tua vita: le strade che avresti potuto prendere una volta nato qui, in questa landa desolata, terra di nessuno e di tutti, la vita che sarebbe cominciata anche per te.
Gli anni dell’infanzia sarebbero stati abbastanza felici, avresti avuto la tua bicicletta ed avresti potuto scorazzare libero, non curandoti di ciò che avveniva intorno a te: i morti, il cemento che cresceva sempre più, la paura della gente perbene, i pianti, le sirene, gli arresti, i rifiuti tossici scaricati nel sottosuolo, le speranze spesso disattese.
Non ti avrebbero scalfito queste cose.
Avresti pedalato e rincorso un pallone nel tuo cortile, libero ed inconsapevole di crescere in quella che sarà chiamata, tanti anni dopo, “Gomorra”, a torto o a ragione.
Con la scuola che ti avrebbe dato i primi strumenti per comprendere la vita, per capire il senso delle cose attorno a te e su cui avresti iniziato a porti semplici domande, che molto spesso avrebbero fatto tenerezza.
Le tabelline sarebbero sembrate così difficili ma così importanti. Avresti guardato le tue mani e avresti fantasticato sui numeri partendo dalle tue dita.
Poi saresti cresciuto, avresti iniziato a porti sempre più domande, mentre il mondo intorno a te girava.
Questo avrebbe generato in te, allo stesso tempo, paura e gioia, voglia di creare qualcosa di nuovo e di buono, misto alla paura di sbagliare.
Avresti iniziato a frequentare queste piazze, o per meglio dire questi “marciapiedi”, e ti saresti accorto che non avevi dove andare, perché non vedevi nessun luogo di ritrovo, nessun centro di aggregazione, nessun punto dove poter pensare, discutere e poter crescere insieme con gli altri.
Solo bar e cemento.
Auto, moto, caos, bar e cemento, neppure una bicicletta (perché ti avrebbero spiegato che quella “la portano gli sfigati, i neri ed i marocchini”).
Le impennate con la moto, rigorosamente senza casco, ti sarebbero sembrate assurde e pericolose eppure ne avresti viste tante.
E se cade con la testa a terra?” ti saresti chiesto. “No, non cade” ti avrebbe detto qualcuno, “ci sap’ fa’” (ci sa fare).
Ed ecco quindi attorno a te il mondo che sarebbe iniziato a girare sul serio : le risate grasse ed i commenti nei bar, gli scherzi agli amici, e tanto altro avrebbero colorato le tue giornate.
Il tuo primo piaggio SI ti avrebbe fatto sentire padrone del mondo : nemmeno tu avresti portato il casco, ma solo perché, per il contesto culturale, a volte sbagliato, che ti circondava, non ne avresti capito il senso.
Avresti iniziato a sviluppare in te quel senso di contraddizione che vive questo paese : eccoti qui a contatto per la prima volta con la triste realtà di questa terra.
Avresti potuto scegliere l’una o l’altra strada, ma provo ad immaginarle entrambe.
Avresti potuto incontrare chi si atteggia, che non paga a nessuno e si fa rispettare. “ Perché non mi fai compagnia? devo andare a fare un servizio urgente” E tu avresti potuto chiederti che c’è di male. “Sabato sera andiamo ad una discoteca, vuoi venire?: non ti preoccupare per i soldi, noi non paghiamo a nessuno anzi sono gli altri che ci pagano per stare tranquilli”.
Di soldi ne avresti visti tanti ed avresti anche tu partecipato al divertimento effimero di qualche ora, magari senza chiederti come fosse stato possibile.
Ti piace quel cappotto e quella maglia? Vai là non ti preoccupare : vai a nome mio e non ti preoccupare, noi non paghiamo a nisciuno”.
E ti saresti chiesto : in fondo che male c’è, sarà uno che conosce e che gli deve qualche cortesia.
Poi sarebbero arrivate le prime bravate e le prime prove di coraggio. I primi reati.
In fondo che male c’è, stiamo nel gruppo, noi non paghiamo anisciuno, siamo forti, litighiamo e rompiamo la testa a tutti; a volte sarebbe bastato solo dire “song ‘i Casale” per dare un triste e velato avvertimento di come sarebbe potuta finire la cosa.
In fondo che male c’è andare fuori e farsi rispettare.
E non ti saresti accorto che il baratro si sarebbe aperto davanti ai tuoi piedi: questa sarebbe stata una parte della “bella vita”, ma non tutta la vita. Perché quel senso di onnipotenza ti avrebbe portato poi a percorrere strade sbagliate (molte volte battute da chi si era sentito come te) e che non portano da nessuna parte.
Avresti potuto maneggiare soldi facili, ma quale sarebbe stata la contropartita?
A prezzo di faide e guerre di camorra, di latitanze e di sangue versato senza motivo, di paure; non avresti mai potuto godere della felicità di veder crescere i tuoi figli secondo quello che è il naturale ciclo della vita.
Rincorso e braccato da chi ti avrebbe odiato perché appartenente ad un clan avverso (e con l’intento di eliminarti fisicamente) o rincorso e braccato dalle forze dell’ordine, che ti avrebbero voluto rinchiudere in una stanza di cemento freddo, come sono le stanze del 41 bis.
Ecco, questa sarebbe potuto essere una prima strada.
Provo ad immaginare invece anche un’altra strada per te.
Saresti potuto essere una persona onesta con tanta voglia di cambiare questo paese, cercando, giorno per giorno, di renderlo più civile e più bello di com’è.
Saresti potuto crescere lo stesso su questi “marciapiedi” ma cercando di aggregarti a quelli che non fanno male a nessuno.
Nelle parrocchie e nelle associazioni di volontariato.
Aiutare, insomma, questo paese ad alzarsi da terra, cercando anche di venire incontro a chi sta in difficoltà , tenendoti per mano con i tuoi amici ed i tuoi fratelli.
Quella voglia di cambiamento ti avrebbe guidato per tanti anni, sarebbe stato l’unico motore della tua vita sociale.
Avresti cercato di crescere culturalmente, magari interessandoti di libri, di politica, di mostre, di musica e tanto altro, per cercare di dare un’immagine diversa di questo posto.
Ma avresti visto anche come, molte volte, l’opinione pubblica tratta il tuo paese, la tua terra.
Mescolando al veleno portato e seppellito qui da mani ignobili, l’ipocrisia tutta italiana di dare aiuto a parole ma mai con i fatti.
In fondo chi se ne sarebbe fregato se nella tua Casale dieci, cento,mille giovani o mille famiglie potevano essere persone perbene, grandi lavoratori, e con il desiderio e la speranza di uscire dal pantano in cui si trovavano?
Saresti stato, al di là di questa provincia (e molto spesso anche in essa), sempre e comunque un figlio maledetto di questa terra, guardato a vista e trattato da appestato.
Nell’ottica di chi sente perbenista, avresti potuto essere (chi lo sa) un altro camorrista, figlio, parente o conoscente di camorrista, uno con la pistola facile, uno che alla comunione aveva avuto in regalo una pistola.
Senza poter spiegare che nemmeno sapevi come poteva essere fatta una pistola o che le responsabilità di alcuni non possono e non devono ricadere su tutti gli altri.
Ad un colloquio di lavoro, magari per qualche grossa azienda, ti avrebbero fatto intendere che nonostante tutti i requisiti giusti, (cerca di capire!) un figlio di questa terra non potrebbe fare quel lavoro, insomma avresti potuto essere incline al malaffare, perché sulla carta d’identità c’è quel marchio “residenza Casal di Principe”.
È come se, solo per il fatto di aver avuto la sfortuna di nascere qui, tu avessi un senso di rispetto e di legalità inferiore a chi abita invece a Rovigo e a Padova o a Milano.
E questo ti avrebbe fatto sentire ancora più solo e scoraggiato.
Allo stesso tempo saresti stato sia circondato dai tuoi carnefici che tenuto a debita distanza da chi ha visto e sentito alla TV che lì sono tutti camorristi, sono casalesi e basta, una razza maledetta insomma.
Senza poter spiegare a nessuno che spesso chi sceglie la strada della camorra ha sempre un nome e cognome e non può avere mai quello di un popolo.
Questa realtà non va solo fotografata da chi si sente reporter per un giorno in terra di camorra , perché con le foto e le immagini si danno solo dei volti, in quel momento ed in quel posto, ma non si riesce a cogliere appieno la realtà.
Questa terra va invece annusata ed osservata, per poter capire che di mele marce ce ne sono tante ma altrettante sono buone.
Ecco amico mio, Casalese mai nato, le contraddizioni di questa terra.
A te che non sei mai nato, la fortuna di non aver dovuto subire tutto questo.
Voglio solo immaginare e sperare che nell’aldilà, dove tu ti trovi adesso, quando un giorno ci ritorneremo anche noi , non chiedano da dove vieni ma solo cosa hai fatto nella tua vita.
E se da lassù vorrai dare ogni tanto un’occhiata su questa terra, troverai tanta gente, che non fa notizia, sempre dalla stessa parte: in quella laboriosa, solidale, onesta e civile.
Quella parte insomma che non si arrende alle angherie che quotidianamente subisce, ma s’impegna invece, anche con piccolissimi gesti quotidiani, a cambiare questa terra di nessuno.

casale ai casalesi

Il grandissimo sindaco di Casal di Principe, Cristiano Cipriano, vuole cambiare il volto alla sua città. Bene, che si fa? Si spendono 100.000 euro per una campagna pubblicitaria, dove due tronisti, fingono di passeggiare tranquilli in giro per la città. 

Per la città passeggiano tranquilli tutti, non solo i tronisti, ma anche donne, ragazzi e bambini, non ci sono mai stati morti per sbaglio ma solo morti selezionati.

A che serve questa robetta con i tronisti? Un tronista, è una persona normale? Ma soprattutto, chi cazzo è un tronista? In alcune parti d’Italia, con la parola trono, viene indicata la pistola, siamo sicuri che centomila euro siano spesi bene? Non sarebbe meglio investire questi soldi in cultura ed informazione?

Niente da fare, siamo il paese delle banane!

Guardando la foto sul giornale però, ho riconosciuto uno dei luoghi dove sono state scattate le foto, una pasticceria, la pasticceria del mio carissimo amico Nicola. Ebbene, Nicola lavora nella pasticceria del padre, una ditta modello, in regola, seria ed efficiente. Queste sono le cose belle di Casale, non i due bellocci a petto nudo!

Cannavaro e Saviano

Sarà anche un grande campione, ma questa volta a mio giudizio sbaglia! Fabio Cannavaro, sostiene che Saviano e Gomorra danneggiano l’immagine dell’Italia. Da una parte è vero, come negare la situazione, ora boss, malavitosi, delinquenti e killer, sono stati messi sotto i riflettori. All’inizio, anche io la pensavo un po’ come Cannavaro, per il semplice motivo, che Saviano, non aggiungeva nulla in più a quanto gia sapevo. Lo sapete, sono Casalese, l’estate del 1998, stavo andando in piscina con i miei amici, quando all’improvviso tutto si ferma, auto, moto, venditori ambulanti, vengono chiusi i bar, i negozi ed i militari, padroni di casale arrestano Francesco Sandokan Schiavone. Ero li, mi chiedevo il perchè di tutta quella gente per arrestare un uomo solo. Ora qualche spiegazione mi è arrivata, ora ne so di più. I casalesi conoscono quelle storie contenute nel libro, non provano alcun interesse particolare, chi non conosce quelle vicende? Saviano quindi è ripetitivo e monotono, racconta cose che gia conosciamo. Se leggo il libro a Casal di Principe non mi fa nessun effetto, se lo leggo a Torino invece, le cose cambiano. Gomorra, fuori dalla campania, potrebbe essere tranquillamente catalogato come Romanzo, sono cose forti, molto forti e spesso stenti a crederci. Questo è il compito di Saviano, far conoscere a tutti questa realtà, far venire a tutti il vomito, sapendo quanto accade, provocare l’indignazione dei più, creare un movimento di rivolta, perchè i Casalesi, sono gli abitanti di Casal di Principe, non la famora banda di criminali. Quelli sono la feccia di Casal di Principe. I veri Casalesi sono lavoratori, amano la loro terra, sono persone con valori ed affetti particolari. Le campagne di Casale sono piene della miglior frutta e, dove non c’è frutta ci sono aziende zootecniche, allevamenti di bufale famose per la produzione del latte. I Casalesi sono specializzati nel settore edile, nel settore imprenditoriale, i veri casalesi, non fanno male a nessuno. E’ ora che questi casalesi qui, inizino a schifare la camorra ed a ribellarsi. Saviano a questo punto diventa solo un portavoce di questo movimento, che vuole una città migliore in un territorio migliore. Per questo, caro Fabio Cannavaro, per non convivere con questa delinquenze, vogliamo 10, 100, 1000 Saviano!