Dopo la sconfitta: ricostruire una classe dirigente che sappia sporcarsi le mani

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L’unica cosa che allevia il dolore post sconfitta è la comprensione delle motivazioni che hanno portato alla stessa.
Bisogna capire perchè si è perso, dove si è perso e cercare di trasformare il deficit in consapevolezza.
Ovviamente questa è la mia analisi del voto, non è la verità  assoluta, non pretendo neppure di avere ragione, questo post serve a me come sfogatoio e magari torna utile a qualcuno per migliorare la propria azione politica.
Ho capito che a torino si perdeva quando, dopo il risultato del primo turno, Fassino è uscito sui giornali dicendo che la strategia sarebbe stata l’attacco dell’avversario.
Ora mi chiedo, è possibile che una persona del calibro di Fassino che è stato segretario nazionale del più grande partito di centrosinistra dell’epoca, deputato, ministro e sindaco per 5 anni debba pensare a demonizzare il nemico anzichè provare a raccontare meglio l’impegno profuso per la città  in questi ultimi 5 anni?
Torino infatti non è rimasta immobile in attesa che la crisi finisse (ammesso che sia finita), la città  ha lavorato per creare un nuovo modello di sviluppo, basato sempre meno sull’industria con particolare attenzione al turismo ed ai settori innovativi.
Ecco, questa cosa non è stata evidentemente percepita dai più, forse, e dico forse, c’è stato un errore o comunque qualche problema nel raccontare ai torinesi il proprio lavoro, il proprio impegno.
Molto probabilmente Fassino si è circondato di persone sbagliate e spesso sopravvalutate che non sono state capaci di consigliarlo al meglio, che hanno pensato più al proprio bene che a quello della politica. L’attività  amministrativa, va raccontata quotidianamente, non solo in campagna elettorale, bisogna avere rapporti con tutti i livelli della società , dai giovani che usano i social network a quelli che manco sanno cosa siano, dai lavoratori ai pensionati senza creare distanze tra il palazzo e la piazza.
Questa distanza invece è aumentata negli anni, siamo passati dal sindaco che andava una volta a settimana a porta palazzo al sindaco che ci è andato una volta in 5 anni, in campagna elettorale.
Le guerre si vincono grazie alle singole battaglie quotidiane, troppo spesso date per scontate o date per vinte in partenza.
Un ruolo importante in questa sconfitta lo ha avuto il “non partito”.
Il Partito Democratico torinese in questo momento è una roba incompiuta, un non partito.
Questo è un dato di fatto, non lo dico io, lo dicono i fatti, un partito incapace di raccogliere le firme per le elezioni regionali, un partito incapace di tendere la mano e fidelizzare il proprio elettorato, un partito latitante sul territorio.
Per la storia delle firme ad oggi non c’è ancora nessun responsabile, così come per quanto successo alla circoscrizione 5, vedo tante vittime ma nessun colpevole.
Non bisogna rinchiudersi nei cerchi magici ma aprirsi alla società , facendo emergere persone nuove ed energie disponibili a mettersi in gioco per la cosa comune.
Tutto ciò non è avvenuto, il partito è fortemente piegato su se stesso, in molti casi autoreferenziale e composto da gente non in grado di rappresentare i propri concittadini ed in alcuni casi nemmeno di stare in società ; gestito come una tribù con capi e capetti che hanno balcanizzato l’intero scenario politico.
Il partito democratico aveva l’ambizione di diventare un grande partito, in pochi anni è diventato però un partito grande in fase di declino, senza identità , senza struttura ed in alcuni casi senza nemmeno i militanti.
Renzi a mio avviso sta facendo bene il premier un po’ meno il segretario nazionale ed ha fatto male a trasformare queste elezioni in un anticipo del referendum.
La politica non può trasformarsi in una continua partita a poker, per queste cose ci sono giù  delle splendide serie TV.
Ad oggi i grillini non hanno dimostrato nè l’onestà  di cui si erano fatti promotori unici, nè di essere buoni amministratori.
Questa non è una loro vittoria ma una nostra sconfitta.
Io personalmente non sono mai stato particolarmente fiducioso, ho fatto lo stesso campagna elettorale seppur con i miei dubbi e le mie perplessità  sulla gestione del mio partito, sia a livello locale che a livello nazionale.
Ed ora?
Ora è molto semplice, basta con gli spot, bisogna raccontare bene le cose fatte, non quelle che si vorrebbero fare, una volta arrivati al fondo del barile si può continuare a raschiare o decidere di risalire, premiando magari le competenze e non la capacità di fare tessere, ripartendo dal tessuto di amministratori già  presenti sul territorio che hanno dimostrato negli anni impegno e sacrificio.
Ora va costruita una nuova classe dirigente capace di radicarsi sul territorio in tutte le sue espressioni, selezionata e non cooptata, persone che abbiano voglia di sporcarsi le mani, non di tenerle in tasca.
Riguardo quella destra che dopo il pessimo risultato festeggia la vittoria di Appendino, mi viene in mente la seguente metafora:
“Sui cadaveri dei leoni festeggiano i cani credendo di aver vinto, ma i leoni rimangono leoni e i cani rimangono cani”.

A questo punto: buon lavoro ai sindaci neoeletti e per quanto riguarda noi: al lavoro ed alla lotta!

Ps
Nota presuntuosa simpatica:
L’anno scorso durante una manifestazione, ero in giro col mio amico Luca Cassiani che, incontrando Chiara Appendino le dice: Chiara ti presento il mio amico Raffaele. Sapete cosa rispose?
Conosco bene Raffaele Bianco, fa il capogruppo a Grugliasco.
Beh!

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