Tagliando 300 milioni sul TPL si rischia il medioevo con pesantissime ricadute ambientali.

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Con l’ormai quasi certo taglio di 300milioni di euro del Fondo Nazionale Trasporti previsto a seguito del DEF 2019, già approvato dal Consiglio dei Ministri e, al momento, all’esame del Parlamento si potrebbe mandare all’aria un sistema di trasporti che, almeno nell’area della Città Metropolitana di Torino si stava consolidando e cominciava a dare risultati in termini di maggior utilizzo del trasporto pubblico locale e di lotta all’inquinamento.
Sul territorio piemontese, questo ipotetico taglio è stimato attorno ai 29 milioni che, sommati ai circa 5 del taglio sul TPL relativo all’ultima finanziaria, arrivano a comporre una cifra significativa, impossibile da sostenere per Regione ed Enti Locali.
Nel concreto, infatti, con un simile taglio verrebbe completamente smantellato l’attuale sistema di mobilità mandando in fumo anni di lavoro volto ad incentivare gli spostamenti collettivi a scapito di quelli privato di auto e moto.
Con uno scenario simile, ci si vedrà costretti ad eliminare linee e chilometri o altri servizi, facendo scelte dolorose che certamente influiranno sulla qualità della vita dei cittadini.
Stando ai fatti, l’effetto potrebbe essere pesantissimo, qualcuno si dovrà assumere la responsabilità di questi passi indietro e dovrà trovare soluzioni ambientali alternative, perché se si vuole migliorare la qualità dell’aria e poi si taglia sul Trasporto Pubblico Locale, bisogna spiegare quali altri provvedimenti verranno finanziati per permettere ai nostri cittadini di respirare un’aria migliore.
I valori, ad oggi, sono in fase di miglioramento, analizzando infatti la concentrazione media del NO2 nel 2018 la riduzione rispetto al 2016 è del 12%, anche se, attestandosi a 43 mg/m3, comunque si è al di sopra dei limiti annuali.
Chi spiegherà che questi miglioramenti rischiano d’impantanarsi nella demagogia delle mance elettorali?

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