1. Cosa sono CIP6 e Certificati Verdi e qual è la ragione per cui Bersani e Ronchi hanno previsto l’estensione dell’utilizzo di tali risorse riservate alle fonti di energia rinnovabile agli impianti di trattamento dei rifiuti
CIP6
Nel 1992, il Comitato Interministeriale dei prezzi, con la Delibera del 29 aprile, aveva provveduto, con il sesto provvedimento emanato (di qui il nome comune di questo provvedimentoCIP6) ad incentivare le fonti energetiche "rinnovabili"1, comprendendo le fonti "assimilabili", tra le quali, oltre ai rifiuti urbani sono compresi gli "scarti di lavorazione e fonti fossili".
CERTIFICATI VERDI
L'Unione Europea con la Direttiva 2001/77/CE si è posta l'obiettivo di produrre il 22,1% di elettricità da fonti energetiche rinnovabili entro il 2010.
Tra tali fonti vengono comprese le biomasse ed la direttiva precisa cosa si intende per biomasse: "La parte biodegradabile dei prodotto, rifiuti e residui provenienti dall'agricoltura (comprendenti sostanze vegetali ed animali) e dalla silvicoltura e dalle industri connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani"
La Direttiva al punto 8 del preambolo precisa:
"Nel contesto di un futuro sistema di sostegno alle fonte energetiche rinnovabili non bisognerebbe promuovere l'incenerimento dei rifiuti urbani non separati, se tale promozione arrecasse pregiudizio alla gerarchia di trattamento dei rifiuti .
La scelta della Provincia di Torino è strettamente coerente con il principio espresso dall’ U.E. (prima ridurre, poi riciclare, poi recuperare materia, infine recuperare energia2)
Nel dicembre 2003, con il Decreto n 387, l'Italia recepisce questa direttiva e all'art. 2, comma a, individua le fonti energetiche rinnovabili, riprendendo alla lettera l'elenco della UE.
Il Decreto 387, si propone di promuovere la produzione di elettricità da fonti energetiche rinnovabili con incentivi economici denominati "Certificati Verdi"
Il 2% di elettricità che le aziende italiane producono o importano deve derivare da fonti rinnovabili. Le quote di energia rinnovabile che spettano a ogni azienda possono essere autoprodotte oppure acquistate, sotto forma di Certificati Verdi, da chi effettivamente produce energia elettrica da fonte rinnovabile.
Il valore di un Certificato Verde varia in base alle richieste del mercato: nel 2004 un chilowattora da fonte energetica "rinnovabile" è stato pagato 9,74 centesimi. Oltre a questo eco incentivo, lo stesso chilowattora prodotto da fonte rinnovabile, ha ricevuto dal gestore della rete il valore corrente pagato per l'elettricità prodotta da fonte convenzionale (5,6 centesimi/kwh), totalizzando un guadagno complessivo di 15,34 centesimi a chilowattora.
All'art 17 del Decreto è anche specificato che:
"...sono ammessi a beneficiare del regime riservato alle fonti energetiche rinnovabili i rifiuti, ivi compresa, anche tramite il ricorso a misure promozionali, la frazione non biodegradabile e i combustibili derivati dai rifiuti."
Tale scelta (voluta da Bersani e da Ronchi e concordata in sede Europea) poteva consentire, contenendo le tariffe ai cittadini, di avviare il processo (inderogabile e urgente). di ammodernamento del sistema impiantistico di smaltimento rifiuti urbani in Italia.
In una situazione di diffusa emergenza “rifiuti in italia”, in linea con gli orientamenti dell’ U.E., e degli stati più evoluti dell’ Europa queste risorse possono contribuire a passare da un sistema di smaltimento “fuorilegge” basato sulle discariche” , ad un sistema orientato alla Termodistruzione dei rifiuti con recupero energetico”.
2. Qual è in sintesi la battaglia della Sinistra Antagonista nella finanziaria 2006
L’argomento della riduzione della “contribuzione energetica” dei certificati verdi per i rifiuti e soprattutto per altre fonti “assimilabili” (derivati del petrolio e carbone) era in discussione da tempo.
Sul tema esistevano tavoli di concertazione con FEDERAMBIENTE, con gli Enti Locali e con i diversi attori del ciclo dei rifiuti per concordare una soluzione concertata che non si trasferisse come purtroppo oggi accadrà, in un aumento indiscriminato di costi sui cittadini (TASSA RIFIUTI).
La sede corretta in cui si stava operando era quella della revisione del Decreto Ambientale n.152/06, ma la tentazione di forzare la mano , con l’arma ricattatoria del voto sulla finanziaria è stata troppo forte.
L’iniziativa della pattuglia dei senatori “antagonisti”3 assume il significato di colpo di mano, l’obiettivo dichiarato, approfittando della capacità ricattatoria esercitata in Senato, era di dare il colpo di grazia al sistema di smaltimento dei rifiuti attraverso tecniche di incenerimento.
Nella tendenza a strafare la stessa pattuglia ha anche consumato altre iniziative di guerriglia e di festival dell’irrazionale approvando nell’emendamento 1111 della finanziaria che fissa l’obiettivo di raccolta differenziata . al 31-12- 2011 del 60% e successivamente la progressiva riduzione della quantità di rifiuti inviati in discarica nella prospettiva di rendere concretamente realizzabile l’obiettivo “rifiuti zero”
Il testo approvato (art. 1117) è il seguente:
Dalla entrata in vigore della presente legge i finanziamenti e gli incentivi pubblici di competenza statale finalizzati alla promozione delle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica sono concedibili esclusivamente per la produzione di energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili, così come definite dall’articolo 2 della Direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, sulla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili. Sono fatti salvi i finanziamenti e gli incentivi concessi, ai sensi della previgente normativa, ai soli impianti gia’ autorizzati e di cui sia stata avviata concretamente la realizzazione anteriormente all’entrata in vigore della presente legge, ivi comprese le convenzioni adottate con delibera del Comitato interministeriale prezzi il 12 aprile 1992 (CIP6) e destinate al sostegno alle fonti energetiche assimilate, per i quali si applicano le disposizioni di cui alla lettera c) del comma 644 –ter.
Tale testo risulta “specificato” negli effetti all’articolo successivo successivo (art. 1118) che dice:
Il Ministro dello sviluppo economico provvede con propri decreti ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n, 400 a definire le condizioni e le modalità per l’eventuale riconoscimento in deroga del diritto agli incentivi a specifici impianti già autorizzati all’entrata in vigore della presente legge e non ancora in esercizio, non rientranti nella tipologia di cui al periodo precedente, nonché a ridefinire l’entità e la durata dei sostegni alle fonti energetiche non rinnovabili assimilate alle fonti energetiche rinnovabili utilizzate da impianti già realizzati ed operativi alla data di entrata in vigore della presente legge , tenendo conto dei diritti pregressi e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico, allo scopo di ridurre gli oneri che gravano sui i prezzi dell’energia elettrica e eliminare vantaggi economici che non risultino specificamente motivati e coerenti con le direttive europee in materia di energia elettrica
Nel testo del maxiemendamento divenuto legge (art. 1117) vengono perlomeno fatti salvi i finanziamenti e gli incentivi concessi ai produttori di energia da fonti assimilate agli "impianti già autorizzati".
Una formulazione che non accontenta Rifondazione Comunista e Verdi perché aumenta la platea degli impianti che continueranno a percepire i contributi Cip64.
E per questo, non ancora soddisfatti R.C e Verdi alla finanziaria 2006 puntano a ridurre ulteriormente le risorse utilizzabili limitando il diritto alle sovvenzioni per i termovalorizzatori (e impianti assimilati) gia' operativi, lasciando fuori tutti gli altri
Il governo nella seduta del 27/12/2006 del Consiglio dei Ministri ha dovuto accgliere tale richiesta approvando un emendamento che deve essere ancora presentato al parlamento.
3. Quali sono i Termovalorizzatori già autorizzati che perderebbero il finanziamento.
Proviamo a fornire qualche risposta sugli impianti ad oggi già autorizzati ma non ancora operativi, per verificare in concreto quali importanti effetti produce l’eroica battaglia della Sinistra Antagonista:
Senza essere esaustivo e in modo parziale proviamo ad indicare una prima lista degli impianti in corso di realizzazione che potrebbero entrare in questa situazione.
Federambiente sta in questi giorni rilevando presso gli enti locali e le società di servizi pubblici un’informazione più precisa e dettagliata.
L’impianto del Gerbido di Torino, di proprietà interamente pubblica (TRM spa), autorizzato nel dicembre 2006 perderà circa 30 milioni di EU l’anno di entrate l’anno. L’effetto della “vittoria delle forze ambientaliste” è di 20 Eu/ton , che tradotto in abitanti equivale a 10 Eu/ab.
L’effetto del provvedimento sull’impianto di Acerra, strategico per la gestione dell’emergenza endemica dei rifiuti della Campania sarebbe disastroso.
4. Quali effetti per il sistema dei rifiuti e per i cittadini
L’eliminazione dell’estensione “italiana” dei certificati verdi agli impianti di incenerimento e petrolici (carbone e gas prodotti dai residui di raffineria) è stata considerata dagli ambientalisti e da alcuni partiti dell’unione una battaglia strategica, orientata ad alcuni obiettivi ideali in parte convidisibili nei principi, ma con effetti disastrosi sul sistema del ciclo integrato dei rifiuti e sui costi sopportati dai cittadini
Oggi in Italia il ciclo integrato dei rifiuti prevede, oltre ad una efficace raccolta differenziata, il recupero ed il riciclo di tutto il materiale riusabile, efficienti impianti che superino la discarica (vero cancro ambientale dal costo ambientale indeterminabile): tale soluzione impiantistica, che deve consentire sempre e comunque il recupero energetico, non può che essere la termovalorizzazione. (vedi allegato1).
Il sistema impiantistico italiano per il trattamento dei rifiuti è, nel contesto europeo arretrato ed inadeguato, coinvolto in una situazione di “emergenza ambientale” continua che corre il rischio continuamente di esplodere (e non solo nel mezzogiorno italiano).
Tale ammodernamento, collocato in un quadro di riforma del sistema dei servizi pubblici, deve necessariamente essere fatto.
Poteva essere co-finanziato (come voleva il decreto Bersani del 2003) con il sistema dei certificati verdi pesando meno sulle tariffe e sui costi sopportati dai cittadini e dal paese.
L’eliminazione dei certificati verdi non bloccherà comunque la realizzazione dei termovalorizzatori.
Dalla discarica è obbligatorio uscire e tecnologie “innovative” alternative, per una gestione industriale del problema non esistono.
Esistono sogni e suggestioni (come quella del Rifiuti Zero, inserita in finanziaria da RC e Verdi, del Trattamento Meccanico Biologico come anticamera costosa alla discarica - tra l’altro non ammessa dalle norme dell’UE, o interessanti macchine sperimentali – gassificatori - poco piu’ che prototipali). Ritardare scelte obbligate per le suggestioni può solo portarci a gestire il disastro di un’emergenza rifiuti.
Gli impianti di termovalorizzazione costeranno solo di più e questi extra-costi (il 10/15 %.del costo attuale con “contributi”) li dovranno pagare attraverso le tariffe i cittadini.
L’impianto del Gerbido è stato autorizzato(allegato2); se rientrerà nelle deroghe della finanziaria il costo di smaltimento dei rifiuti urbani potrà essere contenuto a 85 Eu/ton.
Altrimenti il costo sarà di 100 Eu/ton.
L’extra-costo dovranno pagarlo i cittadini attraverso le tariffe.
ALLEGATO 1 – La Termovalorizzazione dei rifiuti Urbani
I termovalorizzatori, detti anche inceneritori con recupero energetico, sono impianti che hanno lo scopo primario di rendere biologicamente e chimicamente inerti i rifiuti, riducendone notevolmente il volume, con un grosso vantaggio: la produzione contestuale di energia elettrica e/o termica.
Il calore dei fumi, prodotti gassosi della combustione, genera del vapore che viene utilizzato per la produzione di energia elettrica o per il teleriscaldamento. Si riduce in questo modo la necessità di utilizzare altri impianti alimentati con fonti fossili quali petrolio e carbone.
Con le attuali tecnologie di trattamento fumi e abbattimento delle emissioni, in linea con le direttive dell’Unione Europea, i termovalorizzatori possono essere considerati sicuri. I dati mostrano che questi impianti, se moderni e ben gestiti, non inquinano più di una qualunque altra centrale di produzione energetica presentando valori di emissione ben al di sotto dei limiti di legge.
Gli impianti di termovalorizzazione in Europa ed in Italia
Oggi il sistema della Termovalorizzazione è il sistema industriale più efficace e sicuro per lo smaltimento dei rifiuti urbani e vede operativi in U.E più di 350 impianti con una capacità di smaltimento di più di 51 milioni di Tonnellate all’anno5.
In Svizzera, dal primo gennaio 2000 tutti i rifiuti combustibili non riciclabili devono essere inceneriti in impianti adeguati. La maggior parte di questo materiale finisce in uno dei 28 impianti di incenerimento dei rifiuti urbani. Con l'entrata in funzione del termovalorizzatore di Thun nel 2004 la Svizzera dispone di una capacità d'incenerimento di 3,29 milioni di tonnellate, che le permette di rinunciare al conferimento in discarica di tutti i rifiuti combustibili. L'energia elettrica prodotta da tutti i 28 impianti svizzeri è in grado di coprire il fabbisogno di quasi 250.000 economie domestiche. Inoltre, annualmente, con il calore utilizzato è possibile evitare l'importazione di circa 215.000 tonnellate di derivati del petrolio per la produzione di calore
Grazie alla compatibilità con le esigenze di tutela ambientale, i termovalorizzatori sono inseriti all’interno di svariati contesti urbani in tutto il mondo (Vienna, Parigi, Londra, Copenhagen, Amsterdam, Lisbona, Barcellona, Tokio).
Gli impianti tedeschi, francesi, olandesi e danesi ha abbondantemente usufruito di finanziamenti Europei in fase di realizzazione.
Gli impianti di incenerimento in Italia sono 52 (diffusi principalmente in Lombardia ed in Emilia Romagna), contro i 123 impianti della Francia che ricorre alla combustione per il 23% dei suoi rifiuti urbani, e ai 58 della Germania che trattano il 27% dei rifiuti.
La situazione nazionale si è evoluta attraverso un lento ma costante aumento degli impianti operativi che ha riguardato dapprima le regioni del Nord del Paese e, solo negli ultimi anni, anche quelle del Centro-Sud, nelle quali tuttavia tale opzione rimane, a tutt’oggi, in forte ritardo. Contestualmente, anche i quantitativi annui di rifiuti trattati termicamente sono passati dai circa 1,57 milioni di tonnellate del 1996 ai circa 3,64 milioni di tonnellate del 2004
A titolo comparativo si veda il confronto tra il modello di gestione dei rifiuti di alcune città metropolitane europee (anno 2004 – fonte COMIECO-ERM)
Per Torino nel 2004 il ricorso alla discarica è stato per il 68% dei rifiuti raccolti, pari a 343.000 tonnellate; la quota restante (32 %) è stata destinata al riciclo e al compostaggio.
La discarica di Basse di Stura che copre il fabbisogno di 2/3 dei R.U della Provincia di Torino (500.000 ton/a), cesserà ogni attività nel 2009.
A Trezzo sull'Adda, in provincia di Milano, vi è uno dei più moderni termovalorizzatori in esercizio in Europa; l’impianto della potenzialità di 165.000 tonnellate l’anno è localizzato nell’area industriale del Comune a sud-ovest del centro abitato a circa 30 km dal centro storico di Milano.
Il termovalorizzatore di Brescia, della potenzialità di 700.000 tonnellate/anno, sorge a 4 km dal centro storico della città, e soddisfa da solo circa un terzo del fabbisogno di calore dell'intera città .
All’impianto bresciano è anche stato conferito l'oscar mondiale per l'energia prodotta con rifiuti: il "Wtert 2006 industry award", premio conferito dal Wtert (il consiglio per la ricerca e la tecnologia della termovalorizzazione), organismo dell'Earth Center della Columbia University.
I criteri che hanno portato a Brescia il premio sono stati l'aspetto estetico dell'impianto, il livello di recupero di energia da rifiuti, quello delle emissioni inquinanti, l'utilizzo dei residui di combustione e l'accettazione dell'impianto da parte della comunità locale.
A Milano è in esercizio dal gennaio 2001 l’impianto Silla 2 della potenzialità di 450.000 tonnellate,
che sorge nella zona nord-ovest della città a circa 10 km dal centro storico.
L’impianto è stato premiato nel 2003 dalla Triennale di Milano con la Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana per la committenza privata.
Il progetto architettonico e quello cromatico hanno posto particolare attenzione all’inserimento nel territorio di un impianto tecnologico di così grandi dimensioni considerando i vari aspetti di coesistenza fra i frammenti di territorio agricolo, di paesaggio industriale e infrastrutturale e di crescente sviluppo del sistema dei parchi urbani.
Si riportano di seguito alcune immagini di termovalorizzatori selezionate tra molte altre essenzialmente per due motivi: il particolare pregio architettonico (è il caso degli impianti dell’Isola di Man e di Saint Ouen) e il loro inserimento in contesti urbani (Zurigo, Principato di Monaco).