Rosarno: anche gli schiavi a volte si ribellano

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I gravi e drammatici eventi che a partire da ieri si stanno accrescendo a Rosarno – piana di Gioia Tauro in Calabria – mettono ulteriormente e drasticamente a nudo le tragiche e violente contraddizioni che caratterizzano il nostro paese, specie in questa fase storica che ha visto, scientificamente coltivata, la nascita di eccezionali e violente discriminazioni razziste, e l’attuazione di normative che perseguono come delinquenti e condannano alla “morte civile”chi cerca rifugio, sfuggendo alle guerre e alla fame.

I valori e i diritti civili, di uguaglianza , solidarietà, accoglienza e fratellanza, fondativi dell’Italia democratica ed antifascista, costruita dal sacrificio dei martiri della Liberazione e sanciti nella Costituzione, sono costantemente vilipesi e calpestati.In particolare, in aggiunta a tanti cittadini italiani disoccupati, emarginati, poveri, sono gli “ultimi”: gli immigrati e extracomunitari, che ne subiscono le più gravi conseguenze.

E’ inaccettabile, come avviene ai lavoratori extracomunitari, regolari e non, presenti a Rosarno, nella piana di Gioia Tauro e in tante altre località, che essere umani siano efferatamente sfruttati da immondi personaggi.

E’ inaccettabile che questi lavoratori, dopo una dura giornata di lavoro nei campi lunga anche 12 ore, siano retribuiti con una paga di venti euro giornalieri, di cui, cinque, molte volte deve essere data al “caporale” di turno, cacciatore di manodopera.

E’ inaccettabile che questi esseri umani, oltre 15.000 nell’area calabrese dove sono scoppiati gli incidenti, siano costretti a vivere con requisiti di assoluta invivibilità, per alloggio, vitto e assistenza sanitaria.

Condizioni assolutamente ignobili per la dignità umana ed indegne per uno Stato democratico.

E’ indispensabile ed urgente un grande e forte scatto di orgoglio civile e democratico, recuperando i sentimenti, le idee e le pratiche che per lungo tempo hanno caratterizzato la vita dell’Italia, per mettere fine a queste situazioni di barbarie, di vera e propria schiavitù.

Gli africani sono già stati lungamente sfruttati e discriminati direttamente durante la famigerata epopea colonialista, operata anche dall’Italia, specie durante l ‘”Impero” fascista che ignobilmente perseguiva la “razza eletta”. Non possono, ora, ritornare nel nostro Paese, sotto mentite spoglie, i nefasti fasti razzisti di un passato sconfitto irrimediabilmente dalla grande volontà di libertà e giustizia del popolo italiano.

A.N.P.I. Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

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