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Scende in strada la rabbia dei 105 dipendenti Abit

Patrizio Romano – LaStampa

I dipendenti dell’Abit di Grugliasco di date di scadenza sul loro posto di lavoro non vogliono sentir parlare. E per dimostrare che lotteranno fino all’ultimo per conservarlo, ieri mattina sono scesi in strada a protestare.

Ore 11 la rabbia Alle 11 in una sessantina, con le caratteristiche magliette bianche, sono usciti dall’azienda in corso Allamano. Composti, ma con tanta rabbia in corpo. «Solo pochi mesi fa i vertici della Cooperlat ci avevano rassicurato sul nostro futuro sbotta Michele Delfino, rsa Cgil -. Ci avevano garantito che questo sito era importante e che non si sarebbe perso un posto. Ed eccoci qui, quasi tutti licenziati». E per far sentire la loro voce i lavoratori hanno occupato a intervalli il corso distribuendo volantini e informando gli automobilisti. «Perché se l’Abit chiude – scrivono – non solo si perde un’eccellenza piemontese, ma sarà un disastro economico e sociale per decine di famiglie».

Un blitz

A loro la tegola è piovuta in testa sabato sera quando nelle redazioni dei giornali è arrivato uno scarno comunicato della Trevalli Cooperlat, di cui l’Abit fa parte da una decina d’anni. Poche parole per dire che «dal 22 luglio si attiverà la procedura di messa in mobilità di 97 dipendenti, per una significativa riorganizzazione aziendale». Questo per «riposizionarsi sul mercato». Insomma, su 105 lavoratori solo 8 conservano il posto, per gli altri tra pochi mesi si aprono le porte del licenziamento. «Avevamo sentore da un anno – ammette Ugo Olivero, segretario Flai Cgil – e continuavamo a chiedere incontri, mai avvenuti».

Ora è battaglia

Adesso ci si prepara ad una stagione di lotte. «Questa è solo la prima manifestazione garantisce Denis Vayr della Cgil -, ora andremo subito in Comune affinché solleciti la Regione per un incontro e martedì saremo in via Alfieri con i lavoratori e le famiglie per sensibilizzare la politica». Perché una soluzione non sembra così lontana. «Chiederemo che al tavolo sieda anche la Centrale del Latte di Torino – continua -. E non sarà lì solo per ascoltare». Un interesse a proseguire il lavoro di 40 anni dell’Abit e soprattutto qui.

Il Comune vicino

A dare solidarietà ai lavoratori l’amministrazione comunale. «Chiederemo subito un tavolo a Regione, Provincia e sindacati per definire la strategia – dice l’assessore Salvatore Fiandaca -. Ma che si sappia: noi saremo al fianco dei lavoratori». Sconvolti per una nuova perdita industriale. «Una follia – dichiara Raffaele Bianco capogruppo Pd – spostare la produzione. Il latte piemontese tutte le mattine all’alba parte per essere lavorato in Lombardia e poi ritornare. Quasi 300 chilometri per bere un bicchiere di latte: e poi parliamo di prodotti a chilometri zero». Il Comune si schiera a falange. «Se qualcuno pensa di trasformare quell’area in terziario o altro se lo scordi – garantisce il sindaco Roberto Montà -. E’ e resterà produttiva».

Le paure dei lavoratori Rachele Dargenio e Daniele Mussino all’Abit devono molto, anche il loro amore. «Sì, ci siamo conosciuti qui più di vent’anni faraccontano- e da 18 siamo sposati». Insieme sul lavoro e insieme nel licenziamento. «Quando è arrivata la notizia sabato è stato un colpo – ricordano -. Abbiamo pianto, abbiamo pensato al domani dei nostri figli di 14 e 11 anni. Ed è per loro che dobbiamo lottare e difendere il nostro posto, con tutte le forze».

ENTRO IL 30 MARZO LE DOMANDE PER L’ATTIVITA’ DI CONTRASTO ALLA CRISI DEL MERCATO DEL LAVORO

Il Comune di Grugliasco ha predisposto un programma di Attività di Contrasto alla crisi del mercato del lavoro. Il programma si rivolge ai residenti disoccupati che hanno perso un lavoro a partire dal 2008 o cessato l’attività autonoma a partire dal 2009. Ai soggetti selezionati verrà offerta un’attività di sostegno nella ricerca del lavoro e un contributo economico di 530 euro per un massimo di 3 mesi. È possibile presentare domanda presso il Comune fino al 30 marzo 2012. L’informativa completa sull’iniziativa e tutti i requisiti richiesti ai candidati si possono trovare QUI
Il modulo di partecipazione da stampare e compilare è disponibile QUI

DAL 18 AL 20 OTTOBRE CHIAMATA PER 2 CANTIERI DI LAVORO

Da martedì 18 a giovedì 20 ottobre, ci sarà la chiamata pubblica, al Centro per l’Impiego di Rivoli (via Dora Riparia 4, dalle 9 alle 12,30), per due soggetti (uno amministrativo e uno operatore d’assistenza) per l’inserimento nei cantieri di lavoro 2011-2012.

Per il cantiere di lavoro per amministrativi i requisiti sono:

  • ex lavoratori disoccupati a seguito della crisi (selezionati mediante le azioni del programma locale di contrasto alla crisi);
  • disoccupati, effettivamente in cerca di lavoro iscritti da almeno sei mesi presso i Centri per l’impiego, considerando prioritariamente le specifiche condizioni reali del mercato del lavoro locale;
  • residenza nel comune di Grugliasco;
  • avere rispettato un intervallo di almeno 12 mesi dalla fine del cantiere precedente;
  • non beneficiare di ammortizzatori sociali (quali indennità di disoccupazione ordinaria o di mobilità ad eccezione dell’indennità di disoccupazione a requisiti ridotti;
  • esperienza in attività amministrative e conoscenza di programmi di office ed Excell, con i seguenti titoli di studio a scalare: laurea/diploma di scuola media superiore/ qualifica

Per il cantiere di lavoro per operatori d’assistenza i requisiti sono:

  • ex lavoratori disoccupati a seguito della crisi (selezionati mediante le azioni del programma locale di contrasto alla crisi);
  • disoccupati, effettivamente in cerca di lavoro iscritti da almeno sei mesi presso i Centri per l’impiego, considerando prioritariamente le specifiche condizioni reali del mercato del lavoro locale;
  • residenza nel comune di Grugliasco;
  • avere rispettato un intervallo di almeno 12 mesi dalla fine del cantiere precedente;
  • non beneficiare di ammortizzatori sociali (quali indennità di disoccupazione ordinaria o di mobilità ad eccezione dell’indennità di disoccupazione a requisiti ridotti;
  • titolo di studio a scalare: attestato OSS, educatore professionale, oppure educatore prima infanzia, oppure laurea conseguita presso corsi interfacoltà in educazione professionale, licenza media ed esperienza nella cura ed assistenza ai bambini e/o anziani disabili (il lavoratore si occuperà di sorveglianza e assistenza a bambini diversamente abili).

A parità di requisiti, sarà titolo preferenziale l’ISEE più basso.
I cantieri termineranno il 16 aprile 2012. Ciascun lavoratore svolgerà il proprio servizio presso il settore a cui sarà assegnato per 5 ore giornaliere, per 5 giorni alla settimana; la retribuzione lorda è di 22,80 euro giornaliere sulla base delle sole giornate di effettiva presenza; l’impiego dei lavoratori è temporaneo e avverrà senza che tra gli stessi e il Comune si instauri alcun rapporto di lavoro.

Giovedì 20, alle 14,30, presso l’Ufficio Politiche Attive del lavoro del Comune di Grugliasco, si terrà la selezione dei 2 soggetti individuati dal Centro per l’Impiego di Rivoli per l’inserimento nei 2 cantieri di lavoro.

 

Engineering: i ricavi aumentano del 7,1% nel terzo trimestre

Nel giorno in cui Engineering.it al tavolo di negoziato sui licenziamenti collettivi si dimostra arrogante ed inflessibile, contemporaneamente approva i risultati del terzo trimestre 2010, ancora in netta crescita. Qualcuno mi deve spiegare cosa sta succedendo…

Il Consiglio di Amministrazione di Engineering Ingegneria Informatica ha approvato oggi i dati relativi al terzo trimestre 2010 che registra per il Gruppo un incremento sostenuto del valore della produzione e dei margini.

Nel periodo luglio-settembre 2010 i ricavi hanno raggiunto i 174,7 milioni di euro, con una crescita del +7,1% rispetto allo stesso trimestre 2009 pro forma; l’ebitda di periodo si è attestato a 19,3 milioni di euro, con un incremento del 30,4% e l’ebit a 14,5 milioni di euro (+71,1%).

L’utile prima della tasse (Ebt) pari a 13,2 milioni di euro segnala un aumento del 77,6%. Nei primi 9 mesi dell’anno i ricavi consolidati hanno raggiunto i 533,8 milioni di euro, con un incremento del 5% rispetto allo stesso periodo 2009.

In crescita anche l’ebitda pari a 57,6 milioni di euro, con un incremento del 5,9% e l’ebit pari a 42,7 milioni di euro (+13,2%).

Al 30 settembre 2010 gli ordini acquisiti di 489,5 milioni di euro sono cresciuti del 5,3% e il backlog di 400,5 milioni di euro del 6,2%.

La posizione finanziaria netta è negativa per 49,3 milioni di euro rispetto ai 40,7 milioni di euro del 30 giugno 2010 e sostanzialmente invariata su base annua (-49,8 milioni di euro al 30 settembre 2009).

Alla luce dei risultati del terzo trimestre Engineering (Milano: ENG.MI – notizie) conferma le stime di fine anno con un valore della produzione tra i 730 ed i 760 milioni di euro e un ebitda compreso tra gli 84 ed gli 88 milioni.

Aumenta la cassa in deroga è la porta verso i licenziamenti

STEFANO PAROLA – Stefano Parola

Lo scivolone degli avviamenti al lavoro pare ormai alle spalle. Dopo la drastica riduzione tra la seconda metà del 2008 e la prima del 2009, periodo in cui le assunzioni nel Torinese sono scese da 223 mila a 170 mila, la situazione si è ormai stabilizzata. Però, avverte Carlo Chiama, assessore al Lavoro della Provincia di Torino, «la situazione resta preoccupante».

Assessore Chiama, cosa la preoccupa?

«Le ore di cassa integrazione richieste quest´anno supereranno abbondantemente il tetto dei 100 milioni di ore dell´anno passato e c´è un passaggio significativo dalla cassa ordinaria a quella straordinaria e in deroga. Significa che ci stiamo spostando sempre di più verso la mobilità, ossia verso i licenziamenti».

Chi paga maggiormente tutto ciò?

«Le categorie più deboli. La disoccupazione giovanile è ormai il doppio rispetto a quella complessiva. Non trova lavoro il 17 per cento dei ragazzi tra i 20 e i 29 anni. Ma anche le donne e i disabili stanno subendo questa impasse».

Dunque, tutto bloccato?

«No, per fortuna, il mercato del lavoro non è mai completamente fermo. Qualche avviamento c´è, anche i nostri Centri per l´impiego continuano a farne. I Cpi hanno avuto un ruolo fondamentale durante la crisi. Nonostante da due anni non siano stati potenziati, hanno gestito un flusso di attività molto più alto del passato».

In che senso?

«Il numero di persone che si sono iscritte alle liste è aumentato del 40 per cento nel 2009, mentre quest´anno è calato e poi è risalito. Poi i Centri hanno gestito le pratiche della cassa in deroga, oltre ad alcune politiche del piano regionale, e sono sempre più presenti online».

Eppure alcune aziende non si fidano. Associano i tempi dei Centri dell´impiego a quelli della lenta e farraginosa macchina statale italiana. È così?

«Chi non li conosce non li usa. Ma di solito chi inizia a collaborare con i Cpi poi non smette più, perché capisce che risparmia tempo e denaro. È successo con la grande distribuzione, e pure con Intesa Sanpaolo. La banca cercava un centinaio di lavoratori in mobilità: metà li ha trovati da sola, metà attraverso i nostri uffici».

Tornando ai giovani: come si fa a favorirne l´occupazione?

«Uno strumento fondamentale è il tirocinio. Se gestito bene, è il modo migliore che hanno per presentarsi alle aziende. Purtroppo è uno strumento sul quale c´è molto abuso. Basti pensare che quelli autorizzati del Cpi hanno avuto un calo proporzionale a quello degli avviamenti, mentre quelli consentiti da altri soggetti sono aumentati. Significa che in alcuni casi sono diventati una sostituzione di lavoro».

la detomaso rassicura i 900 dipendenti

Luisa Fassino – Luna Nuova
GRUGLIASCO – E’ incerto il futuro della De Tomaso ancora senza i fondi per cominciare i corsi di formazione necessari all’avviamento del suo piano industriale. Intanto la produzione per le commesse Pininfarina stanno terminando e i lavoratori rischiano di trovarsi tutti a casa in cassa integrazione a zero ore.
Martedì si è tenuto un incontro tra i sindacati, la Regione Piemonte e alcuni esponenti politici per capire come sta realmente la situazione e quali sono i passi da compiere per evitare che il progetto industriale di Gianmario Rossignolo naufraghi ancora prima di cominciare.
L’incontro era stato auspicato dagli stessi sindacati il mese scorso, sia al seguito di un incontro conla detomaso rassicura i 900 dipendenti l’azienda che aveva comunicato ostacoli burocratici nell’accettazione della pratica da parte dell’Unione Europea per l’erogazione dei fondi necessari alla realizzazione dei corsi di formazione, sia a seguito della presentazione del primo prototipo ai rappresentanti sindacali della De Tomaso di Grugliasco.
«La Commissione Europea ha ritenuto non esaustiva la documentazione presentata e ha evidenziato una serie di quesiti tra cui un possibile conflitto di concorrenza sleale per il sostegno a questo piano industriale – spiega Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom torinese – ma non ci sono motivi per pensare che l’Unione Europea non voglia erogare i fondi». Gli intoppi sarebbero quindi di natura prevalentemente burocratica, ma quella della De Tomaso rischia di diventare una lotta contro il tempo per rispettare il programma per la realizzazione delle autovetture di alta gamma che dovranno cominciare la produzione nel 2011, dopo la presentazione dei prototipi al Salone di Ginevra 2011.
«Si tratta di cifre importanti che richiedono procedure rigorose e la pratica è andata a rilento non solo per colpa dell’Unione Europea – continua Bellono – I tempi tecnici ora rischiano di farci aspettare ancora. Azienda e Regione Piemonte dovranno presentarsi a breve a Bruxelles per la consegna delle integrazioni, ma da quel tempo ci sono sessanta giorni di tempo per formulare la risposta».

Nonostante il capitolo rimanga tutt’ora aperto la riunione di martedì ha contribuito a creare maggiore distensione tra i lavoratori che si erano riuniti in picchetto sotto le finestre della sede della Regione di via Magenta e a infondere note di soddisfazione tra i gruppi presenti.
«La Regione Piemonte e la Giunta Cota nella riunione di questo pomeriggio hanno confermato il proprio impegno sia politico sia tecnico per accelerare i tempi per avvallare da parte della Commissione Europea il piano formativo De Tomaso – ha commentato l’assessore regionale al lavoro Claudia Porchietto – Sono convinta che se l’Europa darà parere favorevole, come tutti auspichiamo, per gli inizi del 2011 potremmo partire con le attività formative».
Alla riunione di martedì erano presenti anche il presidente della terza commissione consiliare della Provincia di Torino Giuseppe Sammartano, la consigliera provinciale Angela Massaglia, l’onorevole Stefano Esposito e il consigliere comunale di Grugliasco e vicepresidente provinciale del Pd Raffaele Bianco.
«Gli stessi uffici di Bruxelles dicono che la via è praticabile – commenta Sammartano – servono ora i tempi tecnici per presentare al meglio la domanda. Speriamo che i corsi comincino al più presto così da permettere ai lavoratori di integrare la cassa integrazione con il contributo dell’attività di formazione».
Sono questi i corsi di selleria, saldatura e di aggiornamento che permetteranno alla De Tomaso di produrre tre modelli, un crossover, una limousine e una coupè.
«Come grugliaschese e come consigliera provinciale siamo soddisfatti dell’esito dell’incontro e siamo fiduciosi che il piano possa andare avanti – commenta Massaglia – Regione Piemonte e azienda devono incontrarsi al più presto per definire i prossimi passi».
Proprio ieri infatti c’è stato un ulteriore incontro in Regione, dove l’azienda ha ribadito che pagherà la cassa integrazione ai circa 900 lavoratori anche per il prossimo anno, come aveva già detto al ministero.

Il 30% dei giovani è senza lavoro

In italia il 30% dei giovani è senza lavoro e al Sud un cittadino su tre è a rischio povertà. Berlusconi dovrebbe pensare ai problemi degli italiani, invece che ai suoi.

Aiutateci a ricordalo a tutti diffondendo la nostra nuova campagna. Fatela girare in rete e condividetela sui social nework.

LAVORATORI IN DIFFICOLTA’ E AMNESIE FEDERALISTE

Ieri pomeriggio alla Camera dei Deputati il centrodestra, in particolare il Presidente della Regione Roberto Cota e il suo Vice Roberto Rosso, hanno dimostrato tutta la loro considerazione nei confronti dei lavoratori in difficoltà. A Montecitorio, infatti, si è discusso il provvedimento proposto dal PD in Commissione Lavoro per estendere o prolungare alcune tutele per lavoratori poco protetti e per prorogare di sei mesi la durata della Cassa integrazione ordinaria. In Commissione Lavoro il provvedimento era stato approvato all’unanimità, poi, in Commissione Bilancio è arrivato lo stop dei Ministri Tremonti e Sacconi, per mancanza di copertura economica.

Ieri il PD ha riproposto gli articoli già approvati in Commissione Lavoro ma il centro destra li ha respinti. Tra le proposte bocciate anche quella da me avanzata di istituire presso l’Inps un Fondo di garanzia per pagare gli stipendi dei lavoratori di quelle aziende che sono state di fatto abbandonate dal management anche se non fallite tecnicamente. E’ il caso, per esempio, della Phonemedia che a Trino Vercellese impiega 280 lavoratori senza stipendio dal mese di ottobre. Il tribunale di Novara ha nominato un Commissario straordinario che dovrebbe formalizzare la richiesta di Cassa integrazione in deroga. Non vi era problema di copertura finanziaria dal momento che come PD abbiamo proposto di spostare sul Fondo le risorse previste per detassare le ore di straordinario dell’anno 2010 e 2011 per un totale di 180 milioni. Una proposta di buon senso, essendo irragionevole detassare gli straordinari quando molte aziende sono in crisi.

Di fronte alla proposta del PD, che avrebbe fatto uscire dal limbo questi lavoratori che non possono avere il trattamento di disoccupazione, che non possono chiedere l’anticipo del Tfr e che sono senza stipendio, Cota e Rosso si sono comportanti in modo sconcertante. Il VicePresidente e Assessore regionale al lavoro Roberto Rosso ha dichiarato che non c’è problema, perché si farà un tavolo con il Ministero dove tutto verrà risolto. Parole già sentite, perché un tavolo non si nega a nessuno, ma non di tavoli e di promesse vivono i lavoratori. Il Presidente Cota non si trovava neppure in Aula. Il centrodestra ha votato compatto contro la nostra proposta.

Eguale sorte è toccata all’altra proposta del PD di prolungamento della Cassa integrazione ordinaria da 12 a 18 mesi. Molte aziende, infatti, con il prolungarsi della crisi avrebbero bisogno di altre ore di cassa integrazione per evitare di licenziare i propri lavoratori. Una richiesta che alcuni mesi fa era stata formulata a tutti i parlamentari del nostro territorio dalle rappresentanze imprenditoriali. Per la copertura il PD ha proposto di alzare l’aliquota della tassazione per i redditi sopra i 200.000 euro dal 43% al 45%. Un modo per redistribuire risorse verso quei lavoratori e quelle famiglie che oggi sono pesantemente colpite dalla crisi economica.

Anche in questo caso il centrodestra ha votato contro.

Vedremo come faranno Cota, Rosso e i parlamentari piemontesi del centrodestra ad accreditarsi come paladini dei lavoratori. A meno che, quando si trovano in Piemonte, non vengano colti da una totale amnesia su quanto da loro fatto a Roma. Un’amnesia federalista, forse.

On. Luigi Bobba

obiettivi da raggiungere

Oggi alla Camera si è votato un emendamento presentato dal PD, primo firmatario Bersani, con il quale si sarebbe garantito il pagamento dello stipendio ai lavoratori che non lo percepiscono da almeno 4 mesi. Per capirci, l’esempio è quello dei lavoratori di Agile-Eutelia. L’emendamento è stato respinto 261 no 248 si. Erano assenti numerosissimi deputati dell’Italia dei Valori, compreso Di Pietro. Ora, ad essere sincero, non m’aspettavo nulla dal governo, infatti, non è una novità che dei lavoratori in difficoltà non se ne occupa minimamente. Mi sarei aspettato qualcosa di più da parte di IdV. Certe volte mi chiedo se oltre a chiedere di arrestare il mondo intero, passi anche qualche idea utile nella testa di don Tonino. Poi c’è pure qualcuno che ha ancora il coraggio di dire che l’unica opposizione in Italia la da Di Pietro. Complimenti anche al neo governatore Cota! Proprio bravo!

Roma, 27 apr. – (Adnkronos) – “E’ uno scandalo quello che e’ successo in aula”. Pier Luigi Bersani commenta con decisione il no della maggioranza alla Camera agli emendamenti del Pd sugli ammortizzatori sociali. “‘C’e’ gente che non riceve lo stipendio da mesi e loro che dicono? C’e’ un tavolo. E i lavoratori che fanno, se lo mangiano il tavolo?”, ha detto Bersani conversando con i cronisti alla Camera.

“Anche il presidente del Piemonte dovrebbe vergognarsi. Lui ha i dipendenti di quei call-center nella sua regione e che ha fatto? E’ uscito dall’aula”, ha aggiunto Bersani.

La ricetta contro la precarietà: piu’ garanzie per chi lavora

Ma davvero per combattere la precarietà del lavoro in Italia è sufficiente rimuovere dallo Statuto dei Lavoratori l’art. 18, per la parte relativa al licenziamento di natura economica ed organizzativa, ed eliminare per via legislativa le forme contrattuali “atipiche” applicate ai rapporti di lavoro economicamente dipendenti? Purtroppo, non è così. Se il problema fosse l’art. 18, non si spiegherebbe perché, secondo le analisi disponibili (Isfol, 2009), i lavoratori atipici sono il 18,8% nelle imprese con meno di 9 dipendenti, per le quali non vige la protezione prevista nell’art.18, mentre diminuiscono all’aumentare della dimensione dell’impresa (fino al 10,6% per le unità di 250 dipendenti ed oltre).

La ragione fondamentale della precarietà del mercato del lavoro italiano è un’altra: i contratti precari costano al datore di lavoro, in termini di contribuzione sociale, la metà dei contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato. In un Paese abituato a competere drogato dalle svalutazioni della Lira, l’avvento dell’euro, i ritardi nelle riforme strutturali e nella politica industriale e gli scarsi investimenti in R&S da parte delle imprese sono stati in parte compensati dall’abbattimento del costo del lavoro mediante i contratti precari e la stagnazione delle retribuzioni dei lavoratori a tempo indeterminato. Una linea insostenibile, ma tenacemente portata avanti dal Ministro Sacconi sia nelle iniziative legislative (da ultimo nel “collegato lavoro” rinviato dal Presidente Napolitano alle Camere), sia nella cosiddetta “riforma” del modello contrattuale.

Per combattere la precarietà senza mitologie giuslavoristiche è necessaria innanzitutto una strategia per tornare a crescere: riforme strutturali, investimenti in R&S, infrastrutture, politica industriale per aggredire i nodi che, come ha ricordato Confindustria a Parma, legano da 15 anni la produttività. Oggi, è indispensabile anche una politica macro-economica espansiva soprattutto a livello europeo per far ripartire la domanda aggregata: un Piano Europeo per il Lavoro finanziato con eurobonds ed una governance economica comune nell’euro area. Infine, c’è il mercato del lavoro. Possiamo arrivare ad un efficace intervento contro la precarietà per una via alternativa a quella prospettata dai sen Ichino e Nerozzi, tra l’altro avversata dalle imprese prima che da tutte le forze sindacali. La via alternativa è la seguente: 1) eliminare le tipologie contrattuali diverse dal contratto di lavoro dipendente a tempo determinato (co.co.co, contratto a progetto, staff leasing, contratti a chiamata, ecc) per tutte le forme di lavoro economicamente dipendente con retribuzione o compenso inferiori a 30.000 euro all’anno; 2) re-introdurre i limiti stringenti alla durata complessiva (massimo 3 anni) e agli ambiti di applicazione dei contratti a tempo determinato; 3) realizzare una graduale convergenza, da un lato, dei diritti sociali per tutte le tipologie contrattuali e, dall’altro, degli oneri sociali sul lavoro intorno ad un livello intermedio (ad es 30%). In particolare, universalizzazione dell’indennità di disoccupazione (anche per il lavoro autonomo e professionale) e riforma delle CIG e dell’indennità di mobilità; 4) introdurre un salario minimo per i lavoratori esclusi dai contratti collettivi nazionali di lavoro; 5) maggiorare gli oneri sociali sui contratti a tempo determinato e sui contratti precari residui per compensare i più elevati rischi di utilizzo dell’indennità di disoccupazione.

Gli interventi proposti consentono il sostanziale superamento del dualismo del nostro mercato del lavoro all’insegna di una realistica flex-security. Per combattere la precarietà, non vi sono scorciatoie. Le soluzioni semplici sembrano più facili, ma sono illusorie.

www.stefanofassina.it

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