Micromobilità: impegnarsi di più per recuperare ritardi e credibilità

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Sulle cronache torinesi dei quotidiani s’è di recente assistito allo scontro sulla micromobilità tra l’assessore Maria La Pietra ed il comandante della Polizia locale di Torino Emiliano Bezzon: pur volendo tralasciare le negligenze dell’assessore M5S rea, secondo Bezzon, d’aver perso tre mesi senza aver scritto l’ordinanza sulla mobilità sostenibile, è comunque un problema che riguarda il territorio dell’intera Città Metropolitana di Torino.
Proprio per questo motivo, il 15 di ottobre, in rappresentanza dei Comuni di Grugliasco, Collegno, Nichelino, Rivoli, Orbassano, Druento, Beinasco, Rivalta, Moncalieri e Settimo Torinese, ho scritto al consigliere con delega ai trasporti della Città Metropolitana Dimitri De Vita e a Licia Nigrogno, presidente del bacino torinese dell’Agenzia della mobilità regionale, per chiedere loro di affrontare la questione su area vasta.

Il primo non ha ancora risposto mentre il Presidente Nigrogno ha prontamente convocato una riunione nella sede dell’ente che presiede alla quale, però, non si è presentata l’assessore torinese: abbiamo così potuto esporre la nostra posizione solamente al suo collaboratore.
Ma come può una zona così vasta essere priva di un coordinamento unitario?
In questi giorni mi stanno scrivendo molti cittadini, non solo grugliaschesi, per capire quali Comuni aderiscano o meno alla sperimentazione poiché sono costretti, per recarsi sul posto di lavoro, ad attraversarne più d’uno.
In prima battuta gli spiego l’importanza di un coordinamento di area vasta, poi gli spiego le mie preoccupazioni e le mie perplessità.

Sia chiaro che sono favorevole ad ogni modalità di spostamento che non preveda l’utilizzo dell’auto per i trasferimenti casa–lavoro che, nella maggioranza dei casi, avvengono con una sola persona a bordo. Occorre però lavorare affinché tali spostamenti possano avvenire in totale sicurezza e siano disciplinati da un regolamento che ad oggi non c’è e questo vuoto normativo è un problema poiché il Codice della strada non contempla la micromobilità.

Oltre a ciò c’è un dettaglio da dirimere sulla velocità: al di sotto dei 6 km/h, questi mezzi possono essere assimilati agli acceleratori di andatura mentre al di sopra di tale limite sono assimilati ai ciclomotori e pertanto dovranno essere sottoposti a una procedura di omologazione. ed in tal caso i mezzi di trasporto devono circolare obbligatoriamente sulla carreggiata e non sui marciapiedi; l’opposto accade agli acceleratori di andatura ai quali non è permesso di circolare sulla carreggiata.

In ogni caso, ciò che l’ex ministro ai trasporti ha messo in campo, è una semplice sperimentazione, le cui autorizzazioni potranno essere rilasciate solo entro un anno dall’entrata in vigore del Decreto Ministeriale che dovranno concludersi entro 24 mesi da quando i test sono stati autorizzati. E dopo?
Di adesione comunale, questa sperimentazione consente la circolazione su aree e percorsi pedonali e ciclabili, su piste ciclabili in sede propria e su corsia riservata, su
zone 30 Km/h e strade con limite di velocità di 30 km/h. E tra una di queste aree consentite e l’altra? L’utente dovrebbe scendere dal mezzo, caricarlo sotto braccio e spostarsi senza utilizzarlo, pena la sanzione. Sanzione prevista anche per l’utilizzo senza idonea illuminazione e fuori dai comuni aderenti alla sperimentazione.
Altro problema è la segnaletica, i comuni dovrebbero affrontare una spesa importante per produrre ed installare segnaletica orizzontale che annuncia la possibilità di sperimentazione per 2 anni, e poi?

In definitiva è fondamentale dover pensare a mezzi di trasporto alternativi alle auto, ma diventa difficile farlo in questa situazione di vuoti normativi e d’incertezza circa il futuro. Temo che il decreto Toninelli, più che un tentativo di migliorare la qualità dell’aria, sia stato uno spot elettorale mal riuscito; ciò non significa che sia necessario buttare tutto all’aria, ma è altresì essenziale impegnarsi di più per recuperare ritardi e credibilità, sia a livello comunale che dell’intera area metropolitana, ma anche e soprattutto a livello ministeriale.

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