Raffaele Bianco
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Termovalorizzatore

Qualsiasi processo di riforma e di modernizzazione, nel momento in cui esprime “posizioni”, genera “opposizioni” e conflitti. Quando poi tale riforma viene attuata e comporta progetti, impianti, tecnologie nuove, trasformazioni nel modo di vivere, di produrre, di consumare (e anche di post-consumare), è normale che si radicalizzino opposizioni (spesso “conservatrici”, sintetizzabili nel “meglio non far nulla e se proprio è necessario si faccia lontano da me”).
Tali dinamiche sono presenti in tutti i conflitti sulle “modernizzazioni”: la linea ad alta capacità Torino-Lione, le discariche,  i termovalorizzatori, i gassificatori, e anche i depuratori, gli impianti energetici, le circonvallazioni, la raccolta differenziata, …

Un processo con dinamiche analoghe riguarda la realizzazione del termovalorizzatore della zona nord della Provincia di Torino, che sulla base di Piani e Programmi (del 1998), poi ribaditi da accordi ed intese nel 2004, dovrebbe essere collocato nel bacino 17 (Canavese – Eporediese).

IL PROGRAMMA PROVINCIALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI
Sono passati quasi 10 anni dall’inizio della programmazione di settore dei rifiuti (il primo Programma Provinciale è del 1998); nel 2004 sono stati verificati i risultati raggiunti e l’efficacia di queste politiche:
· è stato misurato lo scostamento tra i risultati della Raccolta .Differenziata attesi (al 2003 il 47%), ed effettivamente  raggiunti (il 25,1 %) e l’enorme aumento della produzione di rifiuti nello stesso periodo ( quasi il 25 % in più – da 427 kg/ab del 1998 ai 521 kg/ab nel 2003);
· è stato verificato il definitivo esaurimento dello spazio in discarica, con i reiterati ampliamenti è stata completata quasi tutta la capacità delle discariche esistenti – la discarica di Basse di Stura è diventato il mostro che è attualmente (25 milioni di tonnellate di rifiuti nel centro di Torino); la quota sommitale di Basse di Stura (una depressione naturale in riva alla Stura di Lanzo) è ora quella del Monte dei Cappuccini;
· è stato verificato che in 5 anni nessuno degli impianti previsti dal Piano è stato realizzato, a causa delle opposizioni locali ( e il Programma del 1998 prevedeva ben tre termovalorizzatori).

L’emergenza è oramai alle porte ed è da incoscienti “negare il problema”.

Per il periodo 2006-2011, a fronte di una raccolta differenziata che dalle stime del programma, dovrebbe raggiungere al 2011 il 52%, i quantitativi totali di rifiuti da smaltire in discarica ammontano a 4.534.727 tonnellate (di cui il 76,2% RSU; il 23,8 rifiuti speciali residuali dalla RD), corrispondenti ad una volumetria di discarica pari a 5.668.409 m3 .
Sul territorio della Provincia ci sono 7 discariche in esercizio destinate tutte ad esaurirsi tra il 2007 e il 2010: l’offerta di volume di discarica al 31 dicembre 2005 è pari a 3.213.000 m3
Pertanto, dal confronto tra domanda (5.668.409 m3) e offerta (3.213.000 m3) disponibile emerge come sia necessario, al fine di evitare l’emergenza (smaltimento fuori provincia e ulteriore aggravio dei costi di gestione), individuare nuovi spazi di discarica tali da garantire lo smaltimento di rifiuti nel periodo transitorio.

Autorevoli esperti denunciano che questi numeri possono essere “sottostimati”, e l’aumento dei rifiuti prodotti nel 2006 (+3 % – 30.000 tonnellate  in più) conferma purtroppo questa tesi.
La necessità complessiva di smaltimento finale al 2011, di rifiuti residui alla RD, è al 2005 di quasi un milione di tonnellate all’anno è, raggiungendo al 2011, il 52% di Raccolta Differenziatasarà comunque di quasi 700.000 tonnellate/anno;

Le diverse Istituzioni Pubbliche, (Regione Provincia, Comuni, ATO, Consorzi di Bacino) hanno deciso responsabilmente che non c’è più tempo  da perdere e occorre decidere e dare attuazione alle decisioni prese.

Il Programma Provinciale del 2005 (e la sua revisione 2006) è la risposta a queste esigenze ed impegna la Provincia, l’Autorità d’Ambito e tutte le istituzioni a:
§ investire sulla raccolta differenziata: la Provincia di Torino per effetto della politica condotta dalle istituzioni nell’ultimo biennio ha ottenuto la migliore performance in Italia di Raccolta Differenziata tra le province metropolitane superando al 31/12/06 il 40% di Raccolta Differenziata; l’impegno del Piano è continuare ad investire  per arrivare al 2011 a superare il 52%, migliorando i risultati quantitativi e qualitativi (riduzione degli scarti) e rendendola più efficace ed economica;
§ realizzare gli impianti necessari, rendendoli operativi con le migliori garanzie ambientali e al minor costo possibile per i cittadini; in particolare è stata definita l’urgenza della realizzazione dell’impianto del Gerbido, in corso di appalto, operativo nel 2011, che coprirà la necessità di Torino e della zona sud della Provincia per 421.000 tonn.  e  dell’impianto della zona Nord. Dimensionato per  274.000 tonnellate/anno che non hanno, ad oggi altra soluzione di “smaltimento”.

Oggi non scegliere per le istituzioni comporta delle pesanti responsabilità; qualora il risultato della “campagna del NO” produca rinvii, ritardi e quindi l’emergenza, le responsabilità non ricadranno in capo ai movimenti di opposizione, ma sempre in capo alle istituzioni.

 QUALI SONO EFFETTIVAMENTE I RISCHI PER LA SALUTEPER LA QUALITÀ DELLA VITA, PER IL VALORE DEGLI IMMOBILI?
Una delle possibilità per bloccare la scelta è scatenare un ampio movimento che blocchi la realizzazione dell’ impianto. Per fare questo il sistema più efficace è diffondere paura e incertezza tra la gente; la paura del nuovo e della tecnologia viene diffusa con facilità ; i riferimenti principali della “campagna della paura” sono “i rischi per la salute”, la qualità della vita, “gli effetti sulle generazioni future”, il  “deprezzamento del valore immobiliare”.

E’ per questo necessario dare risposta alle “tesi” espresse e ripetute dagli oppositori
1. Il sistema della Termovalorizzazione è oggi il sistema è il sistema industriale più efficace e sicuro per lo smaltimento dei rifiuti urbani e vede operativi in U.E.  più di 350 impianti (di cui 45  in Italia). In Germania, Austria, Olanda, Danimarca, Finlandia, Francia, Svizzera e ora anche in Portogallo, Spagna ed Inghilterra si sono realizzati impianti nuovi e nuovissimi (molti addirittura nei centri urbani). La Svizzera è oggi all’avanguardia ed ha eliminato completamente l’utilizzo di discarica per urbani.
Il numero degli impianti si è negli ultimi anni ridotto, al fine di  riorganizzare il sistema impiantistico, chiudendo gli impianti più piccoli, vecchi e tecnologicamente arretrati ed ampliando notevolmente i rimanenti; è infatti aumentata in Europa (e notevolmente) la loro capacità di trattamento e quindi la quantità di rifiuti incenerita e valorizzata energeticamente, riducendo il rischio ed il costo e senza danni per la salute.
2. Tutti gli impianti operativi in Europa, attraverso sensibili investimenti, sono stati adeguati alla nuova normativa europea (del 2000) con la realizzazione e la gestione di più complessi sistemi di trattamento fumi per abbattere gli inquinanti prodotti.
Nonostante i parametri di riferimento europeo siano i più restrittivi al mondo, i valori di emissione rilevati sui nuovi impianti sono sempre ben al di sotto dei limiti di legge sia per i contaminanti per i quali è previsto un rilevamento in continuo (ad es. CO, NOx, SOx, Hcl, HF) sia per quelli soggetti a rilevamenti periodici (mercurio, cadmio, piombo, diossine, IPA).
Per le diossine (PCDD/PCDF) i valori registrati sono sempre inferiori di almeno un ordine di grandezza al limite normativo (0,1 ng/m3) e lo stesso vale per mercurio, cadmio e piombo.
Per quanto riguarda la questione delle nanopolveri, molto recente e ancora controversa, secondo ricerche condotte a livello internazionale gli inceneritori di rifiuti contribuiscono in modo marginale all’emissione di nanopolveri in atmosfera.  Secondo ARPA – Reggio Emilia , dove esiste l’inceneritore di Cavazzoli, l’impianto contribuisce alla produzione complessiva di nanopolveri, ‘Per lo 0,5-1 per cento del totale. Il resto è prodotto per il 70 per cento dal traffico, per il 24 per cento dalle attività produttive e per il 5 per cento dagli impianti di riscaldamento.
In Italia, il dibattito ha avuto origine dal lavoro di due ricercatori modenesi: Antonietta Gatti e suo marito Stefano Montanari che sulla base di ricerche preliminari, hanno espresso la tesi che esse possano essere causa di patologie specifiche, identificate con il termine di nanopatologie. Non esistono al momento evidenze scientifiche sulla loro pericolosità tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha ancora espresso un giudizio ufficiale.
La stessa Dott. Gatti, intervenuta il 14 novembre 2006 a Ferrara nel Convegno “Polveri ultrafini e nanoparticelle”, ha confermato di non essere in grado di stabilire una correlazione diretta tra nanopolveri e patologie ammettendo che gli studi necessitano di ulteriori approfondimenti.
3. Il termovalorizzatore non è un impianto di produzione dell’energia ma produce “anche” energia. L’impianto ASM di Brescia consente di riscaldare tutta città con un bilancio ambientale ed energetico ampiamente positivo.
4. Gli scarti “inerti” (i residui di combustione), con le nuove tecnologie utilizzate sono sempre più contenuti (meno del 10%) e non sono rifiuti tossico nocivi.
5. Anche senza incentivi il termovalorizzatore è comunque molto più conveniente delle discariche. Mentre la discarica Basse di Stura ha un costo per abitante di circa 40 €/ab. (126 €/t), il Termovalorizzatore avrebbe un costo di circa 30 €/ab. (96 €/t) senza il contributo dei certificati verdi.. Con il riconoscimento dei certificati, l’impianto del Gerbido permetterebbe un ulteriore risparmio di 4-5 €/ab.
6. Il Programma Provinciale prevede che gli impatti e disagi ambientali generati dalla realizzazione di un impianto debbano essere valutati e compensati con interventi destinati a migliorare la qualità ambientale del territorio e la qualità di vita dei cittadini.
Questo principio non compensa danni ambientali  (che non esistono) ma consente a chi mette a disposizione il proprio territorio per impianti strategici di livello sovracomunale di migliorare l’offerta e la qualità ambientale del proprio territorio.
7. Al fine di minimizzare le interferenze con il traffico e la viabilità locale generate da un termovalorizzatore, nella fase di localizzazione dell’impianto si tiene in considerazione la possibilità di ripartire il traffico su più strade (autostrade, strade statali e provinciali in grado di assorbirlo) e la possibilità di utilizzo della ferrovia per il trasporto dei rifiuti verso l’impianto e delle scorie verso la discarica.
8. La localizzazione di un termovalorizzatore, che è un impianto industriale tra i meno inquinanti, avviene in aree industriali  (e/o in contiguità a tali aree); tale destinazione urbanistica determina il valore degli immobili presenti nelle immediate vicinanze dell’impianto; le esperienze italiane ed europee (Zurigo, Vienna , ) hanno accertato che è possibile, rendere ininfluente la possibile svalutazione del valore degli immobili a causa dell’insediamento di tali impianti..
ESISTONO “SOLUZIONI ALTERNATIVEAL TERMOVALORIZZATORE ?
Proverò ancora a dare qualche risposta alle tesi di chi propone opzioni “alternative”, idealmente condivisibili ma, a mio avviso oggi irrealizzabili:

1.  Si dice che “Non occorrono gli impianti perché con la raccolta differenziata in 3-5 anni si possono produrre meno rifiuti, li ricicleremo e recupereremo quasi tutto arrivando perlomeno al 70/80%;”
In Italia la Raccolta Differenziata ha raggiunto nel 2004 il 22,7% (nel 2003 era il 21,1 %); nello stesso periodo i rifiuti prodotti sono aumentati del 3,7% .
Il Programma Provinciale 2006 prevede al 2011 il raggiungimento del 52,1% di Raccolta Differenziata ed una riduzione del 3% dei Rifiuti Prodotti.
Queste previsioni sono già oggi giudicate da molti avventuristiche e questi obiettivi troppo ambiziosi; il raggiungere questi obiettivi farebbe della Provincia di Torino la provincia metropolitana con risultati migliori non solo in Italia (lo è già) , ma in Europa.
Lavorare per raggiungere i risultati previsti dal Programma e molto complesso e richiede una forte coesione istituzionale e il sostegno  della società civile e delle associazioni ambientaliste (per ora poco attive nel sostenere questa parte del Programma Provinciale).
I costi sono elevati ed esistono conflitti sociali rilevanti in molte parti della Provincia (soprattutto a Torino e nella sua Area Metropolitana) .
Le istituzioni (Provincia, ATO, Consorzi, Comuni ) stanno confrontandosi (senza grande aiuto delle associazioni ambientaliste) con molti e agguerriti comitati contro la raccolta domiciliare che chiedono “di tornare indietro” sulla Raccolta differenziata e sugli obiettivi del Programma Provinciale.
Pensare che sia possibile raggiungere in una Provincia metropolitana come quella di Torino i risultati  del 70/80 % e assolutamente irragionevole a meno di confondere i sogni con la realtà.

2.  Si sostiene che “Il residuo della Raccolta Differenziata può essere ulteriormente trattato (Trattamento Meccanico Biologico) e il prodotto di questo trattamento, ridotto ancora di volume, può senza problemi andare in discarica“
Il trattamento meccanico biologico riduce peso, volume, umidità del rifiuto, e determina materiali residui che devono essere avviati alla discarica o ad un termovalorizzatore.
Questi trattamenti  sono adatti a  bassi livelli di raccolta differenziata, soprattutto dove non sia raccolto in modo differenziato l’organico; la presenza di tali impianti diventa  un forte argomento per chi vuole limitare  la raccolta differenziata; Nel caso in cui sia fatta una raccolta differenziata “spinta” con  la raccolta dell’organico, ed il risultato sia superiore al 50%,  il rifiuto residuo”  è già molto secco (12, 13 MJ/kg ).
Il  trattamento di tale  residuo produrrebbe una irrisoria riduzione di volume (10-15 %)  a costi elevati  aggiuntivi (40-50 €/ton) non giustificabili.
Il “prodotto” del trattamento poi  non potrebbe andare in discarica perché incompatibile con la legislazione europea e nazionale. Il potere calorifico del materiale trattato non è compatibile con i criteri di ammissibilità in discarica previsti dal D. Lgs 36/2003 che introduce il divieto di smaltire in discarica rifiuti con PCI>13 MJ/kg.

3. Si sostiene ancora che “Il residuo del Trattamento Meccanico Biologico può essere smaltito in impianti di termovalorizzazione a basse temperature diverso da quelli scelti  dalla Provincia  quali  pirolitici-gassificatori-dissociatori molecolari”.
Per quel che riguarda le tecnologie “innovative” di termovalorizzazione dei rifiuti urbani (pirolisi e gassificazione) il numero di impianti  è oggi molto ridotto, le esperienze censite (mai su impianti dimensionalmente comparabili al fabbisogno di 274.000 tonn.)  sono solo estere e non esiste nessun impianto industriale operativo in Italia; le iniziative di Abbiategrasso e di Roma – aggiuntive a termovalorizzatori già realizzati o in corso di realizzazione -  sono ferme allo stadio di progetto e non trovano ancora attuazione.
Anche sugli impianti “esteri” non esistono oggi dati operativi affidabili e confrontabili .
Il Documento di Riferimento sulle Migliori Tecnologie Disponibili per l’Incenerimento di Rifiuti (2005) rileva che “al momento della redazione del documento, il rischio tecnologico addizionale associato all’adozione di gassificazione e pirolisi di rifiuti rimane significativamente maggiore di quello dei meglio conosciuti trattamenti termici di incenerimento. I rischi addizionali possono diminuire con una esperienza di mercato provata ed evidenza di affidabilità con i rifiuti comunemente alimentati all’impianto”.
Le considerazioni della commissione di esperti nominata dalla Provincia risultano quindi condivisibili: a fronte di una situazione di emergenza che richiede impianti industriali consolidati e pienamente funzionanti per una gestione industriale di 274.000 tonnellate a partire dal 2012, è irresponsabile  utilizzare tecnologie prototipali non ancora consolidate per affrontare e risolvere il problema dei rifiuti .
Se tale impianto non funzionasse o funzionasse parzialmente e quindi non risolvesse il problema di smaltimento per cui è stato realizzato (e pagato dai cittadini attraverso la tariffa) quali sono le giustificazioni che le istituzioni troverebbero se non quelle della dabbenaggine e dell’incoscienza.
Sia ben chiaro che queste considerazioni non rappresentano un giudizio sulla tecnologia della pirolisi e della gasssificazione (o tecniche miste come la dissociazione molecolare); ritengo sia necessario ricercare e sperimentare nuove tecnologie per lo smaltimento dei rifiuti. Ma tali attività, come viene fatto all’estero in Germania e in Giappone possono essere condotte una volta fuori dall’emergenza impiantistica, su dimensioni residuali .
PER CONCLUDERE
Ritengo che le considerazioni ed informazioni riportate siano il risultato di “esperienze consolidate” condivise da gran parte del mondo tecnico e scientifico anche se le voci e l’irrazionale funzionano meglio delle dimostrazioni scientifiche, osservate sempre con sospetto a meno che non confermino le stesse paure.
L’urlo e l’invettiva funziona sempre meglio del ragionamento ma non serve mai ad affrontare ed a risolvere i problemi.

Ed il problema c’è ed è enorme e non affrontarlo e risolverlo definitivamente  è molto rischioso:
· perché si è atteso ormai troppo nel trovare una soluzione definitiva alla gestione dei rifiuti
· perché corriamo davvero il rischio di entrare nell’emergenza (il modello Campania insegna) e abbiamo davanti oramai pochissimo tempo per evitarlo
· perché le istituzioni per fare il loro lavoro ed essere credibili devono  concertare, ascoltare, valutare, approfondire ma alla fine devono decidere ed assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.