… come i fascisti ed i mafiosi

Come i peggiori fascisti, anche Nuova Società partecipa al gioco delle liste di proscrizione, pubblicando sul proprio sito web, i nomi “delle ditte coinvolte nei sondaggi TAV”. Cosa faranno quando inizieranno i lavori? Pubblicheranno i nomi dei dipendenti, i loro indirizzi e magari metteranno pure le foto dei figli? Non so a voi, ma a me, questo comportamento, ricorda quei momenti bui del nostro paese, quelle storie che pensavo fossero finite alle nostre spalle, invece eccole qui, nuove liste di proscrizione!

Mafia, tolto l’isolamento a Graviano Il boss ancora sotto il regime del 41 bis – cronaca – Repubblica.it

Mafia, tolto l’isolamento a Graviano

Il boss ancora sotto il regime del 41 bis

L’avvocato: “I magistrati hanno applicato la norma che stabilisce un tetto massimo

Cumulati i periodi trascorsi si è arrivati al tetto di 3 anni previsto”

PALERMO – Via il carcere duro al boss mafioso. Giuseppe Graviano, che sta scontando l’ergastolo nel carcere di Opera, ha ottenuto la revoca dell’isolamento diurno ma continua, comunque, a essere sottoposto al regime carcerario del 41 bis. La decisione, richiesta dal legale di Graviano, è della terza sezione della Corte d’Assise d’appello di Palermo ed è motivata con il superamento del tetto massimo dei tre anni previsto dalla legge, dato che il boss è in cella dal 27 gennaio del 1994 e che l’isolamento gli è stato dato più volte durante la sua reclusione. “I magistrati – dice l’avvocato Gaetamo Giacobbe – hanno applicato la norma che stabilisce un tetto massimo per il carcere duro. Cumulati i periodi di detenzione diurna trascorsi al 41 bis, si è arrivati al tetto di tre anni previsto dalla legge”. Graviano sarebbe passato al regime di vita comune il 16 dicembre.

Lo scorso 11 dicembre, davanti ai giudici della Corte d’appello di Palermo che stanno giudicando il senatore Marcello Dell’Utri, Giuseppe Graviano – sentito insieme al fratello Filippo – aveva scelto di non parlare lamentando uno stato di salute precario, a suo dire provocato dai rigori del 41 bis. Tra i due fratelli, Giuseppe è quello seppellito da ergastoli e condanne. Filippo aveva invece parlato, smentendo la ricostruzione fatta da Spatuzza.

Dal carcere di Opera in videoconferenza, Giuseppe Graviano si era avvalso della facoltà di non rispondere “perché il mio stato di salute non mi consente di rispondere all’interrogatorio”, aveva spiegato. Per poi chiedere che “il suo memoriale” fosse letto in aula, ma il presidente del Tribunale aveva negato l’autorizzazione. “(…) In anni 16 di detenzione – si legge nelle tre pagine scritte dal boss – ho espiato più di 10 anni di isolamento e la legge dà come tetto massimo anni 3(…) ancora continuo a rimanere con videosorveglianza anche di notte in camera e nel bagno(…) non mi consegnano nemmeno il vestiario per venire in questo processo(…) mio figlio di anni 12 chiede perché non ci possiamo scambiare baci e carezze(…) c’è un accanimento ingiustificato”.

Poi aveva ricordato i disturbi alla tiroide, i mal di testa, le malattie delle pelle e annunciato: “Quando il mio stato di salute me lo permetterà, sarà mio dovere rispondere a tutte le domande che mi verranno poste”. A causa dei problemi di salute non aveva quindi risposto alle domande dell’accusa sulla veridicità delle dichiarazioni rese dal pentito Gaspare Spatuzza, che aveva parlato di rapporti tra il senatore del Pdl e i due fratelli Graviano.

Durissima la reazione dell’associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili. “E’ scandaloso – si legge in una lettera inviata al ministro della Giustizia, Alfano – che in questo clima di buonismo a buon mercato a Graviano Giuseppe sia stato fatto un regalo di natale che gli ammorbidisce il 41 bis. Butti via le chiavi per il mafioso che ci ha rovinato la vita ammazzando i nostri figli e rendendone di invalidi alla mercé di organismi di stato tutt’altro che buoni, o chieda a Graviano Giuseppe di dirci, collaborando con la giustizia, la verità sulla morte dei nostri figli, quella che spavaldamente ha sempre negato in tribunale ricattando i governi”.

L’articolo 41 bis. Inserito nella legge sull’ordinamento penitenziario del 26 luglio 1975 n. 354, il 41 bis è la particolare situazione cui sono sottoposti i boss detenuti, per impedire loro di avere contatti con l’esterno. Tra le imposizioni ai capi di Cosa Nostra il vetro blindato per parlare con i parenti, l’impossibilità di toccare i figli minorenni, la limitazione nelle visite e nei colloqui anche con gli avvocati, la censura sulla posta e limiti anche nei pacchi da e verso l’esterno. Il 41 bis è tra l’altro illimitato e non sottoposto al tetto massimo dei tre anni e prevede la possibilità per il Ministro della Giustizia di sospendere l’applicazione delle normali regole di trattamento dei detenuti previste dalla legge in casi eccezionali di rivolta o di altre gravi situazioni di emergenza o quando ricorrano gravi motivi di ordine e di sicurezza pubblica, nei confronti dei detenuti (anche in attesa di giudizio) per reati di criminalità organizzata, terrorismo o eversione.

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