Se l´Edisu scompare l´università traballa

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OTTAVIA GIUSTETTI

Se ad ogni euro investito in formazione corrispondono 30 euro di prodotto interno lordo – come spiega un recente studio della Fondazione Agnelli – Torino è milionaria grazie all´Edisu che eroga dodicimila borse di studio ogni anno. Si tratta di assegni che si aggirano intorno ai 3 mila euro, ma che in alcuni casi superano i 4 mila, per ogni studente che ne fa richiesta e che dichiara un Isee familiare al di sotto di 19 mila euro. L´assegnazione delle borse è vincolata a requisiti economici e di merito. Le domande vengono esaminate inizialmente sulla base del reddito e ogni sei mesi in relazione ai crediti formativi raggiunti. Ma ogni studente – torinese, piemontese, italiano o straniero – che voglia frequentare qui l´università e ritenga di poter usufruire della borsa, può farne richiesta. E ancora lo scorso anno l´Edisu ha soddisfatto il cento per cento delle richieste. Oggi che la Regione programma di tagliare del 70 per cento i finanziamenti all´Ente regionale per il diritto allo studio universitario del Piemonte, e dopo l´ulteriore taglio del 50 per cento del finanziamento ministeriale, l´Edisu rischia di scomparire del tutto. Niente più borse di studio, niente più posti letto nelle residenze universitarie – che al momento ospitano gratuitamente circa tremila studenti fuori sede – niente più pasti a prezzi agevolati nei ristoranti dell´Edisu. Una realtà che in tutto il Paese ci invidiano, che ha portato dal 2004-2005 al 2009-2010 un aumento del 18 per cento di iscritti nelle università piemontesi. I rettori di Università e Politecnico sbandierano a ogni inizio di anno l´aumento degli iscritti stranieri, ma se non ci fosse l´Edisu il 90 per cento di questi stranieri non avrebbe un posto dove stare. Il servizio funziona davvero bene, la qualità dell´accoglienza è, a detta di tutti, superiore alle aspettative. Tanto che in questi anni la politica della presidente Mariagrazia Pellerino e del direttivo dell´ente si è potuta permettere anche qualche piccolo lusso. Per esempio la trasformazione delle mense in ristoranti, dove il capitolato d´appalto delle aziende che le gestiscono è stato pensato secondo i requisiti slow food, con attenzione alla qualità e la provenienza delle materie prime, alla stagionalità. Ma dove un pasto completo per lo studente può costare al massimo 6,50 euro, mentre chi usufruisce delle borse perché ha un basso reddito può pranzare o cenare con poco più di tre euro. Stiamo parlando di 700 mila pasti erogati ogni anno, in otto ristoranti dislocati nelle vicinanze delle facoltà: cinque a Torino, due a Grugliasco e uno ad Alessandria. La residenza di lungo Dora, l´ultima nata, è stata costruita con tutti i requisiti di ecocompatibilità, dotata di pannelli solari e semplici dispositivi che hanno consentito un risparmio di consumo di acqua pari al cinquanta per cento circa. Chi non entra nelle residenze ma ha diritto all´ospitalità riceve 1.600 euro di contributo per l´affitto.

«Studio a Torino da tre anni grazie alla borsa di studio e al posto in residenza – racconta Alex Ammendolia, laureando in Lettere e Filosofia – la mia regione di provenienza è la Valle d´Aosta. Lì risiedono i miei genitori e le mie due sorelle ma ho deciso di studiare qui perché l´Edisu mi ha permesso di avere alloggio gratuito e aiuti economici. Anche la mia Regione eroga borse per gli studenti ma con molto ritardo e le famiglie devono anticipare le spese per oltre un anno». Ieri la presidente Mariagrazia Pellerino ha minacciato di dimettersi se i finanziamenti della Regione saranno tagliati come nelle previsioni. «L´Edisu a queste condizioni non può che chiudere i battenti – ha detto – nessuna borsa di studio sarà erogata con tagli così pesanti». Dalla maggioranza, nessuna rassicurazione. «Faremo tutto quanto in nostro potere nelle Commissioni e in Consiglio regionale per impedire che simili scelte trovino attuazione»: promette Gianna Pentenero, ex assessore regionale all´Istruzione, oggi consigliera Pd.

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