Smog a Torino. A che punto siamo?

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Mesi fa, al termine dell’ennesima riunione del Tavolo sulla Qualità dell’Aria, abbiamo avanzato al Comune di Torino due richieste precise: una riconvocazione del Tavolo in tempi stretti per discutere dei provvedimenti da adottare nell’inverno prossimo e la predisposizione di una lettera, da inviare alla Commissione Europea, per trattare in maniera adeguata, il problema dell’inquinamento nel Torinese.
Nell’inverno 2017 abbiamo sforato spesso i limiti di PM10 e, nonostante il traffico sia stato fermato parecchie volte, i risultati di un abbassamento dei livelli di smog si sono ottenuti soltanto grazie alle precipitazioni nevose e pluviali.
Per conformazione morfologica, Torino è circondata da montagne e distante dal mare e questa sua peculiarità fa sì che lo smog, accumulato in città, rimanga stagnante sul territorio fino a quando la pioggia non lo abbatte.
A nostro avviso, oltre ad imporre limiti e a mettere veti, la Commissione Europea che ci minaccia di multe in ogni occasione, si deve occupare diversamente della nostra città.
Non possiamo obbligare tutti i cittadini a lasciare il veicolo privato a casa o a cambiare auto a cuor leggero.
I limiti dei motori diesel sono recenti, queste auto sono ancora in vendita e molte delle famiglie che hanno fatto sacrifici per acquistarle non possono permettersi di cambiarle in una congiuntura economica che si presenta sempre più complessa.
Premesso che la soluzione ottimale prevederebbe l’utilizzo privilegiato di bici e di mezzi del traporto pubblico locale, dobbiamo, tuttavia, considerare il fatto che molte persone sono costrette dagli orari di lavoro o dalla mancanza di collegamenti ad utilizzare la propria auto per gli spostamenti.
In Europa dovrebbero pensare a finanziare la sostituzione delle vetture private desuete ed inquinanti, ma soprattutto dovrebbero prevedere quella dei vecchi mezzi di trasporto pubblico.
L’Italia ha il parco di bus più obsoleto d’Europa, con mezzi dall’età media di 12 anni, ma con molti esemplari che circolano anche da 30 anni. Se qusti mezzi venissero aggiornati a Euro 6 le emissioni di PM10 sarebbero abbattute dell’86%.
Non esiste una politica fatta di sole sanzioni e, specie per le politiche ambientali, servono fondi.
E’ importante sottolineare che, a fronte di richieste europee sempre più pressanti in materia di emergenza smog, richieste che, peraltro riguardano, oltre all’Italia, anche Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania e Slovacchia, il nostro Paese, nel corso degli anni, ha messo in campo un pacchetto di misure importanti. Innanzitutto il Piano antismog, siglato dalle Regioni della Valle Padana che fissa, tra l’altro, i parametri di intervento delle amministrazioni locali, stabilendo quando attuare i blocchi del traffico, quali categorie di veicoli coinvolgere e altre limitazioni, come ad esempio il divieto di attivare sistemi di riscaldamento a biomasse. Un’altra misura è rappresentata dal “decreto caldaiette” che mette in campo 900 milioni di euro per l’efficienza energetica delle caldaie, con incentivi fiscali fino al 65% della spesa per l’acquisto di quelle meno inquinanti. Sono state introdotte, inoltre, le linee guida sulle emissioni in campo agricolo. La Strategia Energetica nazionale prevederebbe, altresì, anche se al momento soltanto sulla carta, 5 milioni di auto elettriche nel 2030 e la chiusura delle centrali a carbone entro il 2025.
A fronte degli sforzi del nostro Paese per la riduzione di emissioni ci aspettiamo da Bruxelles incentivi e aiuti per permetterci di intensificare le politiche per il miglioramento della qualità dell’aria e non soltanto minacce di attivare procedure di infrazione.
Dal Comune di Torino, invece, attendiamo una convocazione rapida per evitare le “tarantelle” di questo inverno con blocchi ideologici e difformi tra i Comuni della Città Metropolitana. Se, per il momento, il piano anti smog risulta congelato, vogliamo, tuttavia ricordare all’Amministrazione Appendino che occorre agire tempestivamente per individuare una linea comune.

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