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	<title> &#187; combustibile</title>
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		<title>Scaldare a legna non fa risparmiare e brucia milioni</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 11:58:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[società]]></category>
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		<category><![CDATA[energia]]></category>
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		<description><![CDATA[ROBERTO TRAVAN &#8211; LaStampa Contrordine compagni. Sulle centrali che bruciano legno cippato per produrre calore squilla la tromba della ritirata. O quasi. A suonarla adesso sono un po’ tutti: Regione, Provincia, Comunità montane, chi più ne ha, più ne metta. La nuova parola d’ordine è: «cogenerazione», cioè centrali in grado di produrre elettricità e calore. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">ROBERTO TRAVAN &#8211; LaStampa</p>
<p style="text-align: justify;">Contrordine compagni. Sulle centrali che bruciano legno cippato per produrre calore squilla la tromba della ritirata. O quasi. A suonarla adesso sono un po’ tutti: Regione, Provincia, Comunità montane, chi più ne ha, più ne metta. La nuova parola d’ordine è: «cogenerazione», cioè centrali in grado di produrre elettricità e calore.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uovo di Colombo, insomma. A sostenerlo da tempo è Lido Riba, presidente dell’Uncem, l’associazione che raccoglie i Comuni e le Comunità montane.</p>
<p style="text-align: justify;">Dice: «Non ha più senso costruire impianti che producono solo calore». I dati che snocciola sono eloquenti: «Un chilowatt di energia prodotto vale cinque volte quello destinato al solo riscaldamento. Meglio produrla e rivenderla, no?» Conclusione che non fa una grinza, per carità.</p>
<p style="text-align: justify;">Con le centrali di nuova generazione infatti, da 280 kg di legno è possibile generare 200 Kw di energia e 400Kw di calore, per una buona metà sfruttabile anche per riscaldare. E i conti sono presto fatti: 0.28 euro per un Kw di energia, 0.02 per uno di calore. «Le nuove centrali potrebbero finalmente sbloccare la «filiera del legno» afferma Riba «fondamentale per rilanciare l’economia delle nostre montagne». Il vero nodo, in fondo, è proprio questo: il legname prodotto in Italia è troppo costoso, meglio importarlo dai Paesi dell’Est dove costa la metà. «Pensare &#8211; dice Riba &#8211; che una regione come la nostra vanta il maggior patrimonio boschivo della Penisola ma solo il 25% viene utilizzato. Il resto marcisce». Incredibile davvero, per non dire di peggio. Le nuove centrali, però, potrebbero finalmente dare la risposta giusta a questo problema. «Rivendendo l’energia elettrica prodotta &#8211; dice Riba &#8211; il legno cippato potrebbe essere acquistato a prezzi superiori di quelli attuali. Intorno agli otto euro al quintale ci sarebbero margini sufficienti per ammortare costi di produzione e soddisfare i proprietari, oggi poco incentivarti a cedere la materia prima». Ma le sorprese non sono finite. L’Uncem in uno studio fatto con l’Ipla (la Società pubblica che affianca la Regione nello studio delle politiche forestali, ambientali ed energetiche) ha calcolato che ogni 30 Kw di potenza prodotta (quella all’incirca necessaria per alimentare dieci famiglie), si potrebbe creare un posto di lavoro nell’indotto della «filiera legno-energia».</p>
<p style="text-align: justify;">Se poi si considera il patrimonio boschivo piemontese nel suo complesso, i numeri che emergono sono strabilianti: le risorse potrebbe alimentare una produzione di circa 150 Megawatt, creando 5000 nuovi posti di lavoro. Tutto così semplice? «No, affatto &#8211; conclude il presidente dell’Uncem &#8211; agli investimenti è necessario affiancare un maggior coordinamento tra tutti i soggetti che lavorano sul territorio proprio per evitare la polverizzazione delle risorse». Sinergie, insomma. Affermazione condivisa dall’assessore regionale all’agricoltura, Mino Taricco che nel 2009 ha varato proprio la legge regionale che ha definito i ruoli e le competenze delle Province e delle Comunità montane in materia forestale. Dice Taricco: «O si punta sulla produzione dell’energia sostenendo le risorse del territorio, oppure è meglio lasciar perdere». E aggiunge: «Finanzieremo i nuovi interventi solo quando saremo in grado di valutare con esattezza la sostenibilità e i margini economici dei nuovi interventi. Non prima». Prudenza, insomma. Anche per l’assessore provinciale all’agricoltura e alla montagna Marco Balagna la scommessa è nelle nuove centrali di cogenerazione. «Evitando gli errori del recente passato, però: senza una filiera del legno solida, è inutile partire» dice. Quindi? «Sarà necessario lavorare con le Comunità montane per creare Consorzi forestali che diano certezza sugli approvvigionamenti. Ma anche sulla certificazione della filiera».</p>
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