Basta aspettare e prima o poi vedremo anche l’operato degli Appendino’s boys

ministeri

In questi primi mesi di mandato a nessuno è sfuggita la scarsa attività della giunta Appendino. Ai macro problemi che si sono creati, Salone del Libro, alghe, concessione tangenziale, bisogna aggiungere quelli che questa giunta sta creando, uno su tutti l’ipotetico stralcio del tunnel di corso Grosseto. Ci troviamo di fronte ad una compagine di persone che, oltre a non affrontare i problemi esistenti, ne crea di nuovi con probabili sanzioni che pagheranno i torinesi, tutti. Detto ciò non può che sorprendere l’approccio pentastellato alle problematiche quotidiane.

Sollevato il problema della concessione autostradale di Ativa, non un sussulto dall’Amministrazione comunale, per fortuna che della materia se n’è occupato direttamente il Ministro Delrio. Salone del Libro? Che intervenga Franceschini, per l’amor di Dio, noi siamo sabaudi, non possiamo alzare i toni e riprenderci ciò che già è nostro. Alghe? Si è arrivati direttamente al Ministro dell’ambiente Galletti; dopo aver ritenuto troppi 40.000 euro per bonificare il Po dalla brutta e cattiva vegetazione si è chiesto l’intervento ad una serie di volontari, ribaltando la concezione politica grillina (che vede le istituzioni a servizio dei cittadini) peggiorando la situazione.

Ora mi chiedo, ma cosa aspettano i Ministri Giannini e Lorenzin ad occuparsi dello sciopero del panino? Ma bisogna sempre chiedere tutto?
Suvvia ministri, un po’ d’iniziativa! In tutta questa situazione, però, sono fiducioso.
Prima o poi gli Appendino’s boys batteranno un segnale e si occuperanno di qualche problema, foss’anche solo uno.
Basta aspettare.

Se il buongiorno si vede dal mattino, qualcuno svegli Chiara Appendino

chiaraappendino

Questa mattina apprendo dai quotidiani che riguardo la vicenda ATIVA, si è mosso direttamente il ministero e quindi il governo. Con una nota romana infatti, ci rassicurano dicendoci: nessuna revoca degli abbonamenti alla tangenziale. BENE!
Detto ciò trovo surreale il silenzio del Sindaco di Torino Chiara Appendino che, così come per la vicenda alghe, non si occupa del tema ed aspetta che qualcuno lo faccia al posto suo, magari volontariamente.
Nel frattempo il Po peggiora di giorno in giorno ed ai pendolari di Torino ci devono pensare a Roma.
Magari il neo sindaco è ancora in vacanza, non vorrei disturbarla, ma ci sono un po’ di cose che vanno gestite quotidianamente, se non da lei, almeno dalla sua giunta o dalla sua squadra, passata alle cronache non per la bravura ma per la bassa retribuzione.
Ecco, speriamo che il rendimento della sua squadra non sia proporzionale al reddito percepito, altrimenti non ci resta che sperare la permanenza in vacanza di Appendino e la sua sostituzione con chi realmente ha capacità e voglia di governare.

Dopo la sconfitta: ricostruire una classe dirigente che sappia sporcarsi le mani

image

L’unica cosa che allevia il dolore post sconfitta è la comprensione delle motivazioni che hanno portato alla stessa.
Bisogna capire perché si è perso, dove si è perso e cercare di trasformare il deficit in consapevolezza.
Ovviamente questa è la mia analisi del voto, non è la verità assoluta, non pretendo neppure di avere ragione, questo post serve a me come sfogatoio e magari torna utile a qualcuno per migliorare la propria azione politica.
Ho capito che a torino si perdeva quando, dopo il risultato del primo turno, Fassino è uscito sui giornali dicendo che la strategia sarebbe stata l’attacco dell’avversario.
Ora mi chiedo, è possibile che una persona del calibro di Fassino che è stato segretario nazionale del più grande partito di centrosinistra dell’epoca, deputato, ministro e sindaco per 5 anni debba pensare a demonizzare il nemico anziché provare a raccontare meglio l’impegno profuso per la città in questi ultimi 5 anni?
Torino infatti non è stata immobile in attesa che la crisi finisse (ammesso che sia finita), la città ha lavorato per creare un nuovo modello di sviluppo, basato sempre meno sull’industria con particolare attenzione al turismo ed ai settori innovativi.
Ecco, questa cosa non è stata evidentemente percepita dai più, forse, e dico forse, c’è stato un errore o comunque qualche problema nel raccontare ai torinesi il proprio lavoro, il proprio impegno.
Molto probabilmente Fassino si è circondato di persone sbagliate e spesso sopravvalutate che non sono state capaci di consigliarlo al meglio, che hanno pensato più al proprio bene che a quello della politica. L’attività amministrativa, va raccontata quotidianamente, non solo in campagna elettorale, bisogna avere rapporti con tutti i livelli della società, dai giovani che usano i social network a quelli che manco sanno cosa siano, dai lavoratori ai pensionati senza creare distanze tra il palazzo e la piazza.
Questa distanza invece è aumentata negli anni, siamo passati dal sindaco che andava una volta a settimana a porta palazzo al sindaco che ci è andato una volta in 5 anni, in campagna elettorale.
Le guerre si vincono grazie alle singole battaglie quotidiane, troppo spesso date per scontate o date per vinte in partenza.
Un ruolo importante in questa sconfitta lo ha avuto il “non partito”.
Il Partito Democratico torinese in questo momento è una roba incompiuta, un non partito.
Questo è un dato di fatto, non lo dico io, lo dicono i fatti, un partito incapace di raccogliere le firme per le elezioni regionali, un partito incapace di tendere la mano e fidelizzare il proprio elettorato, un partito latitante sul territorio.
Per la storia delle firme ad oggi non c’è ancora nessun responsabile, così come per quanto successo alla circoscrizione 5, vedo tante vittime ma nessun colpevole.
Non bisogna rinchiudersi nei cerchi magici ma aprirsi alla società, facendo emergere persone nuove ed energie disponibili a mettersi in gioco per la cosa comune.
Tutto ciò non è avvenuto, il partito è fortemente piegato su se stesso, in molti casi autoreferenziale e composto da gente non in grado di rappresentare i propri concittadini ed in alcuni casi nemmeno di stare in società; gestito come una tribù con capi e capetti che hanno balcanizzato l’intero scenario politico.
Il partito democratico aveva l’ambizione di diventare un grande partito, in pochi anni è diventato però un partito grande in fase di declino, senza identità, senza struttura ed in alcuni casi senza nemmeno i militanti.
Renzi a mio avviso sta facendo bene il premier un po’ meno il segretario nazionale ed ha fatto male a trasformare queste elezioni in un anticipo del referendum.
La politica non può trasformarsi in una continua partita a poker, per queste cose ci sono già delle splendide serie TV.
Ad oggi i grillini non hanno dimostrato né l’onestà di cui si erano fatti promotori unici, né di essere buoni amministratori.
Questa non è una loro vittoria ma una nostra sconfitta.
Io personalmente non sono mai stato particolarmente fiducioso, ho fatto lo stesso campagna elettorale seppur con i miei dubbi e le mie perplessità sulla gestione del mio partito, sia a livello locale che a livello nazionale.
Ed ora?
Ora è molto semplice, basta con gli spot, bisogna raccontare bene le cose fatte, non quelle che si vorrebbero fare, una volta arrivati al fondo del barile si può continuare a raschiare o decidere di risalire, premiando magari le competenze e non la capacità di fare tessere, ripartendo dal tessuto di amministratori già presenti sul territorio che hanno dimostrato negli anni impegno e sacrificio.
Ora va costruita una nuova classe dirigente capace di radicarsi sul territorio in tutte le sue espressioni, selezionata e non cooptata, persone che abbiano voglia di sporcarsi le mani, non di tenerle in tasca.
Riguardo quella destra che dopo il pessimo risultato festeggia la vittoria di Appendino, mi viene in mente la seguente metafora:
“Sui cadaveri dei leoni festeggiano i cani credendo di aver vinto, ma i leoni rimangono leoni e i cani rimangono cani”.

A questo punto: buon lavoro ai sindaci neoeletti e per quanto riguarda noi: al lavoro ed alla lotta!

Ps
Nota presuntuosa simpatica:
L’anno scorso durante una manifestazione, ero in giro col mio amico Luca Cassiani che, incontrando Chiara Appendino le dice: Chiara ti presento il mio amico Raffaele. Sapete cosa rispose?
Conosco bene Raffaele Bianco, fa il capogruppo a Grugliasco.
Beh!

MUSEO DEL GRANDE TORINO: DAL 12 MARZO AL 30 APRILE GIGI MERONI IN MOSTRA

Tornano le mostre al Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata di Villa Claretta Assandri, in via La Salle 87. Sabato 12 marzo, alle ore 10.30, il museo sarà animato da un evento di straordinario valore storico con l’esposizione in forma permanente della mitica Balilla appartenuta a Gigi Meroni, indimenticato campione, scomparso nel fiore della vita il 15 ottobre 1967. Nel museo esiste già una sala permanente dedicata a Gigi Meroni dove sono esposte, tra tanti cimeli e ricordi, tutte le maglie che ne hanno caratterizzato la carriera sportiva, ovvero quella della Libertas, del Como, del Genoa, del Torino e della Nazionale. Per quasi mezzo secolo la Balilla è stata custodita e restaurata con amorevole passione grazie all’instancabile dedizione di alcuni amici di infanzia di Gigi come Luigi Nessi e Giampiero Della Torre. L’esposizione museale della Balilla si è infine concretizzata grazie alla disponibilità di Maria Meroni, sorella di Gigi, che ne ha concesso l’affidamento in via permanente. La Balilla sarà collocata nella sala di Ingresso, la più prestigiosa del Museo. Per meglio celebrare l’avvenimento sarà inaugurata una mostra nella “sala della memoria” adibita appositamente per le mostre tematiche e resterà aperta, con ingresso libero, fino al 30 di aprile nei consueti orari museali, ovvero sabato dalle 14,00 alle 18.30 e domenica dalle 10,00 alle 18.30. La mostra ha per titolo “GIGI MERONI… da quel tiro impossibile alla Balilla”. Anche la data di apertura non è casuale: il 12 marzo del 1967 Gigi Meroni segnò una rete memorabile contro l’Inter. Quel pomeriggio sul prato di San Siro Meroni piantò in asso Facchetti e di destro fece partire un pallonetto a giro che superò Sarti e si insaccò all’incrocio dei pali. “Tra il tiro facile e quello difficile Gigi Meroni sceglie una terza via… il tiro impossibile”, così ha scritto di lui Nando Dalla Chiesa. Un tiro magico, come un volo di farfalla. La nostra farfalla granata. Saranno presenti Domenico Beccarla, Presidente dell’Associazione Memoria Storica Granata e Giampaolo Miliari, Direttore del Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata.

Il programma delle mostre a tema per il 2011 prevede:
12 MARZO – 30 APRILE 2011
“GIGI MERONI, DA QUEL TIRO IMPOSSIBILE ALLA BALILLA”
Evento organizzato in collaborazione con gli “Amici di Gigi Meroni” di Como.
Inaugurazione: sabato 12 marzo 2011 ore 10.30
1 maggio – 31 luglio 2011
“CIAO MALDO”
Omaggio a Virgilio Maroso.
Inaugurazione: domenica 1° maggio 2011 ore 10.30
Orario apertura Museo:
da lun. a ven. su prenotazione per gruppi e scuole.
Sabato: 14-19
Domenica: 10-19 (continuato)
Per una migliore fruizione del Museo da parte dei visitatori, tutte le visite sono guidate. Il biglietto per la visita costa 5 euro. Sono gradite le tessere Torino Musei e Piemonte Card.

INFORMAZIONI
TEL 011 780
1560
info@amsg.it
www.amsg.it

Il discorso di Bersani a Torino

Care democratiche, cari democratici, cari amici, cari compagni,

questa nostra splendida festa è vissuta nel cuore stesso della città di Torino, città del Risorgimento e del lavoro. Città bellissima e ospitale. Assieme a voi saluto Torino e la ringrazio. Assieme a voi saluto il suo Sindaco, i dirigenti cittadini, provinciali e regionali del Partito. Grazie davvero.

E’ stata una grande e bellissima festa. Chi ha voluto aggredirla non è riuscito a sfregiarla. Nelle nostre feste, a differenza di ormai tutte le altre, si discute anche con chi non la pensa come noi, si discute anche con gli avversari politici, si discute dentro alle tensioni della politica e della società.

Si discute nelle piazze, all’aperto, secondo le normali regole della convivenza e dell’ordine pubblico. Penso che meriteremmo un ringraziamento da tutti quelli che sperano ancora che il nostro Paese possa essere un Paese civile. In ogni caso noi non accetteremo mai, così come ci ha cantato Francesco de Gregori in questa splendida piazza, che la gente rimanga chiusa in casa la sera.

Anch’io, assieme a tutti voi, mi rivolgo ai volontari della festa e li abbraccio tutti e a uno a uno: veri protagonisti di questo straordinario avvenimento. E saluto, attraverso loro, le decine di migliaia di volontari che hanno fatto vivere in Italia oltre 2.000 feste. Il nostro record. Fra di loro tutte le generazioni; quelle più anziane ma anche tanti giovani, sempre di più, e tanti nuovi italiani, sempre di più. Nessuno meglio di loro ci restituisce quello che è nostro. Il volto cioè di un grande Partito popolare che vive la politica nel suo territorio, che mette la politica nella vita comune dei cittadini, che crede ad una politica che guardi la gente da vicino e all’altezza degli occhi. Nessuno pensi di venirci a spiegare il radicamento! Abbassi la cresta chi vuole darci lezioni di territorio o farci la caricatura come fossimo un Partito in pantofole. Abbiamo scarpette e scarponi e se ne accorgeranno. Ma, e qui siamo già fuori dai ringraziamenti e siamo già nella politica, in quell’impegno dei volontari dobbiamo riconoscere qualcosa di più e di più profondo di quello che può stare in un ringraziamento.

Grazie ai volontari. Solidarietà e civismo idee sorelle.Dobbiamo riconoscere ciò che muove milioni di volontari in Italia, non solo nella politica, ma nell’impegno sociale, culturale, ambientale e in ognuno dei mille e mille luoghi del Paese. Dobbiamo riconoscere la generosità, la gratuità di un impulso civico, di un lavoro fatto perbene, fatto per te e per gli altri, per la tua comunità. E’ ben difficile che un volontario così non sia poi nella vita di ogni giorno un buon cittadino, una persona perbene, che si comporta bene. L’idea di fraternità si dà la mano con l’idea di onestà. Sono due idee sorelle. Solidarietà e civismo sono idee sorelle. Se vogliamo ritrovare la strada dobbiamo tutti sapere che non si può stare bene da soli. Dobbiamo saperlo proprio nel momento in cui, è la crisi stessa che ce lo dice, l’unico motore della crescita può essere solo l’equità, possono essere solo redditi e consumi che nascano dal lavoro e non dalle bolle o dal debito, che nascano dalla crescita dei mercati interni e non solo dalle esportazioni, perché se tutti vogliono solo esportare, Cina, Germania e adesso anche Stati Uniti dovremo vendere a Marte i nostri prodotti. Quindi più equità, più crescita comune, più lavoro. Continue reading

LA DESTRA NON VUOLE LA METRO!

Venerdì 18 giugno 2010, dalle ore 12.00, il Partito Democratico regionale e provinciale e i Gruppi Consiliari del PD in Regione, Provincia e Comune di Torino, organizzano un PRESIDIO davanti alla stazione di Porta Nuova diTORINO (Piazza Carlo Felice – portici di Corso Vittorio Emanuele II), per protestare contro la decisione della Giunta Cota di “tagliare” 4,4 milioni di euro per la realizzazione della tratta metropolitana tra Porta Nuova e il Lingotto.
La Giunta Cota ha tagliato 4.4 milioni di euro per la tratta Porta Nuova-Lingotto della Linea 1.
Il Governo Berlusconi non ha fornito alcuna garanzia circa i finanziamenti necessari per il prolungamento della Linea 1 da Collegno a Rivoli.
Nulla sappiamo delle conseguenze che la manovra correttiva del Governo avrà sulle grandi opere, compresa la realizzazione della Linea 2, che è strategica per il futuro di Torino.

Turisti non per caso “Torino ha charme”

MONICA PEROSINO – LaStampa
C’è stato un tempo in cui se chiedevi a uno straniero dove fosse Torino era tanto che sapesse che era una città italiana. Da qualche anno non è neanche più necessario spiegare che sta più o meno vicino a Milano. I riflettori olimpici si sono accesi e, dal 2006 a oggi, assicurano gli addetti ai lavori, la luce non ha smesso di illuminare la città.
Il dibattito sull’impatto – positivo e negativo – dei grandi eventi sull’economia delle città ospitanti è aperto e le opinioni sono spesso contrastanti. Su un punto sono tutti d’accordo: il principale beneficiario dei grandi eventi è il turismo. L’unico che può lasciare da parte querelle legali, polemiche ambientali e rischio abbandono dell’eredità dei Giochi.
L’eredità
Le Olimpiadi hanno dato prova di svolgere un ruolo significativo nell’influenzare le decisioni riguardo alle destinazioni dei movimenti turistici. In pochi anni la presenza di turisti in città è aumentata del 65%, la ricaduta economica dell’«indotto» – tra musei, trasporti, alberghi, ristoranti, shopping – è balzato da 20 milioni di euro l’anno del 2000 ai 162 milioni di euro attuali. Gli alberghi sono pieni, i voli da e per Caselle pure, i musei presi d’assalto.
E l’immagine di Torino è risalita, da quando gli italiani hanno scoperto che la città è molto bella. Una scoperta che, dopo, hanno fatto anche i torinesi. Anche se ancora oggi si stupiscono di trovare sul sito del colosso mondiale del turismo Last Minute pacchetti per visitare la «meravigliosa Torino».
La svolta
La svolta simbolica sono state le Olimpiadi. Anche se il cammino è iniziato ben prima del 2006. La ricetta è stata quella della rete: mettere insieme offerta culturale, ricettività, proposte e accoglienza. «Il processo si è iniziato già dal 1998 – spiega l’assessore comunale al Turismo Alessandro Altamura – con la creazione di Turismo Torino, e in tempi più recenti con l’unificazione delle Atl. Il circolo virtuoso e vincente è stato innescato dal recupero museale, dalla creazione delle infrastrutture, dal rafforzamento della rete di proposte che hanno messo in rete cultura, ricchezza paesaggistica, enogastronomia».
La fase di calo del 2007
Neppure il fisiologico calo post Giochi – dovuto alla saturazione d’immagine e alla diminuzione d’interesse – che si è abbattuto senza eccezioni su tutte le città ospiti è stato violento. «Anche gli alberghi hanno tenuto benissimo – spiega Maurizio Baldini, direttore di Federalberghi Torino -. Le Olimpiadi hanno fatto la differenza, ma non è stato l’unico fattore. La città è cambiata, ha cambiato tipo di economia. Una volta si veniva a Torino in prevalenza per affari, ora abbiamo cambiato clientela. Arrivano turisti “veri”».
Nonostante due chiusure eccellenti, il Turin e il Nazionale, il settore è fiorente: «Si aprono molti più alberghi di quanti se ne chiudano».
Il consolidamento
Se è vero che la tendenza era positiva già da qualche anno, i numeri fino al 2006 non erano clamorosi: «Le Olimpiadi hanno cambiato tutto – spiega Livio Besso Cordero, presidente di Turismo Torino – e ora Live Nation porterà grandi spettacoli, nomi internazionali della cultura, concerti che saranno il traino della reale riconversione della città, con un’attività consolidata e costante nel tempo. Il turismo leisure è uno dei pochi settori in cui vale veramente la pena investire. Torino non sarà mai una città solamente turistica, ma non è più solo industriale».
Gli ultimi dati registrano un aumento degli arrivi dei turisti, mentre le presenze sarebbero in calo: «È un segnale importante in un momento di crisi – aggiunge Besso Cordero -. I turisti continuano ad arrivare, ma invece di fermarsi quattro giorni si fermano due. Scelgono comunque di venire qui».
Il passaparola
Gli effetti positivi dell’esposizione mediatica hanno le gambe lunghe: «Dopo i Giochi – dice Marco Righetti, esperto di comunicazione turistica – si è iniziato un processo inesorabile: le persone che sono state qui per le Olimpiadi hanno iniziato a raccontare della bellezza della città, le immagini che scorrevano sugli schermi di mezzo mondo hanno incuriosito e stupito. Ora siamo arrivati al culmine: durante il ponte dell’Immacolata a Torino non si trovava una camera libera». Gli addetti ai lavori raccontano il cambiamento come un salto dal business al leisure, dal turismo d’affari al turismo di piacere: «Una volta gli alberghi ad agosto chiudevano e durante i weekend c’erano meno clienti che in settimana, ora è il contrario».
Il marchio Torino
Non serve essere grandi osservatori per vedere che qualcosa è cambiato, anche se sono i torinesi a essersene accorti per ultimi: «Intanto, ormai il marchio Torino – dice Marco Righetti – ha conquistato un posto di rilievo nel panorama internazionale».