Federalismo per decreto al Senato. Così aumentano le tasse e mortificano i comuni

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Primo via libera al decreto legislativo sul fisco municipale. Con 153 voti favorevoli, 124 contrari e 2 astenuti, l’aula del Senato ha approvato la risoluzione della maggioranza sul decreto legislativo per il fisco municipale. In realtà è un falso federalismo o, meglio, un federalismo alla carlona che provocherà un evidente aumento delle tasse, favorendo la corruzione amministrativa.

A dimostrare che il governo è dimostrato cieco e sordo davanti l’ennesima forzatura legislativa sta la prossima richiesta di fiducia per il voto alla Camera e la bocciatura “a prescindere” tutte le proposte migliorative avanzate dal Partito Democratico.

“Dispiace che la Lega sul federalismo abbia definitivamente scelto di far prevalere la demagogia a scapito dell’efficienza e della qualità”. Questo è stato il primo commento di Davide Zoggia, responsabile Enti Locali del PD che ha continuato: “Bossi oggi con le sue parole di giubilo sull’approvazione della riforma del federalismo municipale si vanta, di fatto, di aumentare, le tasse ai cittadini e alle imprese. Infatti con l’Imu gli imprenditori pagheranno più tasse e i cittadini si vedranno aumentare le tariffe dei servizi a causa dei tagli nei trasferimenti del governo. E’ una riforma fatta male che complica le cose e aumenta le tasse. Senza contare che tradisce lo spirito stesso del federalismo. Infatti, non solo non si verifica alcun trasferimento dei poteri dal centro alla periferia, ma addirittura si assiste al fenomeno inverso: un rafforzamento del potere centrale. Ancora una volta saranno gli italiani a pagare per gli interessi e i precari equilibri della maggioranza”.

“Questo decreto è un tradimento delle ragioni del federalismo municipale. Un decreto che serve solo alla Lega per fare i comizi, ma che non rende i Comuni più autonomi, ma rende i cittadini più tartassati”. Lo ha detto Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato, commentando coi giornalisti al Senato il voto sulle risoluzioni in materia di federalismo fiscale.

“E’ un decreto – ha proseguito Anna Finocchiaro – che introduce una vera discriminazione tra comuni più ricchi e comuni più poveri, in particolare tra i comuni turistici, che avranno la possibilità di giovarsi di una tassa sulle seconde case, e tutti gli altri. Non aumenta le tasse? Maggioranza e governo continuano a ripeterlo, ma fortunatamente il tempo é galantuomo e col passare del tempo gli italiani, cittadini dei diversi Comuni, si renderanno conto che il loro carico fiscale è aumentato. In più, a pagare saranno i soggetti più onesti, che pagano sempre, perché questo è un provvedimento che gioca soprattutto sull’Irpef.

Non è davvero un decreto sul ‘federalismo fiscale municipale’ perché non sono i Comuni che possono autonomamente gestire tutta la partita delle finanze dal punto di vista dell’imposizione fiscale e da quello poi dell’amministrazione delle risorse che ne derivano. Viene così frustrata ogni autonomia dei Comuni e anzi, oltre a non mantenere le promesse relative a una maggiore autonomia, questo decreto non attua neppure quella già prevista dalla Costituzione. In sostanza, ai Comuni vengono trasferite risorse, ma non c’è alcuna possibilità per il cittadini di rendersi conto perché paga quel che paga, quanto gli viene davvero restituito in servizi, e quindi non ha neanche la possibilità di valutare come le risorse prodotte da quel territorio vengono investite. Il governo – conclude Anna Finocchiaro – dopo aver strozzato i Comuni, in questi anni, togliendo loro risorse, ora sbandiera un’autonomia che non c’è e a svantaggio dei cittadini, perché aumentano le tasse”.

Per Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro del PD, “il voto al Senato sulla relazione di maggioranza sul federalismo municipale è un’ulteriore brutta pagina scritta dal governo Berlusconi-Bossi. La Lega approfitta della debolezza di Berlusconi per andare avanti da sola lungo un sentiero sbagliato. Il decreto sul federalismo municipale, imposto a colpi di fiducia al Parlamento, mortifica l’autonomia finanziaria dei Comuni, poiché l’impianto è fatto principalmente di compartecipazioni a imposte erariali (all’Irpef, alle imposte sulle transazioni immobiliari, alla cedolare secca sugli affitti). Inoltre, aumenta le imposte su cittadini e imprese, nonostante i patetici tentativi del ministro Calderoli di sostenere il contrario: aumenta l’addizionale comunale all’Irpef; arrivano l’imposta di soggiorno e l’imposta di scopo; raddoppia l’Ici, ridefinita Imu, su immobili ad uso aziendale di artigiani, commercianti e piccoli imprenditori. Infine, non fa nulla per il sostegno alle famiglie in affitto, mentre concede grandi sconti fiscali per i rentier immobiliari attraverso la

cedolare secca al 21%. Il prossimo Governo dovrà intervenire di nuovo sul fisco municipale per evitare i pesanti effetti negativi determinati dalle scelte della Lega”.

“Sono le risorse che verranno a mancare drasticamente al Sud quelle che Bossi si sente in tasca, sapendo che l’impianto del federalismo municipale svuoterà le casse di migliaia di comuni meridionali a favore di quelli settentrionali”. E’ quanto dichiara Stefano Graziano, deputato del Pd, membro della Commissione Finanze della Camera.

“Dentro la maggioranza – prosegue Graziano – le sorti del Mezzogiorno a parole sembrano interessare tutti dal ministro Tremonti che vuol chiedere deroghe all’Europa al premier Berlusconi che lo annuncia come problema nazionale. La verità è che il Sud interessa solo alla Lega, perchè è dal Sud che il partito di Bossi, con questo modello di federalismo, realizzerà una distrazione di risorse su grande scala, senza equità e senza giustizia”.

“Ma è possibile – conclude Graziano – che nella maggioranza nessuno si ponga il problema delle reali conseguenze e delle iniquità che questa normativa determinerà per il Mezzogiorno d’Italia?”.

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